Traffico di “pizze marine”, una vera holding sull’asse Taranto-Hong Kong

Il giro d’affari derivante dalla commercializzazione delle oloturie è impressionante. La filiera è complessa e i passaggi fanno lievitare il prezzo a dismisura. Tutto a danno del mare tarantino.


Un pescatore guadagna circa 0,80 centesimi per ogni chilogrammo di Oloturie raccolte. Gli addetti alla pulizia del prodotto guadagnano dai 30 ai 50 al giorno. Il prodotto finito rende circa 7 euro al chilogrammo all’imprenditore ittico che lo esporta in Cina. In Asia  viene messo sul mercato a cifre altissime, oscillanti dai 200 ai 600 dollari al chilo generando un vero e proprio business milionario. Tutto  è illecito, alla fonte. Non a caso, ieri a Taranto la Polizia (sezione navale)  e la Guardia di Finanza hanno sequestrato, su disposizione della Procura, due magazzini utilizzati da un organizzazione radicata nell’area tarantina per lo stoccaggio e la lavorazione di ingenti quantitativi di Oloturie,detti anche “Cetrioli di Mare” o “Pizze Marine”. Sono esemplari di una specie appartenente alla famiglia degli echinodermi, noti per le elevate capacità filtranti: vengono letteralmente “razziate” dal litorale della provincia di Taranto, da Capo San Vito a Punta Prosciutto.



Per le oloturie, infatti, c’è una forte domanda che proviene dall’Asia, in particolare dalla Cina. Qui il prodotto viene lavorato  nel settore farmaceutico, cosmetico e, non ultimo, in quello alimentare. A Taranto l’affare è statoi fiutato, tanto che un sistema organizzato, davvero “imprenditoriale”,  gestisce tutte le fasi del ciclo produttivo: dalla cattura alla mondatura mediante eviscerazione del prodotto, alla bollitura, fino all’esportazione, specialmente verso Hong Kong.

Il giro d’affari derivante dalla commercializzazione delle oloturie è impressionante, hanno spiegato gli inquirenti durante la conferenza stampa dedicata al sequestro effettuato a Taranto. “Si consideri che, se un pescatore guadagna circa 0,80 centesimi di Euro per ogni chilogrammo di Oloturie raccolte, gli addetti alla pulizia del prodotto guadagnano dai 30 ai 50 Euro al giorno, mentre il prodotto finito rende circa 7 Euro al chilogrammo all’imprenditore ittico che lo esporta in Cina, dove viene messo sul mercato a cifre esorbitanti, oscillanti dai 200 ai 600 dollari al chilogrammo, generando un vero e proprio business milionario”.

Giusto per comprendere le dimensioni del fenomeno, l’esercito di pescatori tarantini – specialmente gli abusivi – storicamente dediti alla raccolta dei ricci di mare lungo il litorale ionico, si è in gran parte riconvertito alla pesca delle oloturie, dal momento che i guadagni sono esponenzialmente superiori ed il “rischio d’impresa” è praticamente nullo. Ciò perché in Italia non esiste alcuna disposizione di legge che regolamenti questo tipo di pesca che si sta traducendo in una vera e propria “mattanza incontrollata” delle oloturie, specie della quale il nostro mare si sta rapidamente impoverendo.


Sulla base di studi condotti da autorevoli centri di ricerca,  è emerso che le Oloturie sono organismi “detritivori” in quanto introducono, attraverso l’apertura boccale, sabbia, fango e, in generale, i sedimenti che costituiscono il fondo, quindi trattengono, nutrendosene, le particelle di materiale organico (microalghe, batteri, ecc.) in essi presenti. Attraverso l’apertura anale, espellono poi le parti non viventi. Queste ultime, emesse con le feci, possono essere ricolonizzate da batteri, funghi, protisti etc. così da iniziare un nuovo ciclo.

Uno studio condotto dall’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero di Taranto CNR (Stabili et al., 2013) ha inoltre evidenziato che se le Oloturie sono messe a contatto con un refluo fognario ad elevata concentrazione batterica, esse sono in grado di accumulare e di digerire una considerevole quantità dei microrganismi, anche patogeni, presenti nello stesso refluo.

Dunque, questi organismi risultano essere dei veri “biorimediatori naturali”, capaci di assimilare e abbattere i batteri, compresi quelli potenzialmente patogeni, fornendo, quindi, alle popolazioni rivierasche, un servizio “eco-friendly” di depurazione degli inquinanti batterici presenti nell’ambiente marino.

Le oloturie, inoltre, concorrono a impedire l’insorgere di crisi anossiche e favoriscono l’insediamento delle fanerogame marine, Posidonia oceanica e Cymodocea nodosa, che sono specie protette e realizzano gli habitat con la più alta produttività negli ecosistemi marini e salmastri.

 

pizza marina apertaNe deriva che la pesca eccessiva ed indiscriminata di Oloturie può causare l’estinzione di una o più specie di oloturia, se non di tutte, presenti in una determinata zona, con una conseguente diminuzione della biodiversità, tale da compromettere la stabilità dell’ecosistema di riferimento, rendendolo, quindi, più vulnerabile alle varie pressioni cui è sottoposto, antropiche e non, oltre alla perdita di numerosissimi “servizi” resi agli ecosistemi.

“L’intervento di sequestro – hanno spiegato gli inquirenti e le forze dell’ordine –  scaturisce dalla necessità di arginare la distruzione della biodiversità e l’alterazione dell’ecosistema marino derivanti dall’“asportazione totale” in atto delle Oloturie presenti sui fondali marini del litorale Jonico, in quanto non vi è dubbio che la stessa non troverà sosta se non quando non saranno più presenti esemplari da raccogliere”.

Due uomini e una donna considerati  responsabili dell’attività sono stati denunciati in stato di libertà per associazione a delinquere  finalizzata all’inquinamento ambientale ed al disastro ambientale.

 


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