Copertina, Sul Pezzo
Taranto, immancabile coro di proteste sull’Ilva. Ma dei 4mila esuberi si sapeva da giugno
Si ripete, immancabile, come un rito collettivo, tardivo e per certi versi stucchevole. Si alza forte il coro di proteste contro i circa 4000 esuberi annunciati da Am Invest Co Italia, la cordata composta da Arcelor Mittal e Marcegaglia, cui il Governo ha venduto l’Ilva, la più grande e importante industria siderurgica tricolore. Da Taranto a Genova, passando per Roma, lo Stivale è scosso da sussulti di indignazione. Eppure, da tempo erano noti i piani di Am InvestCo.
Il 16 giugno 2017 i commissari di Ilva in Amministrazione straordinaria ed i rappresentati di Am InvestCo, raggiungono l’accordo per il contratto di vendita e dicono già tutto. I nuovi proprietari parlano espressamente dell’utilizzo di 10mila unità lavorative nella produzione a fronte delle 14.220 attualmente in attività e i commissari ipotizzano la collocazione degli esuberi nella bad company che si occuperà delle attività di bonifica. Se poi riavvolgiamo il nastro fino al ’95 e dintorni, ricorderemo che anche quando i Riva rilevarono l’Ilva dallo Stato, ci furono miglia di “novazioni” con la perdita di molti livelli contrattuali. E, a quel tempo, non c’era il jobs act.
A proposito di jobs act e partiti di Governo, incredibilmente (o forse, no), nella categoria indignati e sorpresi per le decisioni di Am InvestCo figurano anche i rappresentati di quelle forze politiche che questa operazione l’hanno concepita, voluta e sostenuta. Memoria corta? Visto che parliamo dell’Ilva, più probabile che si tratti di… fumo. Non vorremmo essere fraintesi, non ci piace quanto sta accadendo intorno all’Ilva e non da adesso. E non ci piace nemmeno il coro fine a se stesso. Ora che sapete come la pensiamo, vi proponiamo di seguito, note stampa e comunicati sugli esuberi Ilva, si chiama dovere di cronaca. Siccome si tratta di un vero fiume di inchiostro che inonda la mail della nostra redazione, sicuramente, qualcuno ci sfuggirà. Vi assicuriamo che non lo facciamo apposta. A questo elenco manca l’intervento del sindaco di Taranto, perchè lo abbiamo già pubblicato. Per chi se lo fosse perso, ecco il link. Iniziamo con l’arcivescovo di Taranto, non per obblighi o vocazione confessionale, ma perchè è l’unico non-politico. O no?
ARCIVESCOVO FILIPPO SANTORO – Sono preoccupanti le notizie che mi giungono in merito al passaggio di proprietà di Ilva, faccio mie le ansie dei lavoratori e della città tutta. Il momento richiede fermezza nel perseguire innanzi tutto la salvaguardia del lavoro, della salute e dell’ambiente così come abbiamo ripetuto ogni qual volta ne abbiamo avuto occasione. Se da un lato le dichiarazioni dei ministri ci invitano alla fiducia, faccio mia la voce dei tarantini che non possono accontentarsi di rassicurazioni generiche: al Governo chiediamo impegni sottoscritti con le parti che garantiscano la piena occupazione e il rispetto dei diritti acquisiti degli operai. Attendiamo, pertanto, rassicurazioni ufficiali. Lo spesso dicasi per il calendario delle prescrizioni ambientali. Un solo giorno di ritardo nell’applicazione dell’Aia è un giorno in più di oltraggio all’ambiente, un giorno in meno di salute per i tarantini. Oggi ce lo ricorda il vento da Nord che li obbliga a restare in casa, a chiudere le finestre, ad aver paura di respirare. Non possiamo essere tranquilli. Per questi motivi esprimo la mia vicinanza ai lavoratori del siderurgico che hanno indetto per lunedì 9 lo sciopero. Taranto, per troppo tempo divisa, lacerata, deve trovare lo slancio per far sentire forte la propria voce in un momento così cruciale della sua storia.
