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Taranto, Ilva e dintorni: 15 anni di “ammuina”

Pubblicato | da Michele Tursi

Qualche annotazione su petrolio, acciaio e gas e sulle regioni Basilicata e Puglia. Il governatore della Lucania, Marcello Pittella (Pd), qualche giorno fa ha sospeso per tre mesi l’attività del centro oli Eni di Viggiano per “inadempienze e ritardi da parte di Eni rispetto alle prescrizioni regionali”. Dieci giorni prima lo stesso Pittella aveva inviato una lettera al “cane a sei zampe” con una serie di prescrizioni ben precise per evitare che la contaminazione proveniente dall’area dello stesso centro, potesse estendersi verso l’invaso del Pertusillo che rifornisce di acqua potabile la Basilicata e la Puglia. A questa decisione la Basilicata era arrivata a seguito dei dati forniti dall’Arpab (Agenzia regionale per l’ambiente della Basilicata) che hanno segnalato l’inquinamento di manganese, ferro (definito molto cospicuo) e idrocarburi policiclici aromatici.

Avendo l’Eni disatteso le prescrizioni indicate, Pittella e la giunta regionale, hanno disposto la sospensione dell’attività in un’area da cui si estrae l’80% del petrolio italiano. Hanno agito con coerenza amministrativa e in difesa dell’ambiente e della salute pubblica, pur consapevoli che la decisione avrebbe avuto ricadute occupazionali. Non hanno tentennato, nè hanno spettacolarizzato la vicenda. La notizia della sospensione è stata affidata ad una semplice nota stampa.

Passiamo in Puglia e, precisamente, a Taranto e all’Ilva, una fabbrica che secondo i magistrati ed i periti di Ambiente svenduto è causa di “malattie e morte”. Da almeno 15 anni le varie giunte regionali si confrontano con questo problema. Ricordate Raffaele Fitto (all’epoca era in Forza Italia) e i suoi atti d’intesa? Nei fascicoli di Ambiente svenduto vengono definiti una “colossale presa in giro”. L’Ilva dei Riva, infatti, faceva passare come straordinarie conquiste per l’ambiente e la sicurezza dei

Nichi Vendola (Sel) è tra gli imputati di Ambiente svenduto per le presunte pressioni sull’Arpa Puglia (giugno 2010) che chiedeva l’adozione di misure per contenere l’inquinamento di Benzo-a-pirene proveniente dalle cokerie Ilva.

Ora c’è Michele Emiliano (Pd) il quale ha tenuto la riunione di insediamento della Giunta regionale a Taranto. Una grande operazione d’immagine ma che per il capoluogo ionico non ha prodotto assolutamente nulla tanto che Taranto, ancora oggi (dopo la brevissima parentesi Liviano), continua a non avere un suo rappresentante in giunta. Su Taranto e sull’Ilva,  Emiliano ha, però, costruito le sue fortune politiche. Con il vessillo della decarbonizzazione, ha preso due piccioni con una fava: Ilva e Tap. Con questo argomento ha condotto la guerra a Renzi, ha conquistato prime serate televisive, interviste nei maggiori talk show nazionali. Una visibilità che gli è tornata utile per ritagliarsi un posticino nelle primarie del Pd.

Sul fronte dei risultati, però, a Taranto da quando è presidente Emiliano non è cambiato niente. Anzi no, la Regione ha chiuso un bel po’ di reparti e di ospedali in provincia di Taranto come segno di vicinanza per l’emergenza sanitaria che vive l’area ionica a causa del polo industriale. Anche sulla Tap la montagna ha partorito il topolino. E’ di ieri la sentenza del Tar del Lazio che ha respinto il ricorso della Regione Puglia che chiedeva la sospensione dei lavori paventando un pericolo di danno permanente all’uliveto in relazione allo spostamento dei 211 alberi dal tracciato. Emiliano ne esce con le ossa rotte perchè il Tar gli ricorda che “due articolazioni della stessa Regione Puglia (il Servizio fitosanitario e la sezione provinciale del dipartimento Agricoltura) hanno concesso a Tap l’autorizzazione all’espianto di 211 piante di ulivo”. Ma Emiliano non molla mai. “Andremo avanti perché crediamo fermamente che sia ingiusto che la Tap approdi in una delle spiagge più belle d’Europa e che si debbano costruire chilometri di gasdotto sotto il maggiore giardino di ulivi d’Italia”, dice sulla sua pagina Facebook.

Penso che, a questo punto, avrete compreso il senso dell’ articolo. C’è la politica della concretezza e la politica champagne. In Puglia si continua a “fare ammuina”, altrove difendono i cittadini con gli atti amministrativi, anche a costo di essere impopolari. A proposito: Pittella nemmeno lo conosco. Casomai qualcuno dovesse insinuare…