Piani Alti
Fico alla Camera, così di Maio silenzia gli ortodossi?
Classe 1974, già presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai. Laureato in Scienze della Comunicazione, è stato uno dei fondatori dei primi meet up di Beppe Grillo, a Napoli, nel 2005. Tour operator, impiegato in un call center, responsabile della comunicazione per un ristorante, importatore di tessuti dal Marocco, secondo le biografie sparse sul web. Insomma, uno di quei giorvani “stanchi del sistema” così tanto da investire il proproio tempo sul progetto del comico genovese.
Prima a sinistra, con il voto per Bassolino e per Rifondazione. Poi 5 Stelle. E’ il punto di riferimento dei cosiddetti ortodossi, dovrebbe rappresentare l’argine contro la destra crescente nel movimento, pronta ad allearsi con salvini secondo alcuni osservatori che già due mesi fa parlavano apertamente di “scontro interno” con Di Maio. Fico infatti non apprezza la nomina a capo politico di Luigi Di Maio e va allo scontro alla festa di Rimini, dove rifiuta di salire sul palco. Dopo un duro confronto torna nei ranghi. E pace fatta. La sua elezione alla Camera da un lato ne accresce il prestigio generale dall’altro ne depotenzia la carica interna, come ovvio che sia. Fico viene dal movimentismo. Da oggi è parte attiva di un compromesso politico-istituzionale.
«Vi garantisco che mai noi saremo alleati con la Lega anche dopo il voto: siamo geneticamente diversi» disse all’inizio del 2018…