Copertina, Salute
“Le leggi salva-Ilva, non tutelano la salute dei tarantini”
“Senza le varie leggi Salva Ilva, che si sono susseguite negli anni, sarebbe entrata in vigore l’Aia del 2012. Alla prescrizione n.1 (copertura parchi minerali) veniva concesso un tempo realizzazione di ben tre anni, ma nonostante ciò l’ultimazione dei lavori di copertura al 27/10/2015 non è avvenuta, anzi non è mai iniziata. La dilazione dei tempi e le variazioni in merito alle date ultime di completamento dei lavori, apportate dai diversi decreti che si sono succeduti in questi anni, non hanno seguito alcuni piano economico ed industriale. Questo testimonia non solo il fallimento dell’intera operazione di risanamento promesso, ma anche il tradimento e il non rispetto dei vincoli prescrittivi che la Corte Costituzionale poneva quale punto di equilibrio tra il rispetto del diritto al lavoro e del diritto alla salute. Ulteriore conferma è il rinvio, a metà 2017, del dimezzamento delle emissioni di diossina: l’Ilva, infatti, non ha i soldi per acquistare i filtri a manica. Lo stato della falda e del suolo appaiono densi di criticità fondamentali. Tuttora a Taranto permane il divieto di pascolo libero in un raggio di 20 km dall’Ilva, a causa della contaminazione da diossina”.
E’ questo uno dei passaggi centrali dell’intervento di Antonia Battaglia di PeaceLink dinanzi alla Commissione Commissione per l’Ambiente, la Sanità Pubblica e la Sicurezza alimentare (ENVI) del Parlamento europeo. La delegazione è arrivata in Puglia il giorno dopo l’approvazione e la conversione in legge, alla Camera dei Deputati, del decimo decreto sull’Ilva (98 del 9 giugno 2016), in un momento chiave per il futuro dell’azienda siderurgica e della città di Taranto in generale. I parlamentari hanno svolto delle audizioni nella Prefettura di Taranto. Sono stati ascoltati il Prefetto di Taranto Umberto Guidato, il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, i rappresentanti dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, il Direttore Generale dell’ASL Stefano Rossi, alcune organizzazioni non governative che operano sul territorio: Legambiente, WWF, Peacelink, Legamjonici, Taranto Lider, Cittadini Liberi e Pensanti, i rappresentanti di Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil e Usb. Oggi la delegazioni è Bari. Sarà ricevuta dal Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.
Della delegazione di PeaceLink facevano parte anche Fulvia Gravame, Luciano Manna e Alessandro Marescotti. Gli interventi delle associazioni hanno fortemente impressionato gli europarlamentari offrendo una visione approfondita, efficace e molto documentata della situazione ambientale e sanitaria a Taranto generata dall’inquinamento industriale. La pediatra Annamaria Moschetti ha proiettato slides estremamente preoccupanti che hanno suscitato un interesse e un’attenzione particolare. Lo stesso Presidente ha detto a conclusione dell’incontro di essere rimasto colpito della mole di informazioni fornita nell’audizione con le associazioni.
Daniela Spera, presidente di Legamjonici ha ricordato che proprio il comitato Legamjonici ha promosso nel 2013 il primo ricorso collettivo alla Corte Europea dei Diritti Umani con sede a Strasburgo, seguito da un altro ricorso nel 2015 presentato da altri ricorrenti. “L’Italia è oggi sotto processo – ha ricordato la Spera – ed ha l’obbligo di presentare le proprie osservazioni entro il 30 settembre prossimo, in seguito all’ottenimento di una proroga”. Secondo l’esponente di Legamjonici “la Asl di Taranto non tutela la popolazione tarantina in quanto attua solo attività di osservazione e non di prevenzione. L’Asl confonde la misura della qualità dell’aria con il reale effetto che gli agenti tossici hanno sulla salute della popolazione. L’Asl, infatti, riferendosi ai valori di legge, correla il rispetto dei limiti di legge di ossidi di azoto, benzene, monossido di carbonio, e gli attuali livelli di PM10 e di Benzo(a)pirene ad un miglioramento della qualità della vita della popolazione tarantina. Va specificato che i limiti di legge vengono di norma calcolati per una popolazione adulta e dunque l’impatto sui bambini, in relazione alla loro minore massa corporea, risulta diverso e generalmente superiore. Gli organismi in fase di sviluppo, inoltre, con particolare riferimento all’epoca gestazionale, risultano maggiormente suscettibili verso sostanze tossiche che fungono da “interferenti endocrini”, con effetti negativi sui meccanismi che sono alla base della regolazione ormonale (F. Laghi, vice-presidente I.S.D.E. nazionale)”.
