Copertina, Precariopoli
Cementir, l’azienda abbandona la trattativa. Sciopero e assemblee anche a Taranto
Si fa incandescente la vertenza Cementir. L’azienda che ha annunciato 260 licenziamenti in tutta Italia, 47 dei quali nel sito produttivo di Taranto, ieri pomeriggio ha abbandonato la trattativa in corso nella sede di Unindustria impedendo, così, una discussione complessiva sulle politiche industriali del Gruppo: Cementir Italia e Cementir Sacci. Immediata la risposta dei sindacati che hanno chiesto l’attivazione di un confronto al Ministero per lo Sviluppo economico. Proclamate assemblee in tutti gli stabilimenti, sciopero di 8 ore il 21 ottobre con manifestazione dei lavoratori a Roma e sotto le sedi delle Regioni interessate alla vertenza.
Le agitazioni sono state proclamate dai sindacati degli edili Feneal Uil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil e dei trasporti, Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti. “Senza l’affidabilità e la credibilità degli interlocutori – hanno dichiarato le segreterie nazionali – non è possibile portare avanti il tavolo di confronto, e quindi dichiariamo lo stato di agitazione su tutto il territorio nazionale, bloccando straordinari e flessibilità. Ad oltre un mese dall’annuncio dell’azienda di licenziare 260 lavoratori, abbiamo avuto solo due momenti di confronto con i vertici dell’azienda. Il gruppo di Caltagirone ha superato il segno, chiedendo di affrontare in due momenti diversi la situazione di Cementir Italia e quella di Sacci, acquisita nello scorso luglio per 125 milioni di euro. Una richiesta pretestuosa, dal momento che le due vicende sono solo tecnicamente divise, ma politicamente legate: è impensabile, per esempio, avere due Piani industriali per ognuna delle due aziende. Al Mise, inoltre, chiederemo il coinvolgimento dei Comuni e delle Regioni interessate”.
I sindacati chiedono a Cementir di dimostrare senso di responsabilità ritirando i licenziamenti, bloccando le esternalizzazioni e presentando un Piano industriale praticabile. “Non è possibile – aggiungono Feneal, Filca, Fillea, Filt, Fit, UilTrasporti – che il quarto polo del cemento italiano non abbia una minima idea delle prospettive economiche, delle strategie da mettere in campo per essere competitivi e risolva i problemi mandando a casa 260 persone”.
Da oggi partono le assemblee negli stabilimenti del Gruppo che ha sedi in Abruzzo, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia e Toscana. Molto grave e critica la situazione di Taranto dove sono stati annunciati 47. “Si tratta di uno stabilimento – spiega Francesco Bardinella, segretario generale della Fillea Cgil – che riesce ad essere in esercizio solo grazie all’enorme sacrificio dei 72 lavoratori, considerata la necessità di urgenti e significativi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Siamo fiduciosi che attorno a questa vertenza e a questi lavoratori tutte le istituzioni mostreranno vicinanza ed un concreto sostegno per scongiurare l’ennesimo dramma occupazionale del nostro territorio”. La Regione Puglia ha già convocato un incontro con le istituzioni e le parti sociali per il prossimo 26 ottobre 2016, alle 12.30.