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Taranto, fine settimana al cinema tra musical e thriller

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Split – 23 personalità al secondo e la 24esima – la più temibile di tutte – è in arrivo: si direbbe che funziona alla velocità del Cinema la creatura pensata da M. Night Shyamalan per il suo nuovo film. Il protagonista di “Split” è infatti un giovane uomo cui è difficile dare un (solo) nome, dal momento che contiene per l’appunto 23 Sé. Roba da far impallidire il Norman Bates di Hitchcock, lo psicotico per eccellenza del cinema di sempre, che di personalità ne aveva solo due, la sua e quella di mamma… Ad ogni modo, Kevin Wendell Crumb (questo il suo vero nome, quello con cui è iscritto all’anagrafe di Philadelphia) divide il suo corpo con molteplici personalità, che rispondono ai nomi di Dennis, Patricia, Hedwig, Barry, Orwell, Jade… Ne sa qualcosa la psicologa che lo ha in cura e lo studia come un caso da manuale e lo scopriranno a loro spese Casey e le sue due amiche, che si ritrovano rapite e segregate nel sotterraneo che fa da nascondiglio alle 23 personalità all’opera. Lo psycho thriller è dunque in azione, con tutta la sua crudeltà psicologica, senza che il sentimento pieno della narrazione di Shyamalan venga mai meno. Questo è il film del ritrovato successo del regista di “Il sesto senso” e “Unbreackable” e tutto funziona nell’attesa di rivelazioni e avventi che determinano il senso delle cose. Qui c’è una Creatura che è annunciata, qualcosa di terribile e mostruoso che vuole cibarsi delle sue vittime e Shyamalan non indietreggia di un passo dinnanzi al sentimento del suo cinema. Il film freme di tensione implicita, materializza lo scontro tra vittima e carnefice come un duello intimo in cui l’innocenza della ragazza contiene la paura della colpa e la salvezza del perdono. Bisogna guardare sino alla fine, sino all’ultimissima inquadratura, questo film per capire cosa abbiamo visto! In Shyamalan le prospettive vanno sempre capovolte…
(All’Ariston di Taranto, allo Spadaro di Massafra)

La La Land – Esattamente come il titolo: “La La Land” è un film orecchiabile, risuona in testa assieme alle canzoni della colonna sonora, rispondendo al richiamo antico del musical, a patto che quel richiamo lo riconosciate. L’apertura è da manuale – e anche da antologia: una highway di Los Angeles imbottiglia LalaLandcome coriandoli le auto e i passeggeri, la musica parte, una ragazza scende, balla e canta il suo sogno di successo nella città degli angeli e poi il ritmo è contagioso e l’intero ingorgo è una festa. La contrapposizione tra movimento sfrenato e costrizione è emblematica e tutto il film ruota attorno alla capacità di Chazelle di costruire prospettive di fuga reali, immaginarie, narrative e musicali per i suoi due protagonisti. Che sono due sognatori qualunque dell’entertainment losangelino, un ecosistema il cui ossigeno si chiama successo: Mia vuole fare l’attrice, rotola da un provino deludente all’altro mentre fa la cassiera in un diner negli studios; Sebastian fa il pianista jazz e sogna di riprendersi il locale che il suo socio gli ha soffiato, mentre suona in un night e alle feste del jet set. L’incontro tra i due si chiama ovviamente amore, ma non subito, ché in pieno regime da musical Chazelle li fa trovare in disarmonia litigiosa prima di farli baciare e cantare e ballare insieme, sotto i lampioni di Mulholland Drive. Il film è pieno di charme e di virtuosismi stilistici e il regista è di quelli che resteranno: “La La Land” ha carattere, materializza il classicismo hollywoodiano sullo scenario eternamente fuori tempo di un cinema da empireo, pensando a Vincente Minnelli, Stanley Donnen e Mark Sandrich tanto quanto a Jacques Demy. Girato in 35mm anamorfico, ovvero in pellicola e in CinemaScope per tenere fede alla grana e all’estensione dell’immagine classica hollywoodiana, il film è un oggetto lieve, affascinante, libero ed etereo: tutte qualità che lo consegnano a una leggerezza che garantisce il piacere immediato della visione, ma non necessariamente un posto negli annali della Storia del Cinema. Delle 14 Nomination ne acciufferà molto probabilmente più di qualcuna, a meno che l’hashtag “#soblackoscar” non abbia la meglio. Resteranno comunque la promessa mantenuta di Chazelle (dopo l’ottimo “Whiplash”) e le interpretazioni di Ryan Gosling ed Emma Stone.
(al Bellarmino di Taranto; allo Spadaro di Massafra)