Uno Maggio Taranto, prova di maturità

Uno Maggio Taranto, prova di maturità

Probabilmente era l’edizione più temuta. La pausa del 2017 (per la concomitanza con le elezioni comunali) e le nuove regole sulla sicurezza (dopo i fatti di Torino), hanno aggiunto ulteriori incombenze per gli organizzatori. Ma l’#unomaggiotaranto, ormai, ha preso la maturità. La collaudata direzione artistica del trio Michele Riondino, Roy Paci, Antonio Diodato, ha allestito una line up di grande spessore musicale. La giornalista Valentina Petrini, spalleggiata da Valentina Correani, ha puntellato con temi di grande attualità, una giornata che è soprattutto impegno civile e sociale.


Infine, il Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti. Sono loro gli inventori di questa manifestazione. Hanno iniziato in sordina, circondati dalla solita vocazione distruttiva tipicamente tarantina. Ora l’#unomaggioliberoepensante è un evento con una sua personalità, unico nel panorama nazionale. Il palco delle Mura Greche, non segue le mode e le tendenze musicali, le lancia. Il contest per le band emergenti affidato a Gianni Raimondi e condotto da Sabrina Morea, è la prosecuzione del lavoro iniziato negli anni scorsi.



Un grande evento genera un grande indotto. Migliaia di persone provenienti da tutta Italia e anche dall’estero (abbiamo incrociato un gruppo di ragazzi spagnoli, ndr) hanno affollato Taranto. Mordi e fuggi si potrebbe obiettare. Probabilmente è così. Molti sono arrivati ieri mattina e sono ripartiti a notte fonda. Accade dappertutto, però. Eppure nessuno metterebbe in discussione la Notte della Taranta, ad esempio.

Ma “Taranto è a Taranto, non è in Puglia” scriveva Cosimo Argentina, anche egli intervenuto al concertone. Chissà se l’ha capito Michele Emiliano. “Sono stato attaccato per il solo fatto di essere venuto a parlare con voi” ha detto durante il dibattito che ha preceduto l’evento musicale. Ecco, un vero partito… democratico, verrebbe da esclamare. Al governatore il coraggio non manca, ma non potrà sempre appellarsi al fattore tempo. La legislatura scivola rapidamente e la collaborazione promessa dovrà trasformarsi da parole in fatti.

I tarantini sono stanchi. Le ferite sanguinano: quelle dei morti in fabbrica e delle stragi familiari. Da brivido l’appello dei genitori di Federica De Luca, nonni del piccolo Andrea, massacrati dal marito/papà. L’amore non uccide hanno gridato mostrando la foto del volto tumefatto di Federica.


Cala il sipario, si spengono i riflettori. E’ tempo di bilanci. Il conto sarà salato per gli organizzatori. Nuove norme, nuovi costi. Dopo la musica resta il silenzio. Si smonta il palco con i suggestivi giochi di luci. Ora è il momento. Taranto deve dimostrare la sua generosità, diventando finalmente comunità stanca di aspettare, ma non di immaginare e costruire un futuro diverso senza morti sul lavoro e stragi silenziose nelle corsie di oncologia. Un futuro di cui l’#unomaggiotaranto è il primo tassello.


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