MINO BORRACCINO (CONS. REG. S.I.) – Riecheggiano ancora le parole rassicuranti dell’ex premier Renzi e del vice ministro Bellanova: “nessun lavoratore Ilva sarà toccato”! Adesso arriva l’amara verità. -3.311 operai in esubero a Taranto, con la promessa di una futura assunzione in una società esterna, legata al gruppo, che dovrebbe occuparsi di opere di ambientalizzazione; per chi non sarà dichiarato in esubero invece: licenziamenti e assunzioni col Job’s act, costringendo i lavoratori a perdere anzianità, scatti stipendiali e diritti acquisiti; del piano di ambientalizzazione non si sa nulla, se non che i nuovi acquirenti hanno espressamente chiesto allo Stato proroghe e ulteriore tempo per rispondere alle necessità ambientali della città di Taranto. Sinistra Italiana, da anni chiede la statalizzazione dell’acciaieria, poiché se l’Ilva, così come affermato dagli ultimi 4 Governi (Monti, Letta, Renzi e Gentiloni) è strategica per il sistema manifatturiero italiano, ciò vuol dire che lo Stato deve farsi carico delle necessarie opere di bonifica degli impianti e della tutela dei livelli occupazionali, attraverso il controllo diretto della fabbrica. L’aspetto invece più sconvolgente è che questo piano “lacrime e sangue” avvenga sotto gli occhi del Governo che non ha speso una parola e continua a non dire nulla, né sul destino dei lavoratori, né sulle condizioni della fabbrica, né sulla compatibilità fra fabbrica e città. Un disastro cui bisogna rispondere in maniera dura e netta. Ora il Governo blocchi l’accordo con Mittal e lasci l’azienda e i lavoratori sotto l’amministrazione controllata.
GIAMPAOLO VIETRI (CONS. COMUNALE F.I.) – La notizia che la nuova proprietà del siderurgico voglia mettere in esubero migliaia di lavoratori e riassumere i restanti con le regole del jobs act deve spingere il territorio tutto ad una forte vertenza unitaria come auspicato dai lavoratori. Dopo che i governi dal 2012 ad oggi hanno prospettato l’ambientalizzazione dello stabilimento e la salvaguardia di tutti i lavoratori, tale epilogo fa emergere su tale questione il totale fallimento dello stato. Dall’allungamento dei tempi per il rispetto dell’autorizzazione integrata ambientale concesso agli acquirenti, decisione che attenta ulteriormente alla salute dei cittadini, al mancato pagamento dei debiti pregressi alle aziende dell’appalto che sono allo stremo, fino al proposto piano di licenziamenti dimostrano come tutti gli impegni con il territorio siano stati disattesi e che la città è stata truffata dalle istituzioni! Pertanto, come gruppo consiliare di Forza Italia al Comune, chiediamo formalmente la convocazione di un consiglio comunale urgente sull’argomento che sia aperto, visto il rilevante interesse pubblico e territoriale, ai parlamentari ionici, al presidente della Regione, ai consiglieri regionali, ai commissari Ilva, alle rappresentanze datoriali e dei lavoratori, ai presidenti regionali dei partiti ed ai presidenti delle commissioni Attività produttive e Lavoro di Camera e Senato. Non ci può essere alcuna trattativa se si intende discutere di licenziamenti; Taranto rivendichi i diritti, al lavoro ed alla salute, che finora ripetutamente le sono stati promessi.
GIANNI LIVIANO (CONS. REG. EMILIANO SINDACO DI PUGLIA) – Un Consiglio regionale monotematico da tenere a Taranto e, perché no, proprio davanti alle portinerie Ilva. Un gesto segno che dia il senso della vicinanza della Regione ai problemi occupazionali tarantine. Ma deve essere un Consiglio che esplori la vicenda Ilva in tutte le sue sfaccettature e che produca atti concreti, provvedimenti da mettere, poi, sul tavolo del governo per far capire che non si possono prendere decisioni sulla testa delle istituzioni cittadine e regionali e, soprattutto, su quelle dei lavoratori e di una città che continua a pagare dazi troppo alti. Produrre atti concreti perché di fronte a circa cinquemila esuberi e ad un piano ambientale, quello presentato da Am Investco, che ha riscosso critiche da tutti, nessuno escluso, e di cui non è dato ancora sapere se le osservazioni che le associazioni ambientaliste e le istituzioni siano state tenute in debita considerazione e, di fatto, utilizzate per ricalibrare il piano stesso, non si può essere passivi. Non possiamo permetterci il lusso di lasciare il passo alla politica parolaia. La politica dei fatti, invece, deve cominciare a manifestarsi e a far sentire la sua voce. Magari, per quanto riguarda la Regione Puglia, mediante percorsi di formazione per i lavoratori che saranno considerati esuberi, aiuto a start up di attività imprenditoriali, incentivi all’esodo volontario. A lanciare la proposta è il consigliere regionale Gianni Liviano che, nel chiamare in causa la Regione per quanto di sua competenza richiama quanto previsto nella Legge regionale speciale per Taranto, di cui è il coordinatore del tavolo tecnico, che aveva già ipotizzato l’emergenza che sarebbe scoppiata in conseguenza dell’espulsione dal ciclo produttivo di un numero cospicuo di lavoratori.
