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Se il calcio si nutre di memoria
Taranto oggi ricorda, oseremmo dire commemora, una partita storica. Una di quelle date che una comunità non dimentica, quasi le celebra per darsi coraggio e pensare che un tempo, sullo stesso campo che si chiamava (ahinoi) già Iacovone, il Milan veniva a far visita in B e ne prendeva tre.
Altro che Marcianise, Terracuso e Picerno. Con rispetto parlando per chiunque, da Taranto il pallone vero e’ passato e ha soggiornato per più di un decennio. Rotolando bene.
Mutti-Cassano-Mutti. Non c’e tifoso del Taranto che non conosca questa triplice alleanza di giornata: anche i più giovani hanno sentito di Cassano che con un dribbling colse di sorpresa un certo Baresj, quel Franco che tutti poi avrebbero amato per classe e personalità.
Il Taranto oggi galleggia tra D e speranza di Lega Pro. Tanti sacrifici, ricavi da pareggiare ai costi, incassi scarsi, squadra da costruire in fretta e cambiare in corsa. E non sai mai come va a finire, perché la D è un limbo senza criterio.
Ieri Genchi ha raddoppiato dopo il vantaggio di Ancora. Duemila paganti o poco più. Stesso campo di 35 anni fa. Un’ altra vita. Altro mondo. Altro pallone.
La maglia no. Quella è sempre la stessa. E tanto basta a chi sfoglia i ricordi, chiude gli occhi e sogna almeno un presenta stabile.
Il futuro è tutto da inventare.
(Foto gentilmente concessa da Aurelio Castellaneta)