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Taranto, quel voto del ’51 e i comizi di De Gasperi e Di Vittorio

Pubblicato | da Giuseppe Stea

(parte 2) Con l’accordo, sottoscritto il 14 febbraio 1950, siglato da Angelo Priore, Mario Sola e Angelo De Pace per la Democrazia Cristiana, Paolo Buonsanti, Nicola Pappacena e Pietro Polito per l’Uomo Qualunque, Bernardino Pasanisi per il Partito Liberale Italiano, Nicola Marturano, Arcangelo Speranza e Giuseppe Taormina per il Partito Socialista del Lavoro Italiano, Silvio Di Palma per il Partito Nazionale Monarchico, i partiti di minoranza si dimettono dal Consiglio comunale per provocare lo scioglimento dello stesso.

Nel Consiglio comunale del successivo 25 febbraio la maggioranza consiliare decide di soprassedere all’esame delle dimissioni sperando in una modifica delle posizioni assunte dai dimissionari che vengono invitati ad un’ulteriore riflessione “considerando la inutilità delle dimissioni e le conseguenze che da un loro rifiuto potrebbero derivare tanto per l’onere finanziario quanto per il turbamento che si arrecherebbe alla vita democratica della città con possibili atti illegittimi tanto più evitabili in quanto ora da ogni parte si tende al consolidamento delle istituzioni repubblicane ed al normale funzionamento delle amministrazioni liberamente elette”.

Ma i consiglieri di opposizione presentano le proprie dimissioni anche alla Giunta Provinciale Amministrativa, che ne prende atto.

Il sindaco Carlo Di Donna ritiene la GPA incompetente nella materia e presenta un ricorso al Ministero degli Interni, rinviando l’esame della questione nel Consiglio Comunale convocato per l’11 marzo in prima convocazione e per il 13 in seconda, con all’ordine del giorno le dimissioni stesse.

Naturalmente la seduta di prima convocazione va deserta per mancanza del numero legale ed in quella di seconda il punto delle dimissioni viene ancora rinviato ad una seduta prevista per il 20 marzo che in effetti non ci sarà in quanto (così motiva la maggioranza) è già in atto il ricorso contro il provvedimento della GPA.

Il 4 maggio il Prefetto nomina il viceprefetto Ferruccio Scolaro commissario al Comune con questa motivazione: “in seguito alle dimissioni presentate il 14 febbraio u.s. da 22 consiglieri comunali ed alle vacanze precedentemente verificatesi per altre cause, il Consiglio comunale di Taranto ha perduto 26 componenti dei 50 assegnati per legge. Di conseguenza, giusta il disposto dell’art. 127 della legge comunale e provinciale 4.2.1915 n. 148 secondo cui i consiglieri comunali non possono deliberare se non interviene la metà del numero dei consiglieri assegnati al Comune, il Consiglio comunale di Taranto non è più in grado di deliberare validamente né può ad esso sostituirsi la Giunta municipale, che intanto agisce in quanto dal Consiglio riceve la sua potestà e funzionalità giuridica”.

Un provvedimento che suscita grandi polemiche ed una forte reazione da parte dei partiti di sinistra che amministrano il Comune, i quali, tra le altre cose,  fanno formale ricorso al Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato accoglierà il ricorso contro il Commissariamento del Comune di Taranto, senza determinare alcun effetto concreto però; nel programma amministrativo della sinistra, infatti, si legge: “Avverso al provvedimento prefettizio, l’Amministrazione popolare presentava ricorso al Consiglio di Stato il quale, in data 20 aprile 1951, accoglieva il ricorso dei Consiglieri comunali di Taranto dichiarando, praticamente, abusivo ed illegale il sistema usato dal Prefetto di Taranto e condannando, inoltre, iì Prefetto stesso al pagamento di lire 80 mila per le spese processuali.

L’eccezionale importanza della sentenza si basa non tanto su questioni procedurali, quanto su una questione di fondo: l’intervento politico dell’autorità governativa nelle Amministrazioni comunali, viene apertamente smascherato e condannato.

Ciononostante, l’arbitrio e l’illegalismo prefettizio e governativo non si frena: l’amministrazione popolare non viene integrata nella direzione della cosa pubblica a Taranto malgrado il giudizio inappellabile ed esecutivo del Consiglio di Stato”.

