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1993, il gran rifiuto di Stefàno. Cito sindaco della “città senza potere”

Pubblicato | da Giuseppe Stea

(parte 11 – leggi le precedenti) L’iniziativa congiunta di PDS e AT6 del gennaio del 1993, attraverso le dimissioni dei propri consiglieri cui si aggiungono altri per un totale di 25, porta allo scioglimento anticipato del Consiglio comunale, dopo circa tre anni travagliatissimi in cui cui si sono succeduti ben 3 sindaci espressi da maggioranze consiliari diverse.

Il prefetto nomina Commissario straordinario il dott. Giacomo Mendolia. Ma le acque non si calmano per nulla: in seguito al ricorso di un consigliere comunale di AT6 (immediatamente espulso) il TAR accoglie il ricorso e reintegra il Consiglio comunale. Si apre una fase incredibilmente confusa, a conclusione della quale anche democristiani e socialisti decidono di dimettersi; così i dimissionari arrivano a 42. Il commissario Mendolia torna a Palazzo di Città. Si apre così una confusa fase preelettorale per un’elezione che prevede, essendo cambiata la legge, l’elezione diretta del Sindaco.

Il PDS organizza le primarie tra i propri iscritti per individuare il candidato Sindaco: il più suffragato risulta Ippazio Stefàno; ma a metà luglio Ezio Stefàno, attraverso una lettera inviata anche alla stampa, dichiara di rinunciare alla candidatura, provocando grande sconcerto e anche disillusione. Nella DC intanto continua a permanere una grande confusione, determinata dalla precarietà degli organismi dirigenti con la prosecuzione del commissariamento con il sen. Nicola Lapenta. Anche il PSI viene commissariato: Giuseppe Mastromarino viene nominato commissario. Nelle stesse settimane viene raggiunto l’accordo da PDS, PRC, Verdi e Rete per un programma comune delle sinistre da porre a base per la piattaforma dell’alleanza. Dopo la rinuncia di Stefàno comincia a prendere piede la candidatura di Gaetano Minervini: è la sinistra signoriliana ad avanzare per prima tale ipotesi che viene pubblicamente sostenuta dal sindacalista socialista della GIL Enea De Archangelis. Anche nella DC si parla di possibili candidati: Cesare Mattesi, Gianni Florido, Domenico Rana ed Alfengo Carducci sono i nomi che appaiono quelli tra cui cui uscirà il candidato. Intanto cominciano a diventare numerose e significative le prese di posizione a favore della candidatura di Gaetano Minervini; un documento in tal senso viene firmato e reso pubblico da personalità della cultura tarantina tra cui Tommaso Anzoino, Paolo De Stefano, Giuliana Ermacora, Roberto Nistri, Walter Scotti.

Nel mentre queste prese di posizione si accrescono, a metà del mese di settembre del 1993 viene raggiunto l’accordo tra PDS, Rifondazione comunista, Verdi e Rete sulla candidatura di Minervini. Anche il PSI dopo qualche giorno ufficializza il suo appoggio alla candidatura di Minervini, determinando una polemica da parte dei Verdi e della Rete. Il rischio paventato da questi ultimi è che la “sponsorizzazione” della sinistra signoriliana possa nuocere alla credibilità della candidatura. I “Cristiano Sociali”, guidati da Salvatore Fallone, lavorano per un’aggregazione “antifrontista”; il MSI dal suo canto ufficializza la candidatura dell’avvocato Guida. La DC incontra serie difficoltà nell’individuare il candidato ed alla fine chiude la partita sul nome di Alfengo Carducci, puntando a costruire attorno a lui una coalizione di centro, tra cui Alleanza Democratica, al cui interno si apre una polemica tra i vertici locali, favorevoli a Carducci, e quelli nazionali, contrari.

