Sport
Santa Rita basket, l’impresa sfuma sul finale
Cominciamo dalla fine: passa il Ceglie, meritatamente. Perché non sbaglia i tiri decisivi, quelli che spezzano il fiato all’avversario. Perché difende senza dare respiro, sempre al limite del fallo. Perché se i due punti di forza stentano… il roster sopperisce e il risultato non cambia.
Ceglie, in attesa di una tra Corato e Santeramo, giocherà la finale per la C. Santa Rita ferma la corsa ma abbandona i play off con il rammarico di aver sciupato tutto nel quarto periodo. Stavolta, però, nessun crollo. E’ stato testa a testa sino a 7 sec. dalla fine, sul -3. Poi, la sesta palla persa in cinque minuti (troppe per chi ambisce ad aggiudicarsi gara 2 di un play off) ha spianato la strada al contropiede di Lescott (ieri il migliore in campo con il tarantino Salerno). La panchina corta però ha il suo peso. E la lucidità sul finale è una chimera.
La gara del Santa Rita ha l’immagine di Fanelli cecchino (18 punti) e Fanelli stanchissimo del finale (tre palle perse, decisive); Sarli leone in difesa e spaesato in attacco; Kappen discontinuo (19 punti, comunque) e in difficoltà con i lunghi messapici, Cobianchi che si riscatta dai pochi e incolore minuti dell’andata, Salerno che non sbaglia da tre e tira la baracca sino a svuotare i polmoni. Ma non può bastare tutto, e il contrario veloce di tutto questo, per garantirsi la vittoria e trascinare i più forti alla bella. La differenza non è nel punteggio quanto nella qualità che lo ha generato: Ceglie trova il canestro appena spinge, Santa Rita trova il canestro quando tutto riesce.
Nel mezzo, c’è lo iato della stagione regolare (quasi venti punti di distanza in classifica) e l’oggettiva superiorità dei brindisini, mitigata ieri al Palafiom dalla costanza e dalla tenacia di un quintetto, quello allenato da Mineo, che merita applausi. Quarti in Puglia e semifinale play off per la C. Santa Rita ha chiuso ieri una grande stagione sbattendo la testa contro il muro più alto e robusto. Pronostico rispettato.
(foto servizio gentilmente concesso da Aurelio Castellaneta)