Salute
Taranto sommersa dal mare come Atlantide. Allarme dell’Enea
La città vecchia potrebbe finire sott’acqua come la mitologica Atlantide. Le aree costiere intorno al Mar Piccolo nei prossimi anni potrebbero essere sommerse dal mare. E’ questo l’allarme lanciato dai ricercatori dell’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), in uno studio sui cambiamenti climatici pubblicato su Nature Scientific Reports.
Il bacino interno che bagna Taranto è inserito in un elenco che comprende 33 aree costiere italiane ad alta vulnerabilità. Il rischio di inondazione riguarda migliaia di ettari di territorio: la laguna di Venezia, il delta del Po, il Golfo di Cagliari e quello di Oristano, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani e la Piana di Catania. Secondo gli studiosi dell’Enea “una sistematica attività di monitoraggio con mareografi e satelliti ed un’attenta programmazione delle attività antropiche che insistono sulle coste potrebbero essere di grande aiuto per prepararsi agli scenari futuri”. Scenari che per Taranto potrebbero essere catastrofici. La parte bassa della città vecchia (via Garibaldi), si trova praticamente al livello del mare. I danni sarebbero incalcolabili.
Dallo stesso studio dell’Enea emerge che l’Italia sarà soggetta ad un incremento della frequenza degli eventi estremi, come ad esempio alluvioni nella stagione invernale e periodi prolungati di siccità, incendi, ondate di calore e scarsità di risorse idriche nei mesi estivi. Il clima del Sud Italia rischia di diventare quello tipico del Nord Africa, con estati ed inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana. Se il Sud Italia rischia di avere un clima nordafricano, il Nord Europa tenderà a “mediterraneizzarsi”, in particolare Europa nord-occidentale, Gran Bretagna e Scandinavia avranno estati molto più secche ed inverni più piovosi rispetto ad oggi.
L’allarme dell’Enea non va sottovalutato. Anzi, sarebbe opportuno che il commissario per le bonifiche Vera Corbelli, la Protezione Civile regionale e l’Ufficio per la mitigazione del rischio idrogeologico della Puglia avviassero da subito azioni di controllo e monitoraggio con il supporto dell’istituto Thalassografico, validissima struttura scientifica tarantina controllata dal Cnr. In parallelo occorre tenere sotto controllo le attività antropiche: nuovi insediamenti civili, opifici, attività produttive.
Per Taranto all’inquinamento atmosferico, del suolo e del mare, si aggiunge un nuovo pericolo: siamo con l’acqua fino al collo!