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Morti all’Ilva, quando è troppo è troppo!

Pubblicato | da Michele Tursi

Troppo vicino, troppo distratto, troppo tardi, troppo presto. C’è sempre qualcosa di troppo dopo ogni morte sul lavoro all’Ilva di Taranto ed è lo stucchevole copione dei responsabili dell’azienda siderurgica.

Dai direttori al servizio dei Riva, ai commissari nominati dal Governo, il ritornello non cambia. L’azienda esprime cordoglio, fa spallucce e insinua dubbi. Intanto gli operai continuano a morire, il risanamento si allontana, l’incertezza aumenta come le polveri sui balconi del rione Tamburi che sfuggono ad ogni controllo.

Non parliamo, poi, della situazione economica, un disastro! Laghi, Carrubba e Gnudi, nell’audizione in Commissione Attività produttive della Camera, hanno detto che nei primi sei mesi del 2016 il margine operativo lordo dell’Ilva è di -153 milioni, vale a dire -25,5 milioni di euro al mese.

Meno male che c’è Ippazio Stefàno. Mentre sindacato, Parlamento, commissari di Governo, si accapigliavano sulle sorti dell’Ilva, il sindaco di Taranto ha varcato il Tevere ed è andato dal Papa, in Santa Sede a chiedere aiuto. Forse non ha tutti i torti. Nella vicenda Ilva qualcosa di diabolico c’è: perseverare testardamente nell’errore di voler tenere in vita uno stabilimento, ormai, in disfacimento. Amen.