Infatti, che ci fosse all’orizzonte lo spettro degli esuberi “non possiamo certamente considerarlo una novità”, aggiunge Liviano. “Della possibilità di esuberi consistenti, infatti, se ne parlava già prima che il governo propendesse per l’affitto del ramo d’azienda alla cordata ArcelorMittal – fa presente Liviano – per cui non mi sembra il caso, adesso, di parlare di fulmine a ciel sereno. Già in tempi non sospetti c’erano indicatori che andavano verso quella direzione, a cominciare dagli allarmi lanciati dell’Ocse. Adesso, però, non è il momento delle lacrime di coccodrillo ma quello di rimboccarsi le maniche”.
Ai lavoratori Ilva, che lunedì si riuniranno in assemblea permanente e che incroceranno le braccia per ventiquattro ore, “va la mia solidarietà e vicinanza e già da ora do la mia adesione ai loro cortei” così come “mi sento vicino alle ditte dell’indotto che rischiano di essere cancellate via senza colpo ferire. Ora, però, bisogna tornare ad essere incisivi, se mai lo siamo stati, e non accontentarsi delle parole del sottosegretario Bellanova che continua a ripetere che nessun lavoratore sarà lasciato per strada e che nessun posto di lavoro andrà perso. È vero – prosegue Liviano – che Am Investco parla di diecimila assunzioni ma sono obiettivi che saranno raggiunti nel lungo periodo. Adesso c’è il contigente da governare e occorre farlo con atti risolutivi della vicenda. Attendiamo, inoltre, di sapere, – conclude – le determinazioni cui giungerà la commissione Antitrust dell’Unione europea. Decisioni delle quali non si potrà non tenere conto. Ma quello che più auspico è che la città non si divida ma sia solidale e una cosa sola con i lavoratori”.
MICHELE MAZZARANO (ASS. REG. PD) – Esprimo preoccupazione per le ultime notizie diffuse in queste ore sul negoziato in corso al Mise tra Am Investco Italy ed i rappresentanti dei lavoratori dell’Ilva di Taranto. Notizie che la Regione apprende esclusivamente dalla stampa, perché voglio ricordare che non siamo mai stati convocati al tavolo Mise su Ilva. Un’anomalia che va sanata”. Lo ha dichiarato l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Michele Mazzarano, a seguito della comunicazione di circa 4.000 esuberi che la società aggiudicataria dell’Ilva ha fatto ai sindacati, e della successiva notizia dello sciopero di 24 ore proclamato per lunedì prossimo. “La Regione Puglia aveva espresso fin dall’avvio delle procedure di vendita del siderurgico – ha continuato l’assessore – tutte le perplessità sulla scelta della proposta di Am Investco Italy, dal punto di vista del piano industriale, della tutela dell’ambiente, dell’assenza di un piano di decarbonizzazione, della conformità ai parametri europei dell’antitrust e ovviamente della salvaguardia della piena occupazione nel medio e lungo periodo. Perplessità inascoltate e che gli attuali avvenimenti sembrano purtroppo confermare. Mi auguro che il governo possa esercitare in questa fase delicata delle trattative sindacali l’importante ruolo di mediazione necessario per salvaguardare la piena occupazione dei lavoratori dell’Ilva di Taranto. “La Regione Puglia ovviamente segue la vicenda al fianco dei lavoratori e delle loro famiglie – ha concluso Mazzarano – affinché neppure un posto di lavoro venga perso”.
ON. DONATELLA DURANTI (MDP) – Siamo al dunque. Dopo anni di mancati interventi, di sottovalutazioni gravissime e di tentativi di prendere tempo, la vicenda Ilva arriva al traguardo nel peggiore dei modi. Avrei voluto essere smentita ma, purtroppo, lo avevo detto in occasione di ogni decreto Ilva: il Governo è andato assumendo decisioni contrarie a quello che sarebbe servito. Inoltre, dal primo momento si era capito che la cessione a Mittal e Marcegaglia sarebbe stato un imponente regalo senza alcuna contropartita né sul versante dell’occupazione, né su quello della salvaguardia della salute e dell’ambiente. Siamo al capolinea. Alla vigilia dell’incontro con le oo.ss., le società hanno reso noto le loro intenzioni sul personale, confermando le riduzioni e i tagli ed esplicitando le condizioni capestro, che rimandano all’odioso jobs act per i lavoratori che transiteranno dall’attuale gestione commissariale.