Quindi nel giugno 1951 si va alle urne per il rinnovo del Consiglio comunale con il Commissario prefettizio che continua ad amministrare il Comune; si vota, inoltre, con la nuova legge elettorale detta “delle liste collegate”.

I rappresentanti dei cosiddetti “partiti d’ordine” si riuniscono per definire una strategia comune per contrastare la sinistra: partecipano Mario Berry, Angelo De Pace, Angelo Monfredi per la DC, Arcangelo Speranza e Francesco Taormina per il PSLI, Polito, Nicola Pappacena ed Ernesto Berardi per l’UQ, Bernardino Pasanisi e Antonio Fallone per il PLI, Silvio Di Palma, Armando Opiferi, Carlo Primiceri ed Agostino Carrino per il PNM, Cuomo ed Eliberti per il PRI. Significativa la presenza repubblicana che segnala una presa di distanza dalla sinistra socialcomunista, ma con notevoli problemi in quanto una parte dei repubblicani jonici si oppone all’apparentamento con la DC.

A pochi anni dalla caduta del fascismo e dall’approvazione della Costituzione Repubblicana ed antifascista la strada per i “partiti d’ordine” non è semplice.

Angelo Priore rompe gli indugi ed afferma che “per sconfiggere i socialcomunisti è necessario bloccare tutte le forze, escluse quelle estremiste, beninteso, in unica lista che sia veramente espressione degli uomini migliori della città, al di fuori di ogni interesse di persone, di gruppi, di partiti, di emblemi. La cittadinanza è stanca di sentir parlare dei vari partiti e di promesse miracolistiche. Voterà solo se le sarà concesso di pronunciarsi su due liste: quella dei suoi figli migliori dediti al bene civico e quella degli ex amministratori rossi di cui ha già fatto esperienza. Se ciò non avverrà, le grandi o piccole liste, sia pure apparentate, sono destinate al fallimento perché il popolo tarantino non comprenderà mai questi frazionamenti che certamente nascondono meschine ambizioni”.

Ma non sono poche le difficoltà nel tentativo di conciliare le spinte della destra DC che, insieme a qualunquisti e monarchici, tende a realizzare il collegamento con il MSI, con la netta contrarietà delle altre componenti DC che, insieme ai socialdemocratici e repubblicani, chiudono a qualsiasi intesa con i neofascisti.

In questo quadro sicuramente un peso ha l’orientamento di Alcide De Gasperi, contrario ad aperture versa la destra neofascista. Si giunge quindi alla presentazione di due liste, tra loro apparentate: la prima formata da DC, PSLI e PRI, la seconda da UQ, PLI e PNM. Il MSI resta fuori da ogni accordo e presenta una sua lista.

Per evitare che a livello tarantino ci possano essere “sorprese”, tenuto presente il passato recentissimo a livello politico ed amministrativo, il PRI viene commissariato dagli organi regionali: Roberto Amendolito viene nominato Commissario straordinario con pieni poteri; egli rilascia una dichiarazione per sottolineare che “con gli accordi interpartitici intercorsi nei giorni scorsi in vista delle prossime amministrative si è deciso – essendo finalmente prevalso il buonsenso –l’apparentamento tra la lista costituita da elementi della DC, del PRI e del PSLI con la lista costituita da elementi del PNM, del PLI e dell’UQ. Per disorientare l’opinione pubblica, elementi disturbatori, facilmente identificabili, hanno insinuato che il provvedimento adottato nei confronti di questa sezione vorrebbe essere la sconfessione dei predetti accordi. Nulla di più falso”.

Bernardino Pasanisi per il PLI, Silvio Di Palma per il PNM, Nicola Pappacena per l’UQ, Mario Berry per la DC, Roberto Amendolito per il PRI ed Arcangelo Speranza per il PSLI sottoscrivono l’accordo per la costituzione delle due liste di centro-destra che avranno come simbolo lo stemma di Taranto, la prima, e la bandiera tricolore attraversata dalle lettere BND, la seconda.

L’Ora Monarchica, organo del PNM jonico, all’inizio del 1951 aveva scritto “Ed ecco perché noi, che siamo i più, dobbiamo scuoterci, e muoverci, non dobbiamo rimanere inerti nelle prossime elezioni amministrative, che saranno, con la nostra vittoria o con la nostra affermazione, la banchina di lancio addirittura per il ritorno della Monarchia e per l’imposizione del Referendum”.

