Pubblicato alle ore 13:28

Taranto, l’obiettivo era ed è la salvezza: ritrovare in fretta la vocazione utilitarista

Taranto, l’obiettivo era ed è la salvezza: ritrovare in fretta la vocazione utilitarista

Ci sono da giocare il secondo tempo di Vibo Valentia e la partita di Palermo. Sabato prossimo (17.30) allo Iacovone arriva il Foggia, seguiranno in casa Avellino, Monopoli, Juve Stabia e Bari. In trasferta, il Taranto andrà a Potenza, Catania, Messina e Picerno.


L’asticella della tranquillità, classifica alla mano, rischia di alzarsi nel girone C della Lega Pro a quota 43-44, considerato che a nove turni dal termine (e non poche partite da recuperare) l’attuale quintultima di punti ne ha 32.



Ma lo scopo d’annata era e resta lo stesso: il Taranto deve salvarsi! Per non farsi definitivamente trascinare dove tira forte il vento, il gruppo ha bisogno di ritrovare in fretta il suo piglio utilitarista, la vocazione che lo aveva accreditato nei piani di mezzo, sino a Natale, indebolito da alcuni pareggi interni ma rafforzato da entusiasmanti exploit che hanno proiettato la squadra sul panorama playoff.
Uno scenario da dimenticare, è il momento di guardarsi alle spalle. E di ricominciare a far gol, vera lacuna della squadra che in campionato è tra quelle che vede meno la porta avversaria.

In verità… in pochissimi nei mesi scorsi parlavano d’altro se non di “salvezza tranquilla”, rimandando i pensieri stupendi alla categoria del “possibile”. Ma due mesi senza vittorie, avendo smarrito quel principio del tornaconto che la squadra ha interpretato sino a Natale, consegnano oggi un quadro allarmante.

Ci sono però i presupposti per conquistare almeno dieci punti (almeno dieci…) nelle restanti undici partite da giocare. Anzi, dieci e mezza…


Il Taranto ha smarrito la rotta, è innegabile. Al suo gioco raramente brillante, talvolta soddisfacente e spesso redditizio nel primo quadrimestre, ha purtroppo accompagnato un cattivo rapporto con la sorte. Elemento che fa parte del mosaico senza per questo voler attenuare cause ed effetti tattico-tecnici che oggi la graduatoria esprime.
Episodi che giustificano, insomma, ma che spiegano solo parte del racconto: tre rigori decisivi falliti in tre gare (sarebbero oggi sei punti in più, teoricamente…) calciatori fondamentali persi per strada o mai del tutto recuperati (per ora).

Si pensi a Diaby, la cui stagione è finita praticamente sul nascere. A Falcone e Guastamacchia, il cui recupero era giustamente atteso come si fa con due colpi di mercato in pieno torneo: il primo si è dovuto fermare di nuovo, il secondo non è ancora tornato titolare.
E due nuovi arrivati, Barone e Manneh, da una settimana fermi ai box causa infortunio. Si aggiunga il calo di rendimento generale, speriamo passeggero, e l’attualità trova una delle letture plausibili.

Non sono attenuanti. Forse in parte spiegano questo viaggio in retromarcia. Il contesto però non va dimenticato: le prime della classe stanno legittimando il proprio valore, le contendenti dirette del Taranto da alcune settimane hanno trovato l’acceleratore. Il Taranto era partito per salvarsi.
Oggi deve riprendere quel cammino, cercando la via del gol.

Laterza conosce la squadra alla quale si chiede di ritrovarsi in fretta. A lui l’onere di ricomporre i cocci della trasferta di Andria.

Non è tempo di fraseggi. Saranno invece i giorni delle ripartenze fulminanti, dei gol di rapina, delle giocate inattese, degli scatti repentini e delle barricate all’italiana: l’accademia del tornaconto calcistico. E’ tempo di ritrovare quella vocazione utilitarista che ha spesso meritato gli appalusi del pubblico tarantino. Voglia e sudore, corsa e convizione.

Perchè salvezza sia, la più tranquilla possibile, è tempo di mordere il pallone per fare punti. Ma il Taranto deve tornare ad essere il Taranto pre natalizio. In caso contrario, sarà dura rialzarsi.


Annunci

Dove andare a Taranto

MarTA in musica, ecco la rassegna
from to
Scheduled