Condizioni di favore per Mittal e Marcegaglia che avranno la possibilità di gestire il personale secondo i propri piani e convenienze ma – lo voglio ricordare con forza – il percorso di cessione prevede che il positivo esito della trattativa sindacale sia adempimento fondamentale per la chiusura dello stesso. Il Governo non potrà e non dovrà sottrarsi.
Il piano ambientale proposto dalle società è peggiorativo persino di quello del 2014 con l’allungamento dei tempi per gli interventi più necessari e di maggiore impatto sanitario ed ambientale, eppure il Governo ha emanato il DPCM senza assumere le osservazioni puntuali del Comune, dei sindacati e delle associazioni. Nonostante i ripetuti allarmi delle imprese dell’appalto Ilva, nessuna garanzia e’ stata mantenuta con ricadute pesantissime su quelle aziende e sui loro lavoratori.
Credo che ci troviamo di fronte ad una vera e propria provocazione da parte della cordata AM INVESTCO ITALY e ad una grave irresponsabilità del Governo. Per l’ennesima volta i sindacati ed i lavoratori hanno deciso di opporsi con determinazione e forza per dare una risposta a scelte inaccettabili – anche se purtroppo prevedibili – con lo sciopero di lunedì. Ma non è possibile che siano da soli, tutti devono prendere parole e schierarsi, dire con chiarezza che non può finire in questo modo e che non ci si può accontentare delle rassicurazioni dei vari rappresentanti del Governo. Serve fermare tutto dopo anni di prese in giro e di false promesse, serve invertire immediatamente la rotta prima che il tempo a disposizione scada definitivamente.
RENATO PERRINI (CONS. REG. DIT) – La catastrofe è servita. La Am InvestCo (ArcelorMittal e Marcecaglia) che ha rilevato l’Ilva ha preparato un piano di rilancio che prevede il taglio di 4000 lavoratori, attestando a circa 10mila il numero di chi verrà riconfermato. I lavoratori che verranno assunti ex novo, saranno selezionati previa accettazione delle condizioni imposte dall’aziende, con sottoscrizione di verbale di conciliazione tombale. E questo è il ben servito ai lavoratori diretti. Già, perché l’appalto non se la passa affatto meglio; parliamo infatti di circa 6 mila lavorati delle ditte dell’indotto, aziende che oramai ricevono solo “paghette” dalla gestione commissariale Ilva, quando accade, e che hanno accumulato ritardi di almeno 180 giorni sulle fatture. In pratica mezzo anno di mancati pagamenti. In tutto questo le Banche rifiutano ogni interlocuzione ma le tasse devono essere pagate perché per loro nessuna forma di tutela è stata attivata. E’ piuttosto chiaro che se le aziende entrano in crisi, chi ne subisce le conseguenze sono i lavoratori e le loro famiglie. Nessuno sembra aver compreso che qui non si tratta di salvare solo le imprese ma anche e soprattutto i dipendenti il cui rischio licenziamento è dietro l’angolo. Insomma siamo vicini al baratro. Se non mi stupisce l’atteggiamento del Governo, che sembra aver totalmente sottovalutato l’aspetto occupazionale, tranne lanciare qualche comunicato propagandistico (non che l’aspetto ambientale sia stato mai definito con chiarezza), ciò che più di ogni cosa mi fa pensare è l’assenza, o il silenzio chiamiamolo come vogliamo, della Regione Puglia. Dov’è? Che dice? Che posizione prende? E se anche parla come si attiva per fare un pressing istituzionale energico e incisivo? La settimana prossima depositerò un’interrogazione diretta al Presidente Michele Emiliano, mi sembra che sia arrivato il momento di affrontare queste questioni in aula guardandoci negli occhi. Lo chiede la città di Taranto, lo chiedono le migliaia di lavoratori del siderurgico.
FRANCESCO NEVOLI, MASSIMO BATTISTA (M5S COMUNE TA) – 3.200 esuberi a Taranto (su 10.800 lavoratori), ecco il piano occupazionale di AM InvestCo, la nuova proprietà dell’Ilva. 4.000 esuberi totali con lo stabilimento di Taranto che passerebbe a 7.600 tra operai, quadri e impiegati. Lo avevamo detto, Mittal e Marcegaglia avrebbero acquisito solo quote di mercato qui, per questo l’unica soluzione per salvare il lavoro, tutelare la salute e il territorio e far ripartire Taranto è un Accordo di Programma, sull’esempio normativo di quello di Genova, per la chiusura di tutte le fonti inquinanti, bonifica, decontaminazione con la forza lavoro attualmente presente in Ilva e riconversione economica. Continua il ricatto occupazionale, continua il ricatto salute/lavoro per Taranto e noi non possiamo più accettarlo. Il M5S continua a lavorare a ogni livello perché riconvertire si può.
