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Taranto, così eludevano i controlli e le cozze contaminate finivano sul mercato

Pubblicato | da Redazione

Si è conclusa oggi la maxi operazione della Guardia Costiera di Taranto denominata “passo e chiudo”. Più di cinquanta uomini e donne impegnati nelle indagini e nell’esecuzione di 7 ordinanze di custodia cautelare, in carcere e ai domiciliari. I provvedimenti sono stati disposti dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto nei confronti di altrettante persone coinvolte, a vario titolo ed in concorso tra di loro, nei reati di: furto e ricettazione, commercio di sostanze alimentari altamente tossiche.

L’INGANNO – Le indagini hanno preso avvio da alcune denunce di mitilicoltori, vittime di ingenti furti di prodotti ittici. Gli accurati accertamenti dei militari hanno portato alla luce l’esistenza di un vero e proprio “mercato parallelo” di frutti di mare contaminati chimicamente e biologicamente. I mitili venivano immessi nella filiera commerciale legale attraverso un sistema di contraffazione dell’etichettatura che ne rendeva regolare la tracciabilità. I militari della Guardia Costiera di Taranto durante la conferenza stampa hanno spiegato che questa merce veniva spacciata come prodotto di alta qualità, ma in realtà era pericolosissima per la salute pubblica.

https://youtu.be/HSaulKDvIbQ

UN’ORGANIZZAZIONE CRIMINALE –  I militari hanno accertato l’esistenza di una organizzazione criminale che, sistematicamente, trafugava le cozze da impianti siti nel 1° e 2° seno del Mar Piccolo, ovvero li coltivavano abusivamente in impianti illegittimi, per poi distribuirli ad acquirenti di fiducia locali che, a loro volta, li commercializzavano nei banchetti presenti sulle strade tarantine. Destinatari finali della merce erano anche grandi centri di spedizione. Il guadagno era garantito dal basso, anzi inesistente costo di produzione o acquisto in quanto prodotto dell’attività illecita del furto.

ELUSE LE NORME SANITARIE – Il sistema consentiva ai soggetti coinvolti nell’inchiesta di aggirare le stringenti normative sanitarie in materia che prevedono cicli depurativi dei mitili, nonché le previste movimentazioni del prodotto, finalizzate ad abbattere la contaminazione batterica, i livelli di Pcb e diossine.
Nello specifico, alcuni degli indagati si occupavano di organizzare i furti e la vendita dei beni sottratti, le operazioni di trattamento, sgranatura dei pergolati di mitili (al fine di perderne la tracciabilità, data dalla colorazione della retina scelta da ogni miticoltore) nonché di consegna del prodotto confezionato in sacchi del peso di 10 kg cadauno agli acquirenti di fiducia, previa prenotazione telefonica del quantitativo richiesto. Infine i centri di spedizione provvedevano ad etichettare come proