Salute
Taras: “Leucaspide, la nostra denuncia del 2015: adesso attendiamo Giustizia”
“Nel dicembre 2015 noi attivisti, assieme a Rosa D’Amato, lo avevamo messo nero su bianco, presentando un esposto per la procura di Taranto: la situazione di inquinamento ambientale all’interno della Gravina Leucaspide persiste da anni, allegando anche le segnalazioni fotografiche ricevute”.
Così Taras in Movimento, meet up tarantino CinqueStelle, ricorda quella denuncia presentata in Questura, e alla stampa, ormai due anni fa, e come “dal 1986 che l’area della Gravina Leucaspide rientra tra le aree protette ma ancora oggi nessuno ha provveduto a tutelarla, nonostante sia stata anche definita Sito di Importanza Comunitaria e Zona a Protezione Speciale e che lo stesso Ministero dell’Ambiente abbia chiesto (fin dal 1995) un intervento specifico a Regione Puglia e ILVA. E di questi interventi specifici finora non abbiamo avuto alcuna notizia, ricordando inoltre che le contaminazioni esistenti nelle acque della Gravina Leucaspide confluiscono nel fiume Tara. Abbiamo raccontato la storia di questo stupendo patrimonio naturale e tutti gli atti a noi conosciuti che l’hanno riguardato, compreso il contenzioso legale con le vicine proprietà private, chiedendo in maniera specifica i reati di distruzione o deturpamento di bellezze naturali nonchè di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale (artt. (art.734 e 733 del codice penale), a cui abbiamo aggiunto, con l’emanazione del Decreto Legislativo n.121 del 7 luglio 2011, il nuovo reato di distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto (art. 733 bis del codice penale) ricordano dal meet up – abbiamo appreso che la Procura di Taranto ha chiuso le indagini su un nuovo presunto disastro ambientale causato nella gravina di Leucaspide, da cui risultano ventuno indagati. Non sappiamo se il nostro esposto è stato il motivo che ha fatto partire le indagini o se ha contribuito in qualche modo, nè ci interessa saperlo: ciò che conta è che l’operato della magistratura vada avanti per tutelare il nostro stupendo patrimonio” chiudono gli ativisti di Taras.