Skip to main content

Ilva, Curia preoccupata dall’immunità penale: “Vorremo poterci fidare di chi produce”

Pubblicato | da Redazione

Non lascia sereni, infatti, il permanere dell’immunità penale, estesa ora a chi gestirà lo stabilimento.  Non offre motivo di tranquillità l’assenza di sanzioni pecuniarie nel caso di mancata osservanza delle prescrizioni nei termini previsti, come l’assenza di rassicurazioni in merito alle polveri diffuse, pericolose quanto le convogliate.  Vorremmo poterci fidare di chi produce…”

Passaggio nodale di un documento breve ma chiaro e ricco di spunti, in sintonia con stile comunicativo del vescovo Santoro. E’ stato redatto e diffuso da quella che di fatto è la commissione Ambiente della Curia tarantina, meglio nota al linguaggio canonico come “commissione per la custodia del creato”.

 

ECCO IL DOCUMENTO che porta la data dell’8 settembre

Commissione diocesana per la Custodia del Creato

Arcidiocesi di Taranto

Riflessioni in occasione della XIII Giornata nazionale per la Custodia del creato

Che cosa risponderemo agli uomini e alle donne che oggi sono bambini quando ci chiederanno conto dello stato di salute loro e del pianeta che gli avremo consegnato?

Papa Francesco nell’intera enciclica Laudato si’ interroga ciascuno degli abitanti del mondo su un quesito che a Taranto più che altrove necessita di una risposta chiara.

Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto la notizia dell’avvenuto passaggio dell’Ilva di Taranto al nuovo affittuario-promissario acquirente, notizia che da una parte libera lo scenario economico ed occupazionale dalle incertezze, ma dall’altra lascia immutato il timore che nulla possa cambiare sul piano della salvaguardia della salute e dell’ambiente.

Non lascia sereni, infatti, il permanere dell’immunità penale, estesa ora a chi gestirà lo stabilimento. Non offre motivo di tranquillità l’assenza di sanzioni pecuniarie nel caso di mancata osservanza delle prescrizioni nei termini previsti, come l’assenza di rassicurazioni in merito alle polveri diffuse, pericolose quanto le convogliate.  Vorremmo poterci fidare di chi produce e per questo chiediamo una sorveglianza vigile da parte degli enti preposti. Troppe giovani vite spezzate, troppo dolore inconsolabile ci circonda … non vorremmo certo continuare a registrare i tristi primati per i quali il nostro territorio è conosciuto nel mondo.

Dal punto di vista prettamente sanitario raccogliamo con preoccupazione le osservazioni di Ordine dei medici di Taranto, Isde Massafra, FIMP Taranto e TarantoRicercaFuturo in merito ai miglioramenti al piano ambientale proposti da Ancelor Mittal.

La Valutazione del Danno Sanitario secondo i criteri del decreto legge del 24 aprile 2013 non è motivo di rassicurazione per il fatto che vengono valutati i danni alla vita e alla salute già verificatisi a seguito dell’attività produttiva. Sarebbe auspicabile, invece, produrre in via preliminare una Valutazione di Impatto Sanitario.

Sbarazzare il campo da queste incertezze significherebbe rasserenare gli animi e riaprire quel dialogo tra istituzioni e cittadini che ha subito negli ultimi giorni una brusca battuta d’arresto.

Questo è il tempo prezioso della concretezza e del coraggio. La classe dirigente nazionale insieme a quella degli altri paesi del nostro pianeta a dicembre sarà impegnata in Polonia nella Conferenza internazionale COP24 che si occuperà ancora una volta del mutamento climatico. Taranto, simbolo di un obsoleto modello produttivo che sta “ammalando” il pianeta, diventa il luogo nel quale si gioca la credibilità di chi ha sottoscritto a Parigi nel 2015 impegni cogenti in materia di salvaguardia ambientale. A Katowice potrebbero essere proposte misure ancora più restrittive, con l’adozione di pratiche produttive meno impattanti sulla salute delle persone, ma tutti sappiamo che il sistema di leggi che regola il modello industriale italiano è decisamente arretrato rispetto a quelli di realtà non troppo distanti dalla nostra e che pure sono ritenuti non sufficienti a garantire la salute dei cittadini. Quello che auspichiamo per il nostro territorio è che finalmente “il progresso” giunga anche dalle nostre parti perché ci pare improbabile poter continuare a “chiudere le finestre” d’estate un po’ perché c’è vento, un po’ perché un temporale mette in crisi i processi produttivi, e non solo del comparto dell’acciaio.

A Taranto abbiamo ben compreso che «l’ambiente naturale non è una materia di cui disporre a piacimento» come ci ricorda al n. 4 nell’enciclica Caritas in veritate Papa Benedetto XVI, per cui chiediamo che la salute non sia subalterna alla produzione di beni pur essenziali per il nostro paese.

Uniti al nostro arcivescovo ci impegniamo ad essere costruttori attivi di speranza senza farci sconfiggere dalla rassegnazione o dalla rabbia, ma vogliamo continuare a lavorare intensamente, insieme a tutte forze positive del nostro territorio, «poiché sappiamo che le cose possono cambiare» (Laudato sì n. 13). Dipende solo da noi e dalle nostre scelte, dalla nostra voglia di custodire il bene più prezioso: la vita.