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Figuraccia del MarTa, il popolo dei social insorge contro la mascotte per disabili

Pubblicato | da Redazione

Non è un bel momento per la direttrice del MarTa. Dopo il bando per addetto stampa ritirato a seguito dell’intervento di Ordine dei giornalisti e Associazione della stampa, Eva Degl’Innocenti è incappata in un altro scivolone. “Aiutaci a trovare il nome della nostra nuova mascotte per le attività didattiche rivolte ai disabili”, recita il post pubblicato sulla pagina Facebook del MarTa corredato dall’immagine di una talpa con gli occhialoni. L’iniziativa, però, non ha ottenuto i risultati auspicati. I suggerimenti sono arrivati, ma molte di più sono state le critiche.

Agli utenti del social network l’iniziativa è sembrata discriminante verso le persone con disabilità. E il popolo di Facebook non ha perso tempo per evidenziarlo. I commenti si sprecano, eccone una sintesi: “Pessima idea”, “perché non una mascotte per tutti i bambini senza distinzioni?”,  “una mascotte dedicata non mi entusiasma, crea distanza tra un noi e un loro”, “un marchio, seppur mascotte, è discriminante”,  “è veramente inaccettabile questa proposta”,  “così come descritta nel post la trovo una pessima iniziativa lontana anni luce dai progetti di inclusione sociale che dovrebbero tendere a superare la diversità”, “come insegnante rabbrividisco di fronte a questa iniziativa”,  “una talpa, un animale con un minorazione si è scelta come mascotte… ma stiamo scherzando”, “credo che questa iniziativa, a dir poco irragionevole, debba essere annullata. Il museo è una istituzione pubblica e a maggior ragione deve seguire le regole che sono alla base della nostra normativa”.

E alla fine Eva Degl’Innocenti è dovuta intervenire per “chiarire quello che può essere considerato esclusivamente come un malinteso sottolineando che il “Museo non ha mai assunto atteggiamenti discriminatori nei confronti dei diversamente abili, né – tanto meno – la campagna lanciata sulla pagina Facebook del MArTA era assolutamente da intendersi in tal senso. L’abbattimento delle barriere architettoniche – e soprattutto mentali – ha sempre contraddistinto la progettazione di tutte le esperienze proposte dal MArTA, ideate in misura coerente anche con gli specifici bisogni delle persone con disabilità, così come con le attitudini e specificità di ognuno di noi. Ciò in quanto inclusione, a nostro avviso, è proprio questo: progettare e realizzare laboratori e percorsi accessibili, opportunamente studiati”.

“L’integrazione delle persone con disabilità nella vita quotidiana – spiega Degl’Innocenti – rientra nel più ampio principio di
uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, è oggetto della Convenzione dei diritti delle persone con disabilità dell’ONU, che prevede all’art. 30 una specifica attenzione per il settore della vita culturale e per l’accesso delle persone con disabilità al patrimonio culturale, è tutelata dalla legge 104/92 (“Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”), ma prima ancora di essere mera applicazione delle normative vigenti è, per me e per tutti i Lavoratori ed i Collaboratori della struttura dalla scrivente diretta, l’esplicazione di una semplice e naturale volontà morale, personale. L’elencazione in questa sede di alcuni riferimenti normativi è stata inserita solo al doveroso fine di rispondere a chi ci ha accusato di aver addirittura violato la Legge chiedendo ai nostri utenti di individuare un nome evocativo della storia di Taranto (alla luce della forte identità che caratterizza il nostro Museo), cercando di coinvolgere – forse con ingenuità – quante più persone possibili nelle quotidiane attività del MArTA, di far partecipare tutti a tutto, per un simbolo, la talpa per l’appunto, di archeologia e scoperta (a livello internazionale, infatti, questo animaletto è affiancato agli archeologi militanti), e simbolo dalla forte connotazione filosofica con origine nell’”Amleto” di Shakespeare e recuperato da Hegel”.

La direttrice del museo Archeologico di Taranto aggiunge che “prevedere delle attività rivolte ai diversamente abili non è un reato, né giuridico né morale. In quasi tutte le istituzioni culturali italiane, pubbliche e private, sono organizzati dei laboratori appositi per diversamente abili, nel segno dell’inclusione, non dell’esclusione. Ed anche il MArTA da tempo attua progetti dedicati a persone con disabilità, di cui la mascotte vuole essere solo un qualcosa in più e non privare qualcuno di qualcosa, né tantomeno di diritti. E’ un profondo dispiacere notare che questa attività sia stata fraintesa e tradotta in termini che
assolutamente non le appartengono e si coglie l’occasione per evidenziare – ancora una volta – che il MArTA è il museo di tutti. Non è nostra intenzione “creare distanze”, non è nostra intenzione “distinguere”, non è nostra intenzione “alimentare differenze”, non è nostra intenzione ledere la dignità umana, nel cui pieno rispetto si svolge il nostro lavoro tutti i giorni.
Speriamo di riuscire quanto prima ad attuare percorsi di integrazione differenti, ancora più inclusivi, e senza barriere spaziali o sensoriali come da alcuni suggerito, ma purtroppo dobbiamo prendere atto anche dei limiti organizzativi ed economici che abbiamo – e che forse tanti non conoscono – e concentrare comunque le nostre forze su quello che possiamo fare, vale a dire una serie di attività che già proponiamo e che hanno incontrato l’approvazione e l’entusiasmo di tutti i partecipanti: laboratori multisensoriali, percorsi guidati altamente professionali, esperienze di vario tipo (anche tattili ed olfattive)”.

“I nostri visitatori con differenti abilità – prosegue il documento – sono stati coinvolti sin dall’inizio nella progettazione e
fruizione di un laboratorio didattico multisensoriale che, con percorsi, tecniche, argomenti e linguaggi adatti li potesse immergere fisicamente nel mondo del museo, purtroppo finora a loro precluso e per la cui preclusione nessuno si è mai scandalizzato. La realizzazione di laboratori ad uso specifico non è stata pensata né vissuta come un ghetto, al contrario, ha costituito un potenziamento basato sul confronto, sulla crescita etica e sociale collettiva, sulla riflessione e sulla condivisione.
La scelta non è di separazione, ma di inclusione: rendere tutti, a prescindere dalle proprie condizioni fisiche, sensoriali, culturali, ecc. partecipi del Museo e della storia ivi narrata. Non a caso il percorso e la stessa figura della mascotte sono stati oggetto di esperienze didattiche e di visite specifiche da parte di associazioni e centri dedicati istituzionalmente all’inclusione dei nostri visitatori con abilità non minori, ma semplicemente differenti dalle nostre. Lo spirito richiesto nel post, ovvero di avere possibilmente un riferimento al mondo della disabilità, non è assolutamente quello di indicare un deficit, ma al contrario, quello di volere considerare un di più: includere tutti e di suggerire a tutti un modo diverso di vedere il mondo, valorizzando la specificità e l’essere unico e irripetibile di tutti gli esseri umani”.