Nel mese di ottobre si avvia la campagna elettorale: il PDS spende, in rapida successione, due “pezzi da 90”: Massimo D’Alema, presidente dei Deputati, prima ed Achille Occhetto, segretario nazionale, poi in un comizio a Piazza della Vittoria in cui parla insieme a Stefàno e Minervini.

La linea scelta è quella dell’attacco in primo luogo a Carducci, evidenziando la contraddittorietà della sua candidatura.

L’Associazione “TarantoProgetto”, scarsamente convinta di questa impostazione, organizza, nel corso della campagna elettorale, un confronto, nell’Aula Magna del “Pacinotti”, tra Minervini e Carducci sulle proposte della stessa Associazione; ma le proposte sono solo una “copertura”.

Il senso e l’obiettivo politico dell’iniziativa sono altri: confrontiamoci e confrontatevi, se al ballottaggio vanno Minervini e Carducci, vinca il migliore; se il ballottaggio sarà con Cito, allora l’escluso sostenga l’altro. Minervini e Carducci afferrano immediatamente il senso dell’iniziativa e nei loro interventi fanno capire di essere assolutamente d’accordo. Senza grandi clamori anche Giancarlo Cito presenta la sua candidatura e la sua lista; il “cervello” di AT6, Pietro Cerullo, autodefinisce la loro lista “espressione della città senza potere”. Uno dei punti fondamentali del suo programma, ripreso più volte in interventi sulla stampa di Cerullo, è “ristabilimento delle condizioni di vivibilità, gravemente compromesse dall’incuria delle precedenti amministrazioni rosse e bianche”. Insomma il tasto del “sono tutti uguali ed egualmente responsabili” è quello più suonato da AT6. Il PDS insiste nel privilegiare l’attacco a Carducci; il suo segretario provinciale, Luciano Mineo, afferma: “tutto l’armamentario dell’affarismo e della cattiva gestione di Palazzo di Città sta scendendo in campo a sostegno di Carducci …”. In altro durissimo attacco da parte del PDS Carducci viene accusato di utilizzare il suo ruolo di Provveditore per fare campagna elettorale nelle scuole. Durissima, piccata e risentita è la risposta di Alfengo Carducci. Insomma il solco tra lo schieramento a sostegno di Minervini e quello di Carducci si ispessisce in maniera notevolissima. Il 21 novembre si va al voto per il primo turno: Minervini ottiene 43.886 voti (33.7%), Cito 39.555 (30.3%), Carducci 35.248 (27%). Le liste a sostegno dei candidati prendono i voti riportati dalla tabella sottostante.

Partiti Voti %
P.D.S. 22.135 19.2
P.R.C. 4.709 4.1
RADICALI 2.625 2.3
VERDI 3.000 2.6
RETE 781 0.7
U.E. DEMOCRATICA 4.147 3.6
D.C. 21.309 18.4
M.S,I. 6.647 5.7
LEGA IF 372 0.3
ALLEANZA TARANTO 1.917 1.7
UNIONE 9.416 8.1
RINASCITA 5.149 4.5
PRO TARANTO 861 0.7
MOV. PRO. TARANTO 1877 1.6
ECOLOGICA 662 0.6
AT6 29.889 25.9

Elezioni comunali – 21 novembre 1993

Appare evidente che decisivo, nel ballottaggio, è il voto dello schieramento che ha sostenuto Alfengo Carducci; per questo Luciano Mineo più volte si rivolge all’elettorato democratico e cattolico per impedire la vittoria di AT6 che isolerebbe la Città. La risposta di Carducci non si fa attendere ed essa ruota attorno al concetto “siamo alternativi ai due radicalismi estremi”. Insomma mette sullo stesso piano Cito e Minervini: non c’è alcun dubbio però che la sua risposta è anche il frutto del risentimento per il trattamento riservatogli nel corso della campagna elettorale. In concreto, al momento dl ballottaggio, non fa nulla per impedire che la stragrande maggioranza di chi lo ha votato si riversi su Cito; d’altro canto alcune dichiarazioni di esponenti della sinistra avevano evidenziato che non c’era bisogno di alcun accordo con lo stesso Carducci, in quanto la vittoria era praticamente certa. Massimo D’Alema, rendendosi conto del possibile pericolo, in una conferenza stampa, appositamente organizzata, tenta l’ultima carta per far rivedere la posizione della DC e di Carducci in primo luogo; egli dice: “a Benevento al ballottaggio sono arrivati un candidato democristiano ed uno missino. Noi sosterremo il candidato DC senza rinunciare a fare una sana opposizione. A Taranto perché non dovrebbe essere attuata un’ipotesi del genere ?”.

