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Prescrizioni violate, Ispra e Arpa diffidano l’Ilva di Taranto

Pubblicato | da Redazione

Nello stabilimento Ilva di Taranto sono state rilevate violazioni delle prescrizioni autorizzative e amministrative. E’ quanto emerge dai controlli ordinari e straordinari effettuati nei giorni scorsi da Ispra e Arpa Puglia in attuazione dei decreti autorizzativi del 4 agosto 2011 e del 26 ottobre 2012.

Lo comunica la Fiom Cgil ionica in un documento firmato dal segretario generale Giuseppe Romano e da Francesco Brigati, Rsu Ilva. Gli enti di controllo hanno ufficializzato all’azienda siderurgica alcune diffide in merito alla non corretta gestione delle acque meteoriche, dei rifiuti e delle modifiche di impianti. Ecco cosa hanno rilevato nello specifico.

“Le acque meteoriche di dilavamento dell’impianto IRF sono gestite mediante autospurgo non garantendo che non vi sia infiltrazione in falda, non essendo l’area impermeabilizzata e dotata di regimazione delle acque; il rifiuto scoria deferrizzata non è idoneo al recupero in quanto i valori di Nichel e Bario sono superiori a quanto previsto dal D.M. 5/2/98; il rifiuto refrattari non è correttamente gestito, in quanto è avviato ad attività di recupero invece di essere inviato ad operazioni di smaltimento; mancato controllo della tracciabilità dei rifiuti (big-bags in area di produzione silos polveri stock-house AFO/2) e permanenza di rifiuti in area di produzione non attrezzata allo scopo; superamento dei termini di legge per l’’invio delle modalità di monitoraggio; mancata comunicazione in merito all’obbligo di notifica delle eventuali modifiche relative agli impianti (trattamento delle acque che dalla vasca/pozzetto trappola del campo di colata B dell’impianto AFO/4 afferiscono all’asta fognaria in collegamento con il primo canale di scarico finale)”.

Le violazioni amministrative riguardano, invece, “la mancata notifica delle modifiche impiantistiche (conferimento rifiuti Sea e acque provenienti dall’area 66 di deposito preliminare dei rifiuti a impianto VR7), la mancata comunicazione della presenza anomala di sostanza nel primo canale di scarico a mare e la non adeguata prevenzione di eventi incidentali a seguito dell’evento di sversamento rifiuti oleosi dell’impianto di trattamento acque del TNA/2″.

La Fiom di Taranto rileva, inoltre che nel corso delle ispezioni è stato “constatato il fermo della caratterizzazione delle scorie deferrizzate per attività di recupero, il mancato completamento dell’installazione delle benne ecologiche, lo slittamento delle opere di impermeabilizzazione e regimazione dell’area IRF, il non completamento dell’elaborazione sulla campagna di misura della polverosità diffusa, il rallentamento nella chiusura degli edifici di movimentazione dei materiali polverulenti e dell’installazione dei nuovi filtri a tessuto dei camini E314b ed E315b”.

A fronte di un gran numero di inadempienze, la Fiom Cgil ricorda che “la legge di stabilità 2016, in particolare l’articolo 1, comma 837, autorizza la gestione commissariale a contrarre finanziamenti per un ammontare complessivo di 800 milioni di euro necessari alla realizzazione del piano delle misure e delle attività ambientali e sanitarie. Chiediamo pertanto un incontro urgente per essere messi a conoscenza delle misure di tutela ambientale e sanitaria che i Commissari avrebbero già dovuto garantire e che, a oggi, risultano inapplicate così come accertato da Ispra e Arpa con la formalizzazione delle violazioni delle prescrizioni degli atti autorizzativi”.

Romano e Brigati, lo scorso 29 aprile hanno inviato ai Commissari dell’Ilva anche un comunicato sindacale (della Fiom) con una richiesta di incontro sull‘’emergenza amianto. “Riteniamo non più rinviabile – affermano – un incontro con le organizzazioni sindacali, su temi così complessi, necessario a garantire maggiore trasparenza sull’ormai annosa questione ambientale“.