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Taranto, foresta urbana e rigenerazione. Tamburi attende da 15 anni

Pubblicato | da Michele Tursi

La prima a provarci fu il sindaco Rossana Di Bello. Poi dieci anni di Stefàno sono trascorsi invano. Ora ci tenta Rinaldo Melucci, ancora fresco di elezione. Il primo cittadino ha incontrato a Bari l’assessore Anna Maria Curcuruto e Vincenzo de Candia di Arca per firmare il protocollo di intesa tra Regione Puglia, Comune di Taranto e Arca jonica che prevede l’attuazione di interventi coordinati per la rigenerazione urbana del quartiere Tamburi.

Tutto cominciò nei primi anni Duemila: la Regione Puglia rimise in circolo 56 milioni di euro stanziati dal Cipe nel 2002. Era il tempo dei gloriosi “atti d’intesa”, quelli che la procura di Taranto in Ambiente svenduto definisce colossali prese in giro con i quali il Gruppo Riva si impegnava ad attuare con comode dilazioni temporali, interventi che avrebbe dovuto già realizzare negli anni precedenti. Un autentico capolavoro possibile grazie alla fitta ed estesa rete di contatti politico-istituzionali di cui beneficiava la famiglia Riva.

Il primo tentativo, però, naufraga perchè il progetto della foresta urbana assume connotati troppo prossimi a quelli di un piano di edilizia residenziale pubblica. Nel frattempo Vendola succede a Fitto e Stefàno alla Di Bello. Il Comune di Taranto ci riprova con un progetto che oltre alla foresta urbana prevede, l’abbattimento e la ricostruzione delle case parcheggio e di quelle a ridosso delle “collinette ecologiche” (distano qualche centinaio di metri in linea d’aria dai colossali parchi minerali dell’Ilva). Vengono inserite anche la costruzione del nuovo mercato rionale e la realizzazione di interventi sul water front di Tamburi che affaccia sul Mar Piccolo. Anche stavolta non va bene perchè cambiano le regole a livello centrale. La Regione cerca di recuperare capre e cavoli portando la dotazione a 76 milioni di euro attingendo dalla cassaforte dei Fas (Fondi per le aree sottoutilizzate). Ma arriva Tremonti e congela quelle risorse.

 

La situazione si complica con l’entrata in scena del berillio depositato sui terreni interessati dagli interventi. Negli anni si susseguono interminabili conferenze di servizi, caratterizzazioni, bonifiche annunciate, commissariamenti. In epoca più recente (2015), l’amministrazione Stefàno bis ci riprova con il Piano Città ma resta da superare l’ostacolo della bonifica dei terreni. Arriviamo così al Cis (contratto istituzionale di sviluppo) e al tavolo per Taranto che dovrebbe sbloccare i fondi stanziati dal Cipe tre anni fa.

“L’impegno  – spiega il sindaco Melucci – è quello di definire il completamento del programma di risanamento/rigenerazione del quartiere Tamburi finalizzato al potenziamento delle infrastrutture verdi con particolare riferimento alla foresta urbana e al rilancio delle politiche abitative della zona oggetto della riqualificazione. Con la sottoscrizione del protocollo di intesa si rende operativo il partenariato tra Regione Puglia, Comune di Taranto e Arca jonica. Il protocollo sarà portato sul tavolo del Cis già venerdì prossimo (21 luglio 2017, ndr) per la programmazione delle risorse necessarie”.