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Taranto, la tassa di soggiorno no!

Pubblicato | da Redazione

Ottima notizia quella di Taranto riconosciuta formalmente come Città d’Arte italiana. Ne aveva e ne ha le caratteristiche essenziali: la sua storia, la Città Vecchia, un certo attivismo culturale ritrovato, i patrocini degli enti, il numero di manifestazioni prodotte, il parco archeologico (sparso o custodito) urlavano il diritto a questa assegnazione. Dietro l’angolo, però, potrebbe spuntare una procedura che va da sé, ovvero l’istituzione di una tassa di soggiorno come avviene nelle Città d’Arte che da decenni vivono di turismo in lungo e largo per lo Stivale. Ecco, pensiamo non sia il caso. Pensiamo che Taranto, che così faticosamente sta cercando di affrancarsi dal marchio a fuoco impresso dei danni prodotti dall’acciaio, debba essere risparmiata da un obolo turistico che potrebbe minare , dopo i primi ottimi passi compiuti di recente (i dati di affluenza al Castello e al MarTa parlano chiaro). Mettiamola così, in assenza di sostanziose compensazioni per la cittadinanza, alla luce degli storici ingombri industriali, quantomeno si eviti di tassare il turismo che così faticosamente sta allestendo un’offerta sino a vent’anni fa impensabile.

Intanto, ben venga questo riconoscimento.  Da oggi anche Taranto, infatti, è inserita nell’elenco delle città d’arte, ex art. 3 del Regolamento regionale 11/2003, al termine dell’istruttoria condotta dalla Direzione Sviluppo Economico e ratificata dalla determina dirigenziale della direzione cultura.

L’iscrizione è concessa in presenza di almeno tre dei requisiti richiesti. Nel caso di Taranto, sono stati riconosciuti sussistenti quattro requisiti:

1) presenza di edifici e complessi monumentali di notevole interesse storico ed artistico;
2) presenza museale;
3) presenza di offerta di servizi culturali (biblioteche, archivi di stato, raccolte di documenti di rilievo provinciale relative a materie storiche, artistiche ed archeologiche);
4) presenta di attività culturali quali mostre, convegni, manifestazioni culturali e tradizionali svolte con il patrocinio di Comune, Provincia o Regione.

“Abbiamo lavorato a lungo – commenta l’Assessore Tilgher – insieme all’assessore regionale Capone per colmare una lacuna inaccettabile. L’iscrizione di Taranto è una significativa espressione dell’attenzione rivolta dall’Amministrazione Melucci alla cultura ed alla sua valorizzazione, in quanto risorsa di sviluppo concreto, che lancia la città nella giusta prospettiva di territorio attrattivo proprio per le sue profonde e variegate radici identitarie. L’elenco ci consente peraltro di colmare un gap tecnico-amministrativo, nella presentazione di progettualità, per i bandi che prevedono tale requisito o che ad esso legano una parte significativa del punteggio.”

“A breve verranno valutati con i principali stakeholder ionici anche gli atti consequenziali, fra i quali l’applicabilità della tassa di soggiorno” annunciano dal Comune. E questo preoccupa già alcuni operatori turistici della città.