LUCA CONTRARIO (PARTECIPAZ. E’ CAMBIAMENTO) – Sono 9.930 i dipendenti del Gruppo Ilva che la cordata Am InvestCo intende impiegare per il rilancio del gruppo siderurgico. Questo significa che gli esuberi saranno 4.000 circa. A rendere la situazione ancora più intollerabile è la notizia che i lavoratori riassunti dai nuovi proprietari ILVA, lo faranno con contratti a tutele crescenti (jobs act) perdendo anzianità e diritti acquisiti. Insomma, 4.000 licenziamenti da un lato e precarizzazione e peggioramento delle condizioni economiche per i lavoratori che rimangono.
Come “Partecipazione è cambiamento” non possiamo inoltre non sottolineare che tale quadro occupazionale disastroso si affianca ad un Piano ambientale del tutto insufficiente e ad un forte allungamento dei tempi di realizzazione delle prescrizioni previste nella precedente A.I.A. Chiaramente tutto questo in assenza di controlli circa quello che accade oggi in ILVA (nel corso dell’anno 2017 non sono state effettuate le ispezioni trimestrali Ispra/Arpa come previste da calendario pubblicato
sul sito del Ministero dell’Ambiente) e soprattutto mentre permangono sia i pericoli relativamente alla sicurezza dei lavoratori, che una situazione drammatica dal punto di vista ambientale e sanitario sul nostro territorio con un preoccupante aumento di patologie neoplastiche e di mortalità.
Un capolavoro al quale si è arrivati grazie alla miopia di una classe dirigente locale, incapace di rivendicare un serio piano di riconversione che avrebbe garantito bonifiche e rilancio del nostro territorio senza perdita di posti di lavoro. E soprattutto un capolavoro al quale siamo arrivati grazie alla scelta del Governo a guida PD che ha privilegiato da sempre gli interessi dei creditori e delle banche tradendo il diritto alla salute dei cittadini di Taranto e dei lavoratori dell’Ilva. Permetteteci inoltre di far notare anche come le parole del Ministro De Vincenti, che rassicurano circa il fatto che i 4.000 esuberi saranno impiegati per le attività di bonifica e risanamento ambientale, appaiono prive di fondamento e poco credibili. La solita dichiarazione di facciata. Infatti Taranto è stata dichiarata dal 2012 “area in situazione di crisi industriale complessa”. Dichiarazione che comporterebbe l’accesso ad importanti fondi nazionali ed europei per la formazione di professionalità da impiegare nelle attività di bonifica e riconversione. Opportunità che non è stata mai sfruttata precludendo la possibilità di riqualificare migliaia di operai e, di fatto, smentendo le parole del Ministro.
Alla luce di tutto questo appare quindi evidente il fallimento di un modello di sviluppo che vede Taranto come città a vocazione industriale, ed altrettanto evidente il fallimento della classe politica che ha governato e governa a tutti i livelli senza tutelare diritti ed interessi del nostro territorio. Sulla visione futura della città, inoltre, sarebbe opportuno capire quali sono le idee del nuovo sindaco Melucci e della sua giunta. Ad oggi non pervenute. Come “Partecipazione è cambiamento” pensiamo invece che davvero non sia più possibile perdere ulteriore tempo: si smetta di evocare irrealizzabili investimenti finalizzati al risanamento di uno stabilimento obsoleto e non a norma e si lavori per un piano di investimenti per il risanamento del territorio e della sua riconversione economica. Non si svenda la nostra città, il lavoro e la salute agli interessi del profitto di un privato per un tozzo di pane.
PAOLO CASTRONUOVO (PSI) – Il Partito Socialista Italiano di Taranto esprime vicinanza e solidarietà ai lavoratori dell’Ilva di Taranto impegnati in una difficile vertenza per il mantenimento dei livelli occupazionali e dei diritti conquistati negli anni.
Come comunità ionica non possiamo permetterci di perdere reddito e posti di lavoro in un’area già martoriata economicamente e dal punto di vista ambientale. Il Partito Socialista si impegna ad attivare le proprie strutture nazionali affinché la vertenza abbia la conclusione auspicata dai lavoratori.