Piani Alti
Vendita Ilva, si stringono i tempi. Da Taranto parte il boicottaggio di CdP
Oggi si consuma un’altra tappa di avvicinamento alla scadenza del termine ultimo per la cessione dell’Ilva. Entro oggi, infatti, gli interessati dovranno comunicare ai liquidatori l’esistenza o meno di nuove cordate. Finora le manifestazioni di interesse giunte ai commissari Carruba, Gnudi e Laghi sono state 25, solo 12 si sono candidate a rilevare l’intero gruppo: sette società, gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure.
Sembrano due, al momento, le cordate più accreditate. Da un lato ci sono i franco-indiani di Mittal e l’italiana Marcegaglia; dall’altro il gruppo Arvedi. Proprio intorno a quest’ultimo potrebbe nascere un’alleanza molto forte. Secondo quanto scrive oggi “La Stampa” di Torino, Arvedi potrebbe allearsi con la Dolfin di Leonardo Del Vecchio, pugliese d’origine, patron di Luxottica e con i turchi di Erdemir con i quali nei giorni scorsi ci sono stati continui contatti.
Attenzione puntata anche sui cinesi di P&C Fund che potrebbero allearsi con altri gruppi. In tutto questo quasi sicuramente avrà un ruolo Cassa Depositi e Prestiti anche se è difficile che oggi CdP decida con quale cordata allearsi. Il suo ruolo sarà di minoranza, con un taglio finanziario a garanzia dell’interesse pubblico e dovrà valutare la proposta più solida e credibile.
Intanto, sale la contestazione nei confronti del coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti nell’operazione Ilva. Una vera e propria campagna di boicottaggio in tal senso è stata lanciata da Alessandro Marescotti presidente di Peacelink, secondo il quale l’operazione sarebbe in contrasto con l’articolo 3 dello Statuto di CdP. “Questo articolo – spiega l’ambientalista – prevede l’uso dei soldi dei risparmiatori in in aziende caratterizzate da equilibrio economico e con prospettive di redditività. Non è il caso dell’Ilva che perde 2,5 milioni di euro al mese e che è investita dalla pesante recessione del mercato mondiale dell’acciaio. Ilva inoltre ha inquinato la città di Taranto. È in corso un processo“. Marescotti invita, pertanto, i cittadini a manifestare il proprio dissenso inviando mail di questo tenore alla Cassa Depositi e Prestiti. In tal senso è stato aperto anche il gruppo Facebook “Ilva, non con i miei soldi”, una prima iniziativa pubblica per il boicottaggio è in programma mercoledì 25 maggio 2016, alle 18, nelle Officine Tarantine in via Di Palma.
Di tutt’altro parere è invece l’Usb, sindacato autonomo, molto forte e presente nel centro siderurgico di Taranto. Secondo l’Unione sindacale di base “l’unica soluzione praticabile per una vera via d’uscita è il ritorno in mano pubblica dell’Ilva, per permettere la salvaguardia dei posti ed un’effettiva bonifica, che sia veramente garanzia per la salute di chi lavora e di tutti i cittadini, sacrificati in questi anni al più bieco profitto”.