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Taranto, riparte il processo Ilva con lo spettro di un nuovo rinvio

Pubblicato | da Michele Tursi

Riparte questa mattina il processo “Ambiente svenduto” in corso presso la Corte d’Assise di Taranto presieduta da Michele Petrangelo, ma già si profila all’orizzonte una nuova interruzione. Sul regolare e celere svolgimento del dibattimento, che vede imputate 47 persone fisiche e tre società, grava la richiesta di rinvio dell’udienza odierna formulata dai difensori di Fabio Riva (agli arresti domiciliari) per motivi di salute.

Intanto, una nuova tegola giudiziaria si abbatte sull’impero d’acciaio della famiglia Riva e sui loro ex dirigenti. La Procura della Repubblica di Taranto ha notificato due avvisi di conclusione delle indagini preliminari a Luigi Capogrosso e Adolfo Buffo, due ex direttori dello stabilimento di Taranto. Entrambi sono indagati per traffico di rifiuti. I fatti contestati si riferiscono a 170mila tonnellate di loppa (sottoprodotto della lavorazione siderurgica), inviate in Brasile. Gli episodi oggetto di indagini si sarebbero verificati tra il 2012 e il 2013.

Intanto, dopo l’audizione presso la Commissione Industria del Senato del Gruppo Arcelor-Mittal che ha illustrato la proposta di acquisto dell’Ilva, Rosario Rappa responsabile nazionale della siderurgia per la Fiom Cgil non nasconde la sua “forte preoccupazione”. “Per stessa ammissione dei rappresentanti di Arcelor-Mittal – dice Rappa – le richieste avanzate dalla multinazionale lussemburghese sono state esaudite dal governo con la modifica della Marzano, lasciando una sostanziale immunità a chi subentrerà nella proprietà del gruppo Ilva. Siamo inoltre di fronte a un’operazione che sposta ulteriormente in avanti il processo di ambientalizzazione con la possibilità di introdurre modifiche sostanziali alle attuali prescrizioni dell’Aia”.

Secondo il sindacalista “la proposta di Arcelor-Mittal è di ridurre la capacità produttiva del sito di Taranto a 6 milioni di tonnellate in quanto, per loro dichiarazione, sarebbe una produzione destinata solo al mercato nazionale, adeguandone di conseguenza l’occupazione e annunciando nei fatti esuberi, e la riduzione dei costi gestionali. Il Gruppo non chiarisce se immagina anche il taglio dei salari”.

Rappa è pessimista. “L’audizione di Arcelor-Mittal – continua – e quanto prospettato, prefigura uno scenario drammatico, nel quale vengono messe in discussione l’ambientalizzazione, senza la quale non ci può essere un futuro per l’Ilva a Taranto e in Italia, la capacità produttiva, l’occupazione e il mercato.
Per la Fiom-Cgil a questo punto non è più rinviabile l’apertura di un tavolo di confronto con il governo sul futuro dell’Ilva. In assenza di questo, nei prossimi giorni sarà inevitabile intensificare la mobilitazione dei lavoratori Ilva per la tutela effettiva dell’ ambiente e dell’occupazione”.