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Palazzo Santacroce apre ai bisognosi, l’appello del vescovo: tarantini unitevi… nella partecipazione

Pubblicato | da Redazione

“Il cantiere che apro è quello del sostegno, dell’opportunità data a tutti di fare del bene reale per dare sostanza alle parole proclamate e ai tanti buoni propositi. Occorre buona volontà e generosità per sostenere la mensa, il servizio di lavanderia i turni di notte. A tutti dal medico al pensionato, dai ragazzi dei gruppi parrocchiali alle associazioni di categoria, dalle istituzioni pubbliche alle fondazioni e associazioni private, chiedo di partecipare al cantiere dell’accoglienza, perché i poveri varcando il portone di palazzo Santacroce trovino una città finalmente unita e pacificata ad accoglierli”.

L’appello rappresenta uno dei passi salienti del discorso pronunciato stamane da don Filippo Santoro. Il vescovo di Taranto ha inaugurato il centro di accoglienza allestito dalla Curia, in Città Vecchia, riqualificando Palazzo Santacroce per metterlo al servizio della comunità solidale e bisognosa.

Ecco il testo integrale del discorso del vescovo.

 

“Saluti alle autorità civili e militari presenti.

Ringrazio mons. Emanuele Tagliente, Arcidiacono del Capitolo Metropolitano ed economo della nostra Diocesi per il grande impegno amministrativo e per la cura minuziosa dei lavori e dell’arredamento della centro. Ringrazio don Nino Borsci e la Caritas diocesana per l’impegno che oggi assume di gestire con cuore evangelico quest’opera. Ringrazio la ditta che ha operato il restauro e la ditta che ha arredato il centro.
Ringrazio tutti quelli che hanno contribuito con poco o con molto: le parrocchie, associazioni, movimenti, servizi, confraternite che si sono mobilitate non solo per le processioni pasquali. In particolare ringrazio i sacerdoti, molti dei quali hanno donato il salario di più di un mese. Nel messaggio per questa Giornata il Papa, parlando dei poveri, ci dice: “Amiamoli con i fatti”; questo centro di accoglienza notturna della nostra Diocesi, grazie a Dio, non è un discorso, è un fatto.
Il cuore generoso di Taranto e di tutta l Diocesi in questa come in altre occasioni si è manifestato.
Con tutte le criticità della nostra terra questa è un’opera che fa ben sperare. Taranto è capace di cose grandi e non annega dinanzi alle emergenze.

 

“Dalla parte dei poveri non si sbaglia mai”.

Nel mio primo messaggio di quaresima all’arcidiocesi di Taranto, lanciai questo slogan con piena convinzione, sapendo che il Signore continua ad ottemperare alla sua promessa: I poveri li avrete sempre con voi. In ascolto della Chiesa che la provvidenza mi ha chiamato a servire e guidare, seguivo con apprensione le vicende del centro notturno di accoglienza sito alla Croce, alle porte di Taranto, dato a noi in concessione dal comune, dove per anni abbiamo accolto i senza tetto ed una rete di volontari della Caritas riusciva con entusiasmo ed efficienza a dare testimonianza di fede e di carità. Per problemi logistici di diversa natura abbiamo dovuto cessare il servizio con vivo rammarico, soprattutto perché in questi ultimi anni abbiamo assistito alla crescita numerica dei poveri di Taranto, di coloro che anche di passaggio per la nostra città, dormono sulle panchine, nei portoni e nella stazione. Grazie al cielo, volontari coraggiosi di associazioni diocesane e laiche, non hanno mai fatto mancare il loro impegno, ma l’arcidiocesi deve provvedere necessariamente ad un centro attrezzato in maniera permanente.

 

Nel nostro primo pellegrinaggio diocesano a Loreto nel settembre del 2013 volli sollecitare l’arcidiocesi con queste parole:

«[..] Vorrei metter fine all’annosa questione del centro notturno per l’accoglienza dei senza tetto a Taranto realizzando un’opera diocesana indipendente, che non ci faccia più arrossire di fronte alla gente che dorme per strada. Questa deve essere un’attenzione di tutte le comunità parrocchiali e non solo di alcuni sacerdoti e laici che pur ringrazio per gli sforzi compiuti negli anni passati. Intorno a questo obiettivo lavoreremo particolarmente in quaresima, coinvolgendo parrocchie, associazioni, movimenti e anche le nostre confraternite, mettendo in campo le risorse spirituali e materiali».