A sinistra la situazione è molto più tranquilla: le liste di PCI e PSI si apparentano anche con una lista denominata Artigiani.

Il centro-destra avverte che la coalizione di sinistra è sicuramente avvantaggiata e tenta di scoraggiare il MSI; è il liberale Pasanisi a denunciare come “i voti dati al MSI vanno tutti a vantaggio dei comunisti perché vengono sottratti al gruppo delle liste democratiche collegate e quindi minacciano di far ottenere alle liste comuniste quella maggioranza relativa necessaria a conquistare i due terzi dei seggi” e ad auspicare un ritiro della lista missina.

Naturalmente il gruppo dirigente del MSI, nonostante venga sottoposto a notevoli pressioni, non ritira la lista: troppo importante è per loro, anche da un punto di vista nazionale, dare il messaggio della loro presenza in campo.

L’appello a non votare MSI in quanto sostanzialmente favorevole ai comunisti è uno dei temi della propaganda della coalizione del centro-destra.

Ed è proprio la DC il primo partito ad aprire la campagna elettorale con una manifestazione al Teatro Vittoria nella quale prendono la parola gli Onn. Maria Jervolino e Gennaro Carrieri.

Il PSI tiene il comizio d’apertura a Piazza della Vittoria con l’On. Nicola Salerno; il PCI apre, anch’esso a Piazza della Vittoria, con Mauro Scoccimarro e l’ex Sindaco Carlo Di Donna, eletto sindaco in seguito all’elezione di Odoardo Voccoli a Senatore della Repubblica, nelle elezioni politiche del 1948.

A Taranto, in una campagna elettorale, accesa e sentita, scendono anche grossi calibri come Giuseppe Di Vittorio, segretario generale della CGIL, ed il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi.

Si vota il 10 giugno: sette le liste in campo; due corrono autonomamente (MSI e indipendenti di sinistra); due blocchi, apparentati come prevede appunto la nuova legge elettorale, formati da PCI, PSI e ARTIGIANI il primo e da BND (Blocco Nazionale Democratico) e BDI (Blocco Democratico Italiano) il secondo.

Dallo scrutinio emerge questo responso
P.C.I.  voti 26.890  %35.1
P.S.I.   voti 8.008   %10.5
ARTIGIANI voti 609 %0.8
B.N.D. voti 9.063 %11.8
B.D.I. voti 22.044 %28.8
INDIP. SIN. voti 506 %0.7
M.S.I. voti 9.385  %12.3
Elezioni amministrative – 10 giugno 1951– Fonte: Ministero dell’Interno

I risultati danno ragione alla coalizione di sinistra, che festeggia la vittoria con un comizio del segretario regionale comunista Remo Scappini, mentre nell’area moderata si accresce il malcontento per non aver fatto un accordo anche con i neofascisti del MSI. Il Consiglio provinciale della DC sospende da ogni attività, a causa di gravi contrasti, l’On. Domenico Latanza, il quale, prima di essere espulso, si dimette dalla DC rendendo pubblica una lettera in cui indica i motivi che “si riassumono in un sostanziale dissenso in tutti i campi dell’attività sia di partito che di Governo”; la segreteria provinciale della DC ribadisce che Latanza era stato sospeso da ogni attività sin dal 13 giugno ed era stato deferito agli organi competenti per l’espulsione. Domenico Latanza approderà in seguito nel MSI.

Anche l’On. Agilulfo Caramia abbandona l’UQ, nel quale dal 1948 era stato eletto, per passare al PNM. Nel PLI si manifestano forti malumori per non aver eletto alcun consigliere.

