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Piano ambientale Ilva, ecco quanto vuole spendere Arcelor Mittal per Taranto

Pubblicato | da Redazione

Il confronto tra sindacati e AmInvestCo sulla cessione dell’Ilva affronta le questioni legate al piano ambientale. La discussione è iniziata oggi nella sede del Ministero dello Sviluppo Economico, a Roma alla presenza del viceministro Teresa Bellanova. I rappresentati di Arcelor Mittal presenti all’incontro con Fim, Fiom, Uilm hanno evidenziato i risultati ottenuti dal Gruppo negli altri stabilimenti europei prima di illustrare il discusso piano ambientale di Ilva. L’azienda ha dichiarato di voler investire 1,15 miliardi, di cui 700 milioni nei primi 3 anni e altri 350 milioni nei 3 anni successivi. Prossimi appuntamenti il 27 novembre tra sindacati e commissari straordinari dell’Ilva sulle bonifiche. Il giorno dopo doppia tornata di incontri: mattina discussione sul piano industriale, pomeriggio sul piano ambientale.

A tal proposito la Fiom ha denunciato un atteggiamento poco trasparente da parte del Governo in relazione all’approvazione del piano ambientale. “La discussione – sostengono i metalmeccanici Cgil – sarebbe dovuta avvenire mediante la convocazione della conferenza di servizi prima dell’approvazione del DPCM del 29 settembre 2017 che ha di fatto decretato per legge le misure previste all’interno della nuova Autorizzazione integrata ambientale”. Secondo la Fiom, quindi, il piano di Aminvestco è “irricevibile in quanto non introduce innovazioni tecnologiche che modificano l’attuale ciclo integrale dello stabilimento di Taranto al fine di ottenere una fattiva riduzione delle problematiche ambientali”.

Arcelor Mittal ha chiuso la porte anche alla possibilità di utilizzare il cosiddetto preridotto. “A nostra specifica richiesta – spiegano la segreteria e le Rsu Ilva della Fiom – sull’introduzione di impianti di preriduzione, AM InvestCO ha risposto che il piano industriale non prevede l’utilizzo del Dri nonostante gli impegni presi con il governo in fase di aggiudicazione del bando. Riteniamo infatti che le problematiche ambientali e sanitarie non possono limitarsi ad una fittizia accelerata sulla copertura dei parchi minerali o ad un eventuale riduzione dei tempi delle prescrizioni previste dall’Aia”.

La Fiom, inoltre, ha ribadito il persistere dell’emergenza amianto all’interno dell’Ilva e ha chiesto al governo di ridurre i tempi previsti dal Dpcm per lo smaltimento di amianto. Ha sottolineato la necessità di istituire un tavolo tecnico specifico, con i Ministeri competenti, per garantire la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e per l’allontanamento dalle fonti di rischio degli stessi. Durante l’incontro la Fiom “ha consegnato al viceministro Bellanova e ai vertici di AM InvetsCO la Valutazione del Danno Sanitario elaborata da Arpa Puglia, dalle Asl delle aree a rischio ambientale e dall’AreS con il coordinamento di Arpa Puglia in conformità alla Legge Regionale n. 21 del 24/07/2012 con i criteri metodologici stabiliti dal Regolamento attuativo n. 145 del 05‐10‐2012, relativa alla valutazione del rischio cancerogeno inalatorio per le emissioni in atmosfera per lo scenario 2016” ed ha chiesto “al Governo, ai Ministeri competenti e alla Regione Puglia di verificare, attraverso la Valutazione del Danno Sanitario, che le prescrizioni previste dal DPCM del 29/09/2017 siano sufficienti a garantire la tutela della salute dei cittadini del territorio ionico e dei lavoratori, dell’ambiente e del territorio ionico già fortemente provato dall’impatto ambientale dell’Ilva di Taranto”.