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Tribunale di Taranto, quel palazzo un po’ così

Pubblicato | da Redazione

Di emergenza in emergenza, di disagio in disagio, rischia di diventare la regola. Un edificio da cui transitano migliaia di persone al giorno, all’interno del quale si svolgono funzioni e compiti importantissimi. Una struttura che mostra i segni del tempo ed ha bisogno di interventi urgenti per migliorare le condizioni di lavoro degli operatori e per garantire una fruizione ottimale ai cittadini. E’ il Tribunale di via Marche. A segnalare lo stato di Palazzo di Giustizia sono gli avvocati Marina Venezia, Giuseppe Provenza e Angelo Fanelli che firmano una lunga nota di Cittadinanzattiva.

L’intervento prende spunto da quanto accaduto l’11 dicembre 2017. “Gli operatori del servizio giustizia e gli utenti – si legge nel documento – hanno dovuto prendere atto dell’ennesima interruzione di erogazione idrica all’interno del Tribunale di Via Marche, con il conseguente mancato funzionamento dei servizi igienici (già, peraltro, alquanto fatiscenti), oltreché del mancato funzionamento delle apparecchiature di riscaldamento in molti locali, avvenimenti, questi, che hanno costretto il personale di alcune Cancellerie ad abbandonare gli Uffici prima del termine dell’orario di lavoro, con gravi conseguenze per l’utenza ed i conseguenziali rallentamenti delle attività”.

Cittadinanzattiva intende “portare all’attenzione delle Istituzioni, soprattutto i disagi dei cittadini che, a diverso titolo e funzione, accedono in un Tribunale. Non vi è da sottacere che laddove un’aula di Giustizia è poco confortevole ed accogliente e gli ambienti di lavoro creano sofferenze e disagi agli operatori, dilaga l’indignazione, incrinandosi in tal modo il rapporto di fiducia tra cittadino e pubblica amministrazione. In verità, alcuni servizi sono stati tempestivamente ripristinati, ma è del tutto intollerabile che si debba continuare a porre rimedio alle emergenze, senza mai risolvere i problemi definitivamente. È da tempo che Cittadinanzattiva si interessa e denuncia le problematiche che affliggono i Tribunali in Italia e, tra questi, anche il Palazzo di Giustizia di Taranto, tanto da aver effettuato anche degli Audit per conto del Dipartimento della Funzione Pubblica, non solo segnalando, nei vari report, le criticità riscontrate ma anche avanzando proposte concrete per il miglioramento del servizio”.

Per i fatti accaduti nei giorni scorsi gli aderenti di Cittadinanzattiva “hanno svolto una ricognizione dello stato dei luoghi, verificando anche la presenza di gravi problemi strutturali dell’edificio che sono sotto gli occhi di tutti. Si fa riferimento, ad esempio, ai sempre più consistenti fenomeni di umidità ed alle evidenti lesioni che, interessano gravemente molti ambienti del Tribunale. Per non parlare di una stanza al primo piano, adibita a Camera di Consiglio che viene ancora utilizzata nonostante all’ingresso vi sia apposto un cartello di pericolo per caduta calcinacci, laddove l’intonaco di una parete interna è in totale stato di degrado. Questi non sono che alcuni dei tanti esempi di degrado che interessano il Tribunale di Taranto, ai quali si aggiungono altre criticità ataviche, come il pessimo funzionamento degli ascensori – da sempre difettosi, con i disagi che è facile intuire, in specie, per i portatori di handicap – ed ancor di più, dell’impianto di condizionamento che non ha mai funzionato correttamente”.

A queste problematiche di carattere strutturale si aggiungono, secondo Cittadinanzattiva “quelle relative all’organizzazione degli Uffici della Volontaria Giurisdizione, che, nonostante l’abnegazione e gli sforzi posti in essere dal personale, non riescono ad evadere in tempi ragionevoli la enorme mole di pratiche richieste dell’utenza e, sono sotto gli occhi di tutti, le interminabili e quotidiane file di utenti e di avvocati in locali dove si gela d’inverno e ci si sente male per il caldo d’estate, e dove spesso si è costretti a stare in piedi per ore, data la cronica assenza di posti a sedere! E se ciò costituisce un disagio per tutti, immaginiamo come possa esserlo per soggetti anziani e/o portatori di handicap, dei quali viene ad essere lesa anche la dignità. A tutto ciò si aggiunga la presenza di materiali della più svariata natura: sedie rotte, vecchie scrivanie, materiali elettrici ed elettronici in disuso che per mesi e mesi rimangono accantonati, sotto gli occhi di tutti. Inoltre, i bagni fruibili dai cittadini sono soltanto due, siti al primo piano, che, oltre ad essere quasi in stato di abbandono e scarsamente igienizzati, spesso sono inagibili a causa delle frequenti rotture degli impianti e dell’assenza d’acqua”.

A giudizio di Cittadinanzattiva “è giunto il momento in cui anche i cittadini, oltre che gli operatori giudiziari, si riapproprino del bene comune, in nome di quell’interesse generale costituzionalmente garantito che rende responsabili e protagonisti i cittadini nella organizzazione dei servizi pubblici collaborando con i soggetti decisori. Vanno facilitati concretamente i percorsi di democrazia diretta della cittadinanza, che efficacemente può contribuire al miglioramento di servizi che, come quello Giustizia, non sono solo appannaggio di Giudici o Avvocati, ma di tutti i cittadini che di quel servizio usufruiscono. Cittadinanzattiva si farà carico di rivolgere alle Istituzioni e, in particolare al competente Ministro, le dovute richieste di rimozione delle situazioni di degrado e pericolo, coinvolgendo gli organi di stampa ed i mass media a fornire le dovute e corrette informazioni dei processi di miglioramento del sistema”.