Questi i consiglieri comunali eletti:

Gruppo “Partito Comunista Italiano”: DI DONNA Carlo, GIANNINI Ezio, DE FALCO Nicola, ANGELINI Ludovico, SAMMARCO Concetta, GUARINO Giuseppe, VOCCOLI Odoardo, INTELLIGENTE Augusto, DE VINCENTIIS Albino, CANDELLI Francesco, PUGLIESE Luigi, BALSAMINO Domenico, LATORRE Giuseppe, BLANDINO Giovanni, TESTA Giuseppe, LOIACONO Rodolfo, SARACINO Vincenzo, BUONSANTI Francesco, DI CIOLLA Leonardo, GALIZIA Vito, RENZULLI Aldo, PIGNATELLI Matilde, QUERO Giuseppe, DI TODARO Filippo, SIMEONE RAFFAELLO

Gruppo “Partito Socialista Italiano”: GUADALUPI Mario Marino, CAFFIO Pasquale, PERETTO Giovanni, CASSANELLI Grimaldo, MARCHI Aurelio, BARBERIO Elena, DE LEONARDIS Cataldo

Gruppo “Artigiani”: GIUNGATO Luigi

Gruppo “Democrazia Cristiana”: ACQUAVIVA Giuseppe, CERBINO Antonio, DE PACE Angelo, MONFREDI Angelo, DE PALMA Giuseppe, GRIMALDI Carlo, RESTA Nicola, MUSIO Giuseppe, GENTILE Arturo

Gruppo “Uomo Qualunque”: BERARDI Ernesto, PAPPACENA Nicola

Gruppo “Partito Nazionale Monarchico”: DI PALMA Silvio

Gruppo “Indipendente”: SANTILIO Luigi

Gruppo “Movimento Sociale  Italiano”: GIGLIO Caterina, VESCOVO Arturo, DE INTRONA Fortunato, BIANCHI Giovanni

Consiglio comunale 1951
Il Commissario Ferruccio Scolaro apre la seduta del 2 luglio 1951

Il 2 luglio 1951 viene convocato il nuovo Consiglio comunale, che deve eleggere il nuovo Sindaco; ma prima si procede alla sostituzione dei dimissionari Mario Marino Guadalupi e Giuseppe Latorre: al loro posto entrano Giuseppe Giancane ed Ettore Rutigliano.

Carlo Di Donna
Carlo Di Donna

Si passa quindi all’elezione del nuovo Sindaco: non è Carlo Di Donna come si dava per scontato, in quanto capolista e maggiormente suffragato, ma Nicola De Falco, segretario della CGIL. Di Donna, che in un’intervista a “l’Unità” del 26 giugno era stato presentato come “eletto primo cittadino di Taranto per i voti di preferenza da lui ottenuti”, nel suo intervento motiva la scelta con “motivi personali” che impediscono una sua riconferma. Ma l’amarezza dell’uomo fa trasparire chiaramente che si tratta di una motivazione non vera. Probabilmente nella scelta dei gruppi dirigenti della sinistra e del PCI, di cui Di Donna è dirigente, in particolare hanno pesato alcuni atteggiamenti di Di Donna che ne hanno messo in evidenza un’autonomia di pensiero e d’iniziativa non proprio usuali per l’epoca e probabilmente non molto graditi all’apparato cui tra l’altro è estraneo, essendo un commerciante. La “disciplina di partito” nel PCI è rigidissima come si può notare anche da una circolare di qualche anno prima, firmata da Giuseppe Latorre, inviata, in preparazione della campagna elettorale, a tutte le sezioni, comitati di fabbrica, cellule nella quale, tra le altre cose, si diceva: “Ad evitare che i compagni oratori inviati deformino la linea politica del Partito nella loro esposizione, sarà ad essi fornito uno schema di comizio, schema che per conoscenza, sarà pure inviato agli Agit-Prop di Sezione, i quali controlleranno gli argomenti esposti per farne oggetto di relazione a questa Commissione di lavoro”.

De Falco al contrario è un uomo d’apparato, d’estrazione operaia, perseguitato dal fascismo dal quale è stato confinato: insomma sicuramente più “affidabile” agli occhi del gruppo dirigente comunista tarantino, la cui componente operaista è fortissima. Ma quella che si determina è una divisione che sicuramente incide nei rapporti interni al PCI, anche se non visibili all’esterno, almeno nell’immediato.

Nicola De Falco
Nicola De Falco

Nicola De Falco ottiene 32 voti, con 17 schede bianche della minoranza.
Viene eletta anche la Giunta comunale che risulta composta dagli Assessori effettivi CAFFIO Pasquale (PSI), DE VINCENTIIS Albino (PCI), GALIZIA Vito (PCI), GIANCANE Giuseppe (PSI), INTELLIGENTE Augusto (PCI), TESTA Giuseppe (PCI) e dagli Assessori supplenti BARBERIO Elena (PSI), DI TODARO Filippo (PCI)