Sul Pezzo
Taranto, Oddati rimette in moto il Pd: le proposte
“A Taranto si gioca una partita importante, dalla forte carica innovativa, nella quale l’interesse, si badi bene, è generale… Continuare a proporre la vecchia idea di produzione dell’acciaio è anacronistico, oltreché dannoso. Deve necessariamente essere raccolta la sfida del cambiamento e la direzione deve essere quella dell’economia sostenibile. Questo affinché il lavoro sia vita e crescita reale”.
Il commissario provinciale del Pd di Taranto Nicola Oddati si presenta alla città partendo dalla grande vertenza Arcelor Mittal. “Nei prossimi giorni incontrerò il ministro Gualtieri per cercare di comprendere la strada da percorrere nel rapporto con la multinazionale, dalla quale, sia chiaro, non dipendiamo. Qui si gioca la partita attorno ad un interesse che è certamente generale”.
“Garantisco il massimo impegno del Pd di Taranto – prosegue Oddati – nella fase in cui va decisa la strategia non solo per quel che riguarda la gestione dell’acciaieria, ma anche per lo sviluppo di un’economia alternativa”.
“Siamo a poca distanza di tempo dalla scadenza elettorale delle regionali qui in Puglia. In vista di questa competizione, non lavoriamo con l’ossessione delle correnti. Guardiamo avanti e superiamo le vecchie divisioni”.
E quanto all’organizzazione del partito sul territorio jonico: “Ricostruiamo un tesseramento adeguato, fatto da persone in carne ed ossa – assicura – Puntiamo sulla costruzione di un gruppo unito, aperto, capace di dire la propria e contribuire a tracciare quello che sarà il gruppo dirigente”.
Alla conferenza stampa di presentazione, nei giorni scorsi, hanno preso parte anche Giovanni Chianese, subcommissario provinciale del partito e Antonella Vincenti, componente della segreteria nazionale.Prima della conferenza stampa, Nicola Oddati aveva incontrato il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, col quale, si legge nella nota del partito, “ha condiviso l’idea di dover costruire un nuovo futuro per la città dei due mari, certamente distante dalla monocultura dell’acciaio e da un concetto di industria che inquina e che non rispetta comunità e territorio”.