Per Legambiente era presente Leo Corvace che ha espresso forti critiche nei confronti della decretazione d’urgenza imposta dai vari governi sulla questione Ilva. “I continui mutamenti nella normativa di riferimento con relativi rinvii nel cronoprogramma degli interventi da effettuarsi hanno creato gravi incertezze e sono indice di come si proceda a vista da parte del governo”. Corvace ha ribadito come l’attuale Aia non sia sufficiente per il risanamento ambientale dello stabilimento poiché permarrebbe, secondo le stime dell’Arpa, un rischio sanitario per 12 mila persone. “Occorre produrre di meno ed in maniera diversa – ha proseguito Corvace – passando il tutto sotto la lente della valutazione del danno sanitario.Questi i presupposti, per Legambiente, per andare avanti. Diversamente, non è più tollerabile un’Ilva che causa morte tra lavoratori e cittadini. La questione ambientale non può essere disgiunta però da quella sociale. Ogni famiglia a Taranto ha morti per tumore, ma anche disoccupati. Occorre quindi da subito porsi il problema degli esuberi dell’Ilva destinati, realisticamente, ad emergere con qualsiasi decisione che verrà assunta. Nessun posto di lavoro deve essere perso, ma solo riconvertito per porre le basi di un nuovo modello di sviluppo del territorio basato sulle sue vocazioni naturali”.
Ieri in prefettura anche le militanti di Taranto Lider. “L’imponente dispersione di sostanze nocive nell’ambiente urbanizzato e non ha cagionato e continua a cagionare un gravissimo danno per la salute pubblica, danno che si è concretizzato in eventi di malattia e di morte”. Così scriveva il gip Patrizia Todisco nell’ormai lontano 2012, ovvero 10 decreti fa, nell’ordinanza di sequestro, senza facoltà d’uso, di sei impianti dell’Ilva di Taranto.Nella perizia medico epidemiologica richiesta dallo stesso gip, gli esperti raccomandavano la prosecuzione dell’indagine sugli aspetti riguardanti la fertilità e la salute riproduttiva.
Questo l’incipit dell’intervento del comitato Taranto Lider di fronte alla delegazione della Commissione Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare (ENVI) del Parlamento Europeo. In rappresentanza del comitato erano presenti all’audizione Roberta Villa, Maria Teresa D’Amato e Grazia Maremonti. “Le diossine e i PCB che hanno pesantemente contaminato e ( tutt’ora contaminano) il territorio jonico sono immesse in ambiente dall’Ilva di Taranto, ormai senza ombra di dubbio. Tra le malattie, spesso associate dalla letteratura scientifica alla contaminazione da diossine e PCB, c’è l’endometriosi. Una diretta conseguenza dell’endometriosi è l’infertilità. Le donne con endometriosi sono spesso costrette a sottoporsi a pesantissime stimolazioni ormonali e a cicli di fecondazione assistita – ha ricordato Taranto Lider agli esponenti Ue –
Il comitato ha citato fonti scientifiche e studi pubblicati e oggetto di importanti convegni scientifici.
Secondo uno degli studi citati, ha spiegato ieri Taranto Lider, “se negli anni ’70 il 16% delle donne, in Puglia, aveva problemi a procreare, oggi le coppie infertili sono il 20-25%, la maggior parte provenienti da una fascia di territorio compresa tra Taranto e Brindisi. E il 26% delle donne, provenienti dall’area geografica in un raggio di 20 km da Taranto, che si erano rivolte al centro diretto dalla Depalo erano in menopausa precoce: nessuna delle donne della stessa età, ma provenienti da altre parti d’Italia, era in menopausa. Una proporzione significativa di queste pazienti era affetta da endometriosi. Lo studio è partito da un dato osservazionale emerso dall’AUDIT clinico e di laboratorio delle pazienti che si erano sottoposte ad un ciclo di Procreazione Medicalmente Assistita presso il Centro di PMA del Policlinico di Bari”.
“Il comitato Taranto LIDER proseguirà nell’azione di informazione e nella lotta contro l’inquinamento e per il riconoscimento dei diritti delle donne affette da endometriosi. Tuttavia, ci preme ricordare quanto sia assolutamente insufficiente limitarsi a contare il numero di malati o cercare la miglior cura possibile. Ribadiamo con forza il diritto di vivere in un ambiente sano e pulito, nel quale le famiglie possano procreare e veder crescere i propri figli” chiudono Villa, D’Amato e Maremonti.