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Vendita Ilva, si stringono i tempi. Da Taranto parte il boicottaggio di CdP

Pubblicato | da Michele Tursi

Oggi si consuma un’altra tappa di avvicinamento alla scadenza del termine ultimo per la cessione dell’Ilva. Entro oggi, infatti, gli interessati dovranno comunicare ai liquidatori l’esistenza o meno di nuove cordate. Finora le manifestazioni di interesse giunte ai commissari Carruba, Gnudi e Laghi sono state 25, solo 12 si sono candidate a rilevare l’intero gruppo: sette società, gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure.

Sembrano due, al momento, le cordate più accreditate. Da un lato ci sono i franco-indiani di Mittal e l’italiana Marcegaglia; dall’altro il gruppo Arvedi. Proprio intorno a quest’ultimo potrebbe nascere un’alleanza molto forte. Secondo quanto scrive oggi “La Stampa” di Torino, Arvedi potrebbe allearsi con la Dolfin di Leonardo Del Vecchio, pugliese d’origine, patron di Luxottica e con i turchi di Erdemir con i quali nei giorni scorsi ci sono stati continui contatti.

Attenzione puntata anche sui cinesi di P&C Fund che potrebbero allearsi con altri gruppi. In tutto questo quasi sicuramente avrà un ruolo Cassa Depositi e Prestiti anche se è difficile che oggi CdP decida con quale cordata allearsi. Il suo ruolo sarà di minoranza, con un taglio finanziario a garanzia dell’interesse pubblico e dovrà valutare la proposta più solida e credibile.

Intanto, sale la contestazione nei confronti del coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti nell’operazione Ilva. Una vera e propria campagna di boicottaggio in tal senso è stata lanciata da Alessandro Marescotti presidente di Peacelink, secondo il quale l’operazione sarebbe in contrasto con l’articolo 3 dello Statuto di CdP. “Questo articolo – spiega l’ambientalista – prevede l’uso dei soldi dei risparmiatori in in aziende caratterizzate da equilibrio economico e con prospettive di redditività. Non è il caso dell’Ilva che perde 2,5 milioni di euro al mese e che è investita dalla pesante recessione del mercato mondiale dell’acciaio. Ilva inoltre ha inquinato la città di Taranto. È in corso un processo“. Marescotti invita, pertanto, i cittadini a manifestare il proprio dissenso inviando mail di questo tenore alla Cassa Depositi e Prestiti. In tal senso è stato aperto anche il gruppo Facebook “Ilva, non con i miei soldi”, una prima iniziativa pubblica per il boicottaggio è in programma mercoledì 25 maggio 2016, alle 18, nelle Officine Tarantine in via Di Palma.

Di tutt’altro parere è invece l’Usb, sindacato autonomo, molto forte e presente nel centro siderurgico di Taranto. Secondo l’Unione sindacale di base “l’unica soluzione praticabile per una vera via d’uscita è il ritorno in mano pubblica dell’Ilva, per permettere la salvaguardia dei posti ed un’effettiva bonifica, che sia veramente garanzia per la salute di chi lavora e di tutti i cittadini, sacrificati in questi anni al più bieco profitto”.