Questo giorno ha le radici in quel giorno di Loreto ai piedi della Santa Casa di Nazareth, dove il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi, dando a tutti gli uomini la dignità dei figli di Dio e il diritto di un tetto, di un luogo dove trovare accoglienza e amore. Così è partita la gara di solidarietà e l’individuazione del luogo. Le proposte sono state tante. Tanti volevano optare per una situazione più agile, meno impegnativa, non centrale. Siccome la povertà è un problema centrale, è questione del cuore della nostra fede, l’idea che gemmasse questo centro direttamente dal Duomo millenario di San Cataldo luogo della cattedra del vescovo e dall’episcopio sua dimora e sede del fulcro dell’arcidiocesi con i suoi uffici, mi ha particolarmente persuaso. Tra l’altro in questo palazzo monsignor Benigno Papa, mio predecessore, qui presente, ebbe già l’intuizione di allocare gli uffici Caritas e le docce.

Il vento alzatosi successivamente del Giubileo della Misericordia e gli inviti incoraggianti di Papa Francesco mi hanno convinto a procedere con maggiore alacrità e fiducia nella provvidenza. Man mano che i lavori procedevano affiorava il pregio della struttura e tanti mi hanno suggerito di cambiare destinazione perché forse per i clochard non era idonea. Non ho avuto dubbi e mi sono detto che avremmo dovuto parlare in questa città di diritto alla bellezza, della quale tutti abbiamo bisogno. Oltretutto per noi cristiani la bellezza che cambia il mondo è l’amore di Cristo, donato ai fratelli gratuitamente ed oltre misura.

Ecco quindi palazzo Santacroce, una luce nelle notti, specie le più fredde, di questa città.

Questo luogo, in queste settimane ha visto il suo completamento, ma all’interno di esso voglio aprire un altro cantiere, cari amici, quello della responsabilità e di una società civile che riparte dai suoi poveri, sì, perché i poveri sono di tutti. Vorrei che qui noi scoprissimo l’ecumene della carità. È un’opera segno per la città di Taranto, dove ritrovare un tessuto che ci renda più solidali, luogo del quale possano sentirsi sostenitori i ragazzi, i giovani gli adulti, i credenti e i non credenti. È una possibilità concreta di dare un senso al nostro dirci uomini e donne. Il cantiere che apro è quello del sostegno, dell’opportunità data a tutti di fare del bene reale per dare sostanza alle parole proclamate e ai tanti buoni propositi. Occorre buona volontà e generosità per sostenere la mensa, il servizio di lavanderia i turni di notte. A tutti dal medico al pensionato, dai ragazzi dei gruppi parrocchiali alle associazioni di categoria, dalle istituzioni pubbliche alle fondazioni e associazioni private, chiedo di partecipare al cantiere dell’accoglienza, perché i poveri varcando il portone di palazzo Santacroce trovino una città finalmente unita e pacificata ad accoglierli.

Per questo desidero salutare e ringraziare tutti i volontari qui presenti a partire da un primo volontario, in rappresentanza di tutti, quale testimone di questo coinvolgimento della società civile il dottor Antonio Morelli già presidente del Tribunale di Taranto al quale ho chiesto di cominciare a tessere la rete degli amici del Centro. La città di Taranto, è il destinatario ed il responsabile naturale di quest’ opera insieme a tutta la nostra arcidiocesi.

 

Alle mani di Maria, Madre di Dio e Madre degli uomini, affido questo Centro di Accoglienza, così come invoco l’intercessione di San Cataldo vescovo, confessore e apostolo della carità, e dei santi tarantini San Francesco de Geronimo e Sant’Egidio. Così come oggi consegno all’amore dell’arcidiocesi e della città quest’opera nella prima Giornata Mondiale dei Poveri.

 

  • Filippo Santoro