Sul Pezzo
Taranto, guerra dei dehors. Diffide e intimazioni ai commercianti
Una storia senza fine. Gazebo, dehors, regolamenti, autorizzazioni, rimozioni, tasse. Anzi doppia tassa: Tosap più canone concessorio. Le imprese che non pagano stanno ricevendo diffide, intimazioni, sanzioni. Ma cosa è accaduto? Lo spiega una nota di Confcommercio Taranto. “L’Amministrazione comunale – scrive – non intende sospendere il pagamento del canone per l’occupazione del suolo pubblico, in attesa, come da noi richiesto, della definizione del nuovo Regolamento comunale dei dehors. Le reiterate richieste di congelare in maniera cautelativa il canone concessorio, hanno sortito l’effetto opposto: centinaia di comunicazioni con scadenze perentorie hanno raggiunto le attività di somministrazione (ristoranti, bar, pub) che occupano spazi pubblici con tavolini, ombrelloni e strutture per esterni”.
E’ l’ultimo atto di una questione che viene da lontano. “La discussione del regolamento sui dehors – ricorda Confcommercio – si trascina ormai da ben tre anni e ha visto attori della querelle vari assessori e dirigenti, senza peraltro giungere mai a conclusione con i noti danni per le persone e le imprese spesso riportati dalla stampa. Una materia complessa resa ancor più complicata dalle tante incertezze derivate dalla transitorietà del regolamento, da sempre contestato dagli operatori ed in continua fase di rielaborazione da parte dei tecnici comunali. Incertezze che hanno aperto fronti di confronto e di discussione su tanti aspetti, come quello ad esempio attinente la doppia tassazione per l’occupazione del suolo pubblico, una pratica che ha determinato un aumento esponenziale della già elevata tassazione a carico delle aziende, nonostante la stessa Amministrazione avesse assunto impegni a ridurre la tassazione (Del. Consiglio comunale n. 138 del nov. 20139) e nella fattispecie la nota di chiarimento del Segretario generale (88227 del 01.06.15 ) relativa alla doppia imposizione”.
Invece, in queste settimane le imprese si sono viste recapitare diffide ed intimazioni a smantellare gli allestimenti, se non addirittura sanzioni per gli anni passati. “Richieste in alcuni casi molto onerose – aggiunge Confcommercio – che per alcune attività risulta davvero complicato soddisfare. Nelle more di una soluzione più articolata del regolamento risulta difficile comprendere come si possano giustificare tali pressioni fiscali a carico delle imprese del settore del turismo, al quale si dice di voler guardare con particolare attenzione. E’ necessario dunque aprire un tavolo tecnico di confronto permanente al fine di evitare quanto verificatosi, anche alla luce delle indicazioni del D.P.R. 31 del febbraio 2017 e delle importanti novità introdotte. Confcommercio attende risposte in merito”.