Salute
Taranto, le polveri cariche di diossina transitano dal rione Tamburi? L’Ilva risponde alla Fiom
È ancora “giallo” sulla fonte emissiva dei picchi di diossina rilevati a maggio e novembre del 2014 e a febbraio 2015, dai deposimetri posizionati al rione Tamburi. Secondo l’Arpa Puglia, valori così elevati possono essere riconducibili solo all’Agglomerato dell’Ilva. Lo affermò l’ex direttore generale, Giorgio Assennato nella sua ultima conferenza stampa. Immediata la replica dell’azienda siderurgica che smentì ogni coinvolgimento.
Sulla vicenda, all”inizio di marzo, intervenne anche la Fiom Cgil di Taranto con un documento nel quale chiedeva all’Ilva di fare chiarezza sulla vicenda e di sapere se a quei picchi di diossina fossero stati esposti i lavoratori del siderurgico e con quali conseguenze. Alle richieste del sindacato l’Ilva ha risposto ieri durante un incontro al quale hanno partecipato l’ing. Labile (Direzione Dipartimento AIA e Ambiente Ilva), la prof.ssa Zanetti del Politecnico di Torino e il Commissario Straordinario Carruba.
Tre i temi sottoposti all’azienda: modalità di manipolazione, gestione e trasferimento delle polveri degli elettrofiltri derivanti dal processo di sinterizzazione; eventuali cause che hanno determinato i picchi di diossina; potenziale esposizione al rischio dei lavoratori coinvolti.
Queste le risposte fornite dall’Ilva, riassunte in una nota stampa della Fiom Cgil. Sulla gestione delle polveri contenenti le diossine provenienti dai filtri Meep, l’ing. Labile ha affermato che “le stesse sono raccolte all’interno di big bags, trasferite inizialmente nel deposito temporaneo all’interno dello stabilimento e successivamente in discariche autorizzate per lo smaltimento definitivo così come previsto dalla normativa vigente. Ha precisato che i mezzi adibiti al trasporto delle polveri di diossine presso le discariche autorizzate non percorrono il quartiere Tamburi, pertanto i picchi rilevati non sono riconducibili a un’errata gestione del trasporto. Tale criticità era stata sollevata anche da Ispra la quale, con una nota inviata a fine marzo 2016, ha richiesto a Ilva di conoscere il percorso previsto dai mezzi per il trasporto dei big bags contenenti diossine presso le discariche esterne”.
Sulla “paternità” della diossina, l’Ilva continua a professare la sua… innocenza. “La professoressa Zanetti – prosegue la nota della Fiom – ha affermato che, analizzando i dati presenti nella relazione elaborata dall’ing. Onofrio, risulta evidente che l’impronta digitale delle polveri raccolte al deposimetro esterno differisca in modo particolare da quella relativa alle polveri campionate all’interno del sito industriale, a quelle raccolte dai sistemi di trattamento emissioni e dalle emissioni convogliate. La ripartizione degli omologhi nelle polveri raccolte nei mesi in cui le centraline hanno rilevato i picchi, inoltre, risultano differenti rispetto a quelle rilevate in tutti gli altri mesi dell’anno“.
Infine, in ordine, ad eventuali conseguenze dell’esposizione sui lavoratori “l’azienda ha precisato che sono in corso campagne di monitoraggio ambientale e personale, in collaborazione con Arpa e Asl, al fine di verificare l’eventuale esposizione professionale dei lavoratori a Pcdd/F e inquinamento ambientale”.
La Fiom Cgil ha “colto positivamente la partecipazione all’incontro del Commissario Carruba, il quale, con la sua presenza, ha dato un chiaro segnale di apertura nei confronti delle problematiche da noi rilevate in merito alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini e dei lavoratori”. Carruba ha annunciato, inoltre, che i sindacati saranno convocati in riferimento alle attività di bonifica di materiali contenenti amianto. “La Fiom – conclude la nota – pur ritenendo positiva l’apertura di Ilva verso le problematiche riguardanti le questioni ambientali, attende i risultati del monitoraggio effettuato da Arpa Puglia al fine di avere chiarimenti in merito all’individuazione delle cause che hanno determinato i picchi di diossine rilevati dalla centralina del quartiere Tamburi“.