Copertina, Sul Pezzo
Taranto, petroliere e navi da crociera: turismo a tutto… gas!
Infelice coincidenza, chiamiamola così, ieri mattina a Taranto. Due fatti sono accaduti più o meno contemporaneamente. Il primo è l’arrivo della nave da crociera Thomson Spirit. Si è trattato dell’ultimo attracco per la stagione 2017; un esperimento durato da maggio a ottobre, che ha dato esito positivo. La città non si è fatta trovare impreparata, ha organizzato con attenzione i servizi di accoglienza e trasporto, sono stati opportunamente programmati e modificati (quando necessario) gli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali.
Ci sono state anche molte sbavature e, sicuramente, devono crescere ulteriormente la cultura dell’accoglienza, la capacità organizzativa, la collaborazione tra i vari soggetti in campo. Grazie al positivo dinamismo degli agenti marittimi locali, la Thomson avrebbe confermato la volontà di fare scalo a Taranto anche nel 2018 e ci auguriamo che altre compagnie scelgano il capoluogo ionico come tappa delle loro crociere.
Il secondo fatto accaduto più o meno nelle stesse ore, è qualcosa cui i tarantini sono, purtroppo, tristemente abituati: la puzza di gas. Numerose le segnalazioni giunte ai vigili del fuoco e all’Arpa. Sono partiti i controlli di rito che non hanno rilevato anomalie nel funzionamento degli impianti della raffineria Eni, principale sospettato in questi casi. Ieri, tra l’altro, soffiava vento da Sud che escluderebbe la provenienza del cattivo odore dall’area industriale. E allora? Si è trattato di un allucinazione olfattiva collettiva?
Niente affatto, una spiegazione potrebbe esserci. Secondo quanto riferisce la dottoressa Marida Spartera dell’Arpa, la Capitaneria di porto ha effettuato controlli a bordo di una petroliera in sosta al campo boe, cioè l’area dove avvengono le operazioni di carico e scarico dei combustibili della Raffineria. La posizione della nave rispetto alla città, unita alla direzione dei venti di ieri mattina, potrebbe spiegare la diffusione di cattivo odore sull’area portuale e su alcune zone della città. Attendiamo conferme o smentite.
Ecco, comunque, servite le due facce di Taranto: quella industriale, con il suo pesante impatto ambientale ed i problemi sulla salute umana e quella che cerca di andare oltre puntando sul turismo, sul mare, sulle vere vocazioni del territorio. Una convivenza non facile. Sui social network è montata la protesta perchè alcuni turisti sarebbero stati visti girare in città coi fazzoletti sul naso e sulla bocca per proteggersi dal cattivo odore.
Al di là delle speculazioni e delle polemiche da bar (senza offesa per questa importantissima tipologia di locali), quanto accaduto ieri fotografa perfettamente la dicotomia di Taranto: una città che vuole un futuro diverso e che prova a costruirlo, ma che viene tirata per i capelli dal suo passato, da un modello di sviluppo incentrato su industrie ad elevatissimo impatto ambientale. Taranto non è l’unico porto in cui convivono attività molto diverse tra loro, ma sicuramente è uno dei pochi, forse il solo, che è stato disegnato in funzione delle attività industriali che sono prevalenti su tutto il resto. Ma non c’è montagna che non si possa scalare. Qui è tutto più difficile, ma non impossibile. Ribadiamo l’auspicio: turismo a tutto gas… ma non quello che si respirava ieri mattina!
Intanto, anche il Comune di Taranto interviene sulla puzza di gas. “Un fastidioso odore di gas da un paio di giorni sta avvolgendo la città – si legge in un breve comunicato stampa di Palazzo di città – anche se in modo non continuativo. L’odore preoccupa i cittadini e sta mobilitando le istituzioni comunali. Stiamo vigilando su questo fenomeno – rassicura il vicesindaco nonché assessore all’ambiente Rocco De Franchi – dalle caratteristiche e da qualche precedente, si potrebbe attribuire la provenienza di queste emissioni anche dalla presenza di una nave petroliera visibile a largo di mar Grande; i venti non certo favorevoli hanno portato questi odori sgradevoli sulla città. Tuttavia sulla questione, nell’immediatezza dei fatti, abbiamo contattato la direzione dell’Arpa per avere ogni utile informazione”.