Salute
Taranto, l’opzione di Melucci: acciaio senza area a caldo
Oggi il Procuratore della Repubblica di Taranto Carlo Maria Capristo ha chiamato a raccolta enti locali, organi di controllo, commissari e aziende per fare chiara luce sui recenti episodi in campo ambientale: picchi di diossina nella masseria Carmine (Paolo VI), aumento delle emissioni nella cokeria di ArcelorMittal, sequestro delle colline ecologiche e conseguente chiusura delle scuole Deledda e De Carolis al rione Tamburi.
Il sindaco Rinaldo Melucci nei giorni scorsi ha incontrato i cittadini preoccupati per la chiusura delle scuole e per la situazione ambientale. All’immediata vigilia del vertice in Procura, Palazzo di città annuncia un possibile cambio di prospettiva nel rapporto con l’azienda siderurgica. Una dichiarazione che sembra riportare Melucci sulla strada della decarbonizzazione, se non del tutto abbandonata, sicuramente messa da parte dopo la rottura politica con Michele Emiliano. Parole che guardano anche a eventuali cambiamenti radicali nella produzione di acciaio. Ecco, di seguito, il testo integrale della dichiarazione del sindaco di Taranto.
“Nei giorni in cui i giovani di tutto il mondo manifestano per il futuro del pianeta, il nostro Paese sembra abbandonare antiche timidezze per indicare nel 2025 il traguardo per una economia decarbonizzata e l’Amministrazione comunale vara il primo vero osservatorio per la salute, abbiamo tutti l’obbligo di credere in noi stessi, nelle nostre capacità e siamo chiamati a rilanciare un’idea positiva di Taranto.
Se acciaio deve essere in futuro, deve essere assolutamente sostenibile, rispettoso in egual misura di salute, ambiente e lavoro, deve essere integrato con lo sviluppo nuovo che Taranto si sta dando. Se acciaio deve essere in futuro, deve essere acciaio decarbonizzato al pari delle migliori produzioni europee e questo va comunicato bene a chi impreca oggi proprio contro l’immagine di Taranto e gli sforzi che si stanno compiendo. Se acciaio deve essere in futuro, è plausibile che di fronte a dati certi sul danno sanitario, non possa essere altro che un acciaio senza più aree a caldo.
Certo, è una sfida per l’intero Paese, non ce la possiamo fare da soli, è un cambio di paradigma culturale e di organizzazione del lavoro, ma oggi più che mai sembra una strada obbligata; dalla piccola Greta al Presidente Mattarella, passando per Papa Francesco, sono lì a ricordarcelo. Ci riusciremo solo restando uniti e razionali, ci riusciremo solo se abbandoneremo tutti il gusto di mettere in mostra il peggio della nostra realtà. Non è così che serviamo Taranto. Così facciamo il gioco di chi vuole solo usare Taranto per i propri scopi personali, di chi ha utilità che Taranto resti indietro”.