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Taranto, scabbia tra il personale del SS. Annunziata. Il caso da Emiliano, l’Asl ridimensiona

Pubblicato | da Redazione

C’è chi parla di vero e proprio allarme e chi ridimensiona la vicenda. Parliamo dei casi di scabbia registratisi tra il personale del SS. Annunziata. Sulla questione il consigliere regionale Mino Borraccino (Sinistra italiana/Leu) ha presentato un’interrogazione urgente al presidente Michele Emiliano che detiene anche l’interim della Sanità. A gettare acqua sul fuoco è invece l’Asl di Taranto.

Borraccino non usa mezzi termini. “Situazione allarmante al SS. Annunziata di Taranto – scrive – dove dal 1 marzo scorso si è sviluppato un focolaio di scabbia, patologia infettiva ed altamente contagiosa trasmessa da un acaro. La patologia si è diffusa all’interno del reparto di Cardiologia e della Unità di terapia intensiva coronarica, arrivando a contagiare otto operatori sanitari tra medici, infermieri”. Secondo quanto riferisce il consigliere regionale tarantino “l’infezione è stata tenuta sotto controllo e tuttora è in atto un attento monitoraggio di tutto il personale del reparto, dato il prolungato tempo di incubazione della patologia (fino a 40 giorni), purtroppo però la vicenda lancia l’allarme sulle condizioni lavorative vigenti negli ospedali pugliesi”.

“Ho presentato un’interrogazione urgente al presidente Emiliano – spiega l’esponente di Leu – affinché vengano presi provvedimenti per evitare il contagio di tale patologia. È necessario garantire e tutelare la salute dei lavoratori, nonché dei degenti, fare in modo che l’inevitabile contatto che deve esserci tra personale sanitario e pazienti avvenga nella massima sicurezza e venga erogata una adeguata assistenza”. Borraccino riporta anche l’appello degli ausiliari di Sanitaservice del S.S. Annunziata di Taranto che segnalano “mancanza di sicurezza e prevenzione dei contagi durante lo svolgimento delle mansioni lavorative: divise portate a casa e non sanificate in ospedale, mancanza di idonei presidi di sicurezza dal rischio infettivo durante il trasporto dei pazienti e la necessità di adottare più efficaci interventi di sanificazione nelle stanze e nei locali sanitari”.

Secondo Borraccino, infine, “bisognerebbe estendere anche ai lavoratori di altri reparti l’indennità di rischio infettivo prevista, ai sensi della Legge n°310 del 9 aprile 1953, solamente al personale di alcuni reparti come rianimazione, sala operatoria, ematologia, infettivi e cardiologia, in quanto il contagio seppure più frequente in alcuni contesti, resta un rischio elevato in moltissimi ambienti sanitari, e le cronache di questi giorni ce lo confermano”.

Di diverso avviso, invece, la Asl di Taranto che affida la sua versione ad una nota diffusa dall’Ufficio comunicazione ed informazione istituzionale. L’azienda sanitaria circoscrive il fenomeno. “In primo luogo – si legge – è senz’altro utile descrivere con accuratezza e misura il fenomeno, ricreando un clima di maggiore fiducia e rifuggendo da inutili e dannosi allarmismi. L’1 marzo 2018 dal Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero Centrale SS. Annunziata venivano inviati alla Struttura Semplice di Dermatologia due dipendenti (1 OSS ed 1 infermiera) i quali si sottoponevano a visita per sospetta diagnosi di scabbia. A loro veniva prescritta adeguata terapia, redatta denuncia obbligatoria per malattia infettiva”.

Nonostante le precauzioni i casi sono aumentati, tanto che la Direzione Medica del Presidio Ospedaliero Centrale è stata allertata “per il sopraggiungere di alcune denunce di scabbia provenienti da altre strutture pubbliche e private (inizialmente 2/3)”. A questo punto “venivano messe in campo una serie di interventi di disinfestazione dell’ambiente e materiale lettereccio del reparto interessato (come da protocollo). Tutto il personale è stato invitato a sottoporsi a visita dermatologica con accesso diretto: sia quelli sintomatici che quelli asintomatici”.

Analogamente “tutti i pazienti del suddetto reparto venivano visitati, sia quelli che avevano eseguito terapia antiscabbia, in quanto avevano ricevuto diagnosi di scabbia, sia quelli che avevano eseguito il trattamento a scopo profilattico, in aggiunta i dipendenti asintomatici e non trattati terapeuticamente per accertare l’avvenuta guarigione, ovvero di non essere affetti da parassitosi. Tutti quelli sottoposti a visita dermatologica (clinica e strumentale per la ricerca dell’eventuale parassita) venivano dichiarati al momento guariti o comunque privi di lesioni cutanee patognomoniche per scabbia: ultima visita effettuata venerdi 3 aprile”.

L’Asl ricorda che “il parassita in questione (Sarcoptes scabiei varietà hominis) ha un tempo di incubazione che varia da 5- 6 giorni a 45 gg per cui dando per certo come risulta agli atti il primo caso di contagio dell’1 marzo e constatato che allo stato attuale non vi sono pazienti sintomatici in itinere, si può concludere che il fenomeno nella sua interezza possa essere circoscritto. Comunque, eventuali casi di pazienti tra il personale del reparto interessato eventualmente risultanti sintomatici anche con sintomatologia frustra o dubbia, verranno osservati dalla Direzione Medica e sottoposti a visita dermatologica. Il tutto è affrontato dai sanitari, e non solo, con chiarezza e con crescente sensibilità al problema”.