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Porto, la dynasty dei Guacci alla conquista di Taranto. Ecco i piani di Southgate Europe Terminal

Pubblicato | da Michele Tursi

La proposta di Southgate Europe Terminal ha riacceso i riflettori sul porto di Taranto. Il consorzio, costituito da Zeta System Spa e Taranto Iniziative Produttive Srl ha chiesto l’utilizzo per trent’anni di una porzione del molo polisettoriale. Zeta System spa è una impresa di Matera, fondata nel 1992, opera nel settore della logistica e della distribuzione delle merci. Taranto iniziative produttive per la seconda volta tenta di approdare nel porto di Taranto, faceva parte infatti del Consorzio Ulisse (insieme a Ionian Shipping Consortium e Tecnomec Engineering Srl) che avanzò la sua candidatura, bocciata però dall’Autorità portuale.

L’Autorità di sistema portuale del Mar Jonio dovrà ora esaminare l’affidabilità di impresa del consorzio e valutare i contenuti della proposta sotto il profilo economico e dell’occupazione prevista. Nel caso dovessero pervenire altre offerte, sarà necessaria un’analisi comparativa, a meno che si tratti di iniziative che possono convivere sulla banchina. Con i lavori di consolidamento il terminal container conta oggi sulla disponibilità di 1500 metri lineari di banchina.

Sui progetti di Southgate Europe Terminal il presidente dell’Adsp Sergio Prete mantiene stretto riserbo, ma alcune notizie sui piani della società sono trapelate ad opera degli stessi vertici del consorzio presieduto da Guglielmo Guacci, figlio di Giuseppe e rampollo di una famiglia che sui porti meridionali ha costruito una carriera ed una discreta fortuna professionale, non senza qualche incidente di percorso. Dopo aver guidato l’Autorità portuale di Taranto, Giuseppe Guacci è passato a Gioia Tauro. Proprio in Calabria è incappato in una sentenza della Corte dei Conti che nel 2013 gli ha chiesto la restituzione di circa 200mila euro per incentivi che non gli spettavano. Ma questo non gli ha impedito di continuare ad essere uno dei manager del settore portuale più richiesti, fino a diventare vicepresidente nazionale di Assoporti e segretario generale a Civitavecchia.

Guglielmo Guacci, quindi, il mare e soprattutto le banchine portuali, le ha nel dna. Ha bruciato le tappe. Studi e formazione specifica nella logistica e nei trasporti lo hanno portato a diventare presidente del Consorzio che ha chiesto una concessione trentennale per il molo polisettoriale di Taranto. Ci aveva già provato con Taranto Iniziative Produttive (è l’amministratore delegato, ndr) uno dei partner del Consorzio Ulisse di cui faceva parte anche Ionian Shipping Consortium, all’epoca presieduto da Rinaldo Melucci che dopo l’elezione a sindaco di Taranto ha rinunciato a cariche e quote associative.

Guglielmo Guacci ha anticipato a Milano Finanza alcuni contenuti del piano industriale di Southgate Europe Terminal (SET). “La nostra istanza di concessione – ha dichiarato – riguarda un’area di piazzale pari a circa 350mila metri quadrati su un totale di un milione di metri quadrati su cui si estende tutto il Molo Polisettoriale mentre, per la parte di banchina, abbiamo chiesto oltre metà dell’accosto che è lungo in totale 1,8 chilometri. L’obiettivo è attirare traffici merci in container e merci varie. Le due aziende componenti la cordata sembrano avere tutte le carte in regola per avere successo in questo compito”.

Il presidente della SET spiega inoltre che “il terminal, secondo il nostro progetto, dovrà tornare a una vocazione polisettoriale e non a caso intendiamo rivolgerci a diverse tipologie di merci varie come rotabili, project cargo, apparecchiature, e altre. Oltre a ciò, puntiamo a riportare il porto di Taranto all’interno delle rotte internazionali dei traffici container, inizialmente cercando di attrarre i servizi feeder regionali perché il nostro obiettivo è quello di puntare sulla manipolazione e lavorazione delle merci. Tutto questo senza limitarci al semplice imbarco e sbarco ma cercando invece di cogliere le migliori opportunità di business anche per spedizionieri, doganalisti, trasportatori e per l’indotto in generale della zona”.

Ma non è tutto. “Gli azionisti di Southgate Europe Terminal – scrive MF – intendono anche sfruttare il più possibile l’intermodalità e per questo assicurano di avere già contatti avviati con imprese ferroviarie locali per studiare l’avvio di treni merci da e per il porto. Gli investimenti previsti in nuove attrezzature per il terminal, fra cui in particolare macchine di sollevamento da piazzale e gru di banchina, sono nell’ordine di diverse decine di milioni di euro e se la port autorithy riuscirà in tempi brevi ad assegnare la concessione richiesta, il nuovo terminalista si dice fiducioso di poter accogliere le prime navi già dalla prossima primavera garantendo occupazione a oltre cento dipendenti diretti quando l’attività sarà a regime. “La priorità per noi è partire nel più breve tempo possibile”, conclude Guacci che si dice comunque ottimista su un esito della procedura perché “la nostra richiesta è arrivata dopo mesi di confronto e collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale”.