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Ore 23.30 Taranto-Paolo VI, il bus della paura
Sono le 23,30, un bus dell’Amat procede in direzione Paolo VI con un carico di passeggeri piuttosto turbolento. Su quel bus succede di tutto: caos, ingiurie e parolacce, minacce rivolte all’autista, forse anche qualche spinello acceso, apertura della porta centrale e del vano motore posteriore con i comandi di emergenza. Insomma, un vero e proprio inferno. L’autista ha portato a termine la corsa in preda all’angoscia e al termine ha segnalato l’episodio all’azienda.
E’ solo l’ultimo esempio di un lungo elenco di minacce, aggressioni, situazioni di estremo pericolo, cui sono sottoposti gli operatori dell’Amat durante le ore di servizio. Eppure, si tratta di un servizio di estrema importanza al quale in primo luogo l’utenza dovrebbe tenere. Purtroppo, la solita minoranza rumorosa, fa parlare di sè in termini negativi proiettando ombre sinistre su tutta la comunità.
Ma l’episodio è sintomatico dello stato di tensione in cui, spesso, opera il personale dell’azienda di trasporto urbano accentuato anche da rapporti con l’azienda non sempre idilliaci. Proprio il lunghissimo ponte di Ognissanti e il concomitante svolgimento della Spartan Race, hanno messo a dura prova l’organizzazione e la tenuta del trasporto pubblico locale. E’ quanto denunciano i segretari aziendali Domenico Loparco (Filt Cgil), Giuseppe Cavallo (Fit Cisl) e Antonio Schiano (UilTrasporti) in un comunicato.
Secondo i sindacalisti “solo la professionalità ed il continuo spirito di sacrificio che permea il lavoratore Amat ha impedito il vero disastro, marciando con vetture al limite della decenza, chiudendo entrambi gli occhi sulle gravi avarie presenti sui nostri mezzi”. A fronte di questa situazione, denunciano le federazioni dei trasporti, per l’azienda è “tutto a posto”. “Non desideriamo ricevere ricevere complimenti – prosegue la nota – chiediamo che ognuno, per le sue competenze (Ente proprietario e dirigenza Amat), faccia la sua parte per migliorare la condizione la condizione lavorativa del personale e offrire un degno servizio alla città”.
Il riferimento è alla vertenza aperta dai sindacati per l’adeguamento del ticket pasto dei dipendenti da 5 a 7 euro. Una richiesta alla quale, finora, l’azienda non ha aderito. Nell’ambito dello stesso pacchetto rivendicativo Filt, Fit, e Uiltrasporti sottolineano anche la mancata applicazione dell’accordo sottoscritto nel 2015 che prevedeva la trasformazione di tutti i rapporti di lavoro degli ausiliari della sosta da part-time in full-time.