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Pd, un naufragio in doppiopetto

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Se l’affluenza è alta la sorpresa, per chi è abituato a contare i voti il giorno prima, è dietro l’angolo. Se poi le scelte risultano infelici, e la strategia denuncia falle, la sconfitta diventa matematica.

Gli undici paesi della provincia di Taranto chiamati al voto hanno fatto registrare una delle affluenze più alte d’Italia. Il calo c’è stato ma lieve. In alcuni casi è stato sfiorato, se non toccato o superato, l’80% dei votanti. Roba da far saltare il banco. E in effetti, da qualche parte il banco è saltato.

Questo primo turno consegna alle cronache la sconfitta sonora del partito che governa Capoluogo, Provincia, Regione e Paese. Una sconfitta che ha ragioni, nomi e cognomi.

Il Pd ha scelto di rompere i ponti con il recente passato amministrativo a Statte, Grottaglie e Laterza, spaccando anche la base.

Dove ha corso senza la sinistra, ha perso. Dove la segreteria provinciale ha imposto le proprie scelte, ha perso. Dove ha incontrato un Cinque Stelle attrezzato o un centrodestra motivato, ha perso. 

E in tutte le piazze ha parlato un linguaggio più istituzionale che politico, sfoderando una comunicazione in doppiopetto,  sempre a metà tra la promozione di Renzi e la tutela degli interessi locali consolidati. Partito autoreferenziale, lontano dai paesi reali.

Si è affidato a messaggi contraddittori, il Pd ionico,  e a volte incomprensibili: difficile, ad esempio,  chiedere un voto per il cambiamento mentre si amministra e si governa praticamente ovunque. Senza dimenticare il tema referendario, brandito come arma di persuasione con largo anticipo (troppo largo) accavallandosi ai temi elettorali locali.

Per non parlare della scelta di alcune candidature e della sottovalutazione della dissidenza generata da quelle scelte. Una strategia sbagliata che il Pd tarantino paga oggi a caro prezzo. E’ un cartellino giallo in vista delle comuanali di Taranto. Roba da autoanalisi profonda. Nella Prima Repubblica, un risultato così avrebbe già determinato le dimissioni dei vertici e il meaculpa dai maggiorenti. Ma questa è la Seconda Repubblica, l’arte dell’assurdo più che dell’impossibile.

Il Pd perde ovunque al primo turno e non raggiunge il ballottaggio nei centri più grandi.  Sulla scia del consenso perso (in termini assoluti) alle scorse regionali (si faccia il paragone tra i voti del 2010 e quelli del 2015) i democratici di terra ionica perdono a Statte contro i dissidenti (quelli che hanno urlato contro “l’imposizione” del candidato sindaco) e la sinistra. Andrioli batte De Gregorio, dunque, il candidato di Pelillo, Mazzarano e del vertice provinciale. Candidato che ha frazionato il circolo e che perde per un pugno di voti: ma tanto basta per parlare di sconfitta, al di là del robusto significato politico, nei centri sotto i 15mila abitanti.

A Massafra, la candidata del Pd non vede nemmeno il miraggio del secondo turno. Resta fuori e assisterà alla contesa del 19 giugno. Così come il sindaco uscente Tamburrano manca l’obiettivo nel nome di Raffaele Gentile. Non sfonda, l’ex assessore. Arriva secondo e sfiderà Quarto, le cui liste  raggiungono il 40% e scompaginano il canovaccio che sembrava già scritto sino ad un paio di mesi fa. Quanto al Pd, gli sconfitti portano i nomi di cui sopra. Inutile girarci attorno. E a Massafra, visto l’accordo che regge la Provincia, il significato della debacle raddoppia.

Grottaglie rappresenta la delusione politica più cocente. Nel paese dei droni e dell’Arlotta tarpato, il candidato del “volare alto” non decolla nemmeno e per una manciata di voti manca addirittura il ballottaggio. Di Palma delude. Nel paese delle ceramiche, la sinistra storica e la battaglia ambientalista (che negli ultimi anni ha tratteggiato il dibattito politico municipale) si guadagnano la fiducia dell’elettorato e sfiorano la vittoria al primo turno.

Ginosa? C’era una volta il Pd, che addirittura fa peggio delle regionali. Dall’altro lato, Vito Palma, il sindaco forzista uscente silurato dalla raccolta firme dello scorso anno, tiene bene e va al ballottaggio. Contro di lui, fra due domeniche, il giovane Vito Parisi del Cinque Stelle. Terzo, per pochissimi voti di differenza, Cristiano Inglese. E’ al suo secondo tentativo. Sarà il terzo incomodo e decisivo? Pizzulli, candidato democratico, supera a stento il 12%.

Laterza. Lopane vola al ballottaggio, il suo ex Pd non vede nemmeno il podio. Anche in questo caso, la diaspora democratica ha penalizzato il simbolo e premiato l’uscente.

San Giorgio. Come sopra, verrebbe da scrivere. Il Pd chiude i conti con la sinistra… e la sinistra vince con l’appoggio dell’Udc. Fabbiano (Mino) sfiora il 40%. Al ballottaggio ci sarà Ponzetta.

NEGLI ALTRI PAESI IONICI

Ad Avetrana a fare harahiri è l’intero centrosinistra. La spaccatura che ha seguito le primarie ha favorito Antonio minò a cui basta il 35% (e non è certo poco!) per diventare sindaco con la sua Lista Civica per Avetrana. Micelli (Pd) si ferma al 31%. Uno zero virgolo indietro blocca al terzo posto Rosaria Petracca (Avetrana Riparte).

Pd sonoramente sconfitto anche a Fragagnano. Il suo appoggio alla candidata Lea cedrone ha sortito un modesto quarto posto. Vice il giovane Giuseppe Fischetti che ha ottenuto anche il consenso dei fuoriusciti dal Pd ha sconfitto l’uscente Lino Andrisano con qualche decina di voti di scarto.

Roccaforzata segna con l’evidenziatore il ritorno in  Municipio di Vincenzo Pastore, un maggiorente di lungo corso. Iacca, candidato del Pd e del centrosinistra tradizionale, perde con 222 voti di scarto, che su 1284 votanti complessivi sono davvero tanti.

Il voto di Torricella lascia invece agli archivi la sconfitta del centrodestra. Michele Schifone, candidato supportato dal consigliere regionale di centrosinistra, l’ex sindaco Peppo Turco, vince con il 42% e batte nettamente Francesco Turco e Emidio De Pascale, quest’ultimo appoggiato dalla consigliera regionale forzista Francesca Franzoso, un cognome che con Torricella fa  (o faceva) quasi rima.

Infine, Monteparano. Birardi non ottiene la fiducia dopo cinque anni di mandato. Un’altra sconfitta cocente targata Pd e affini.

Stavolta non basterà il doppio petto di salvataggio. Terra del Cis (contratto istituzionale di sviluppo) non premia il Governo del Cis. Nei voti di Statte, Massafra e Grottaglie c’è anche questo. Chi lo negherà continuerà a farsi del male.