Proprio l’ipotesi che era stata avanzata da “TarantoProgetto”, purtroppo inascoltata. La Gazzetta del Mezzogiorno titola che l’accordo è stato raggiunto: il commissario della DC, sen. Lapenta, interviene seccamente per smentire qualsiasi appoggio a Minervini.

Quest’ultimo finisce per commettere un altro errore: presenta i nomi dei possibili assessori. Si scatena una polemica su alcuni di loro e soprattutto il risentimento, con relativo disimpegno, di altri che magari coltivavano qualche ambizione. Cito si guarda bene dal commettere lo stesso errore e rimanda al dopo ballottaggio l’eventuale presentazione della squadra, dando per scontata solo una cosa: Pietro Cerullo sarà vice-sindaco.

Il 5 dicembre si va al ballottaggio: rispetto al primo turno Cito prende 22.000 voti in più, Minervini quasi 12.000 in più; uno scarto che risulta decisivo: Giancarlo Cito è il nuovo Sindaco di Taranto

Candidato Voti %
Giancarlo CITO 61.281 52.6
Gaetano MINERVINI 55.222 47.4

Ballottaggio Comunali – 5 dicembre 1993

La vittoria di Giancarlo Cito, che in tanti ritenevano assolutamente impossibile, determina questa ripartizione dei consiglieri comunali:

Gruppo “AT6”: CITO Giancarlo, CERULLO Pietro, DE COSMO Gaetano, DE CATALDIS Giovanni, BRIGANTI Egidio, VITANZA Francesco, TARANTINO Antonio, COLIZZI Cesare, SANTORO Gaetano, MICOLI Angelo, BATTISTA Domenico, CORCELLA Salvatore, PIGNATELLI PULPITO Irene, NOTARISTEFANO Domenico, DI CORRADO Bruno, BASILE Gilberto, Fedele, TARANTINO Vito, NOBILE Loredana, DONVITO Italo, NOTARISTEFANO Ippazio, DE DONATO Rocco, RUSSO Vito, CHYURLIA Pierina, ROTOLO VITO

Gruppo “Partito Democratico di Sinistra”: MINERVINI Gaetano, MINEO Luciano, CERVELLERA Alfredo, DE SALVE Leonardo, CASSETTA Cosimo, SCARCIA Sergio

Gruppo “Democrazia Cristiana”: CARDUCCI Alfengo, TUCCI Michele, MESSINESE Arturo, LIUZZI Donato, TARANTINO Mariangela

Gruppo “Patto per Taranto”: RUTA Paolo

Gruppo “U.F.D.”: FAMA’ Franco

Gruppo “Rinascita per Taranto”: MONTALTO Giuseppe

Gruppo “Partito Rifondazione Comunista”: CONTINO Michele

Gruppo “Movimento Sociale Italiano”: GUIDA Andrea

Giancarlo Cito nomina, quindi, anche la giunta che, composta tutta da componenti di AT6, vede come vice-sindaco CERULLO Pietro e come assessori CARONE Vittorio, CELLAMMARE Girolamo, GRAVINA Nicola, NOTARISTEFANO Domenico, SANTORO Gaetano, VERNAGLIONE Ninì, ZELATORE Elisabetta