Elezioni 2018, Piani Alti
Valanga Cinque Stelle, il reddito di cittadinanza è l’alibi dei vinti
La valanga di voti? Prima di tutto ci sono quelli dei militanti e degli elettori della prima e dell’ultimora. Dunque, di chi ha sempre votato 5Stelle dalle Politiche 2013. E siamo a poco più della metà degli elettori di domenica scorsa.
A loro, stavolta, si è aggiunta tutta la gente che per una ragione o per un’altra – ragioni lontanissime fra loro per genesi, convinzione, abitudini quotidiane, principi, cultura personale, professione, idee e modus operandi nella società, onesti e furbetti, piccoli, bassi e moralmente ineccepibili – ha deciso di dare una lezione alla propria casa madre, qualsiasi essa sia per ambito politico, sociale ed economico. Una casa madre diventata estranea a chi vi è cresciuto, a chi ha creduto fosse la più comoda o confacente.
Una sensazione di disagio che scavalca quanto di buono o cattivo fatto al Governo o all’opposizione. Non ha perso il Governo Gentiloni, del resto, perchè la sua azione è stata percepita come la scia di una cometa già opaca.
La vittoria robusta del Cinque Stelle al Sud è principalmente la sconfitta della vecchia sinistra, del vecchio centro e della vecchia destra che appaiono uguali, logori, ripetitivi e inefficaci. E soprattutto acefali. Questa seconda parte di elettori M5S, definiamola per brevità ‘aggiunta’, appena otto mesi fa non ha affidato ai grillini il proprio Municipio. A Taranto come in altri luoghi, dove si votava per il sindaco, preferenze e territorio vengono vissuti più ‘intimamente’ dall’elettorato. E quindi candidati e logiche locali sono determinanti. E infatti lo sono stati.
Le piazze vuote e le urne piene di tre giorni fa confermano che gli elettori erano già convinti, a questo giro, di dare una spallata al sistema dei partiti. Merito del 5Stelle aver iniziato la dinamica e aver dato spazio ad una ‘rivoluzione’ elettorale che di fatto apre la Terza Repubblica, cancellando i residui della Prima e i protagonisti della Seconda. Tutto si trasforma, ad ogni modo.
La destra storica soccombe, la sinistra storica intanto scompare e il centro dunque perde ragion d’essere anche per la presenza del serbatoio grillino, capace di raccogliere trasversalmente il messaggio popolare più chiaro e più forte del 2013.
È pur vero che l’assenza di voto disgiunto ha favorito questa polarizzazione mista del consenso. E l’idea di una legge elettorale costruita ad arte dai promotori per impedire la reale vittoria altrui ha fatto il resto.
Stavolta, insomma, ha vinto il simbolo con il suo carico dominante assolutamente e quasi esclusivamente politico. E l’apertura dei collegi uninominali ai non militanti storici ha trasformato il movimento 5Stelle in un partito radicato che adesso farà i conti con logiche e culture esterne al dna movimentista. Siamo dunque ad una prima trasformazione che non sappiamo dove porterà quelli che ormai possiamo definire ‘ex grillini’.
Quanto a chi ha votato Salvini, al Sud, lo ha fatto per istinto conservativo e reazionario solitamente, storicamente, classificato a destra. Ma c’è di più, c’è l’abilità populista di un leader che ha saputo riciclare il proprio partito esportandolo dove appena l’anno scorso veniva fischiato sonoramente. Bisogna riconoscerlo. Anche perché è l’ulteriore esempio della rabbia e della stanchezza sociale di cui sopra. Qui a Sud è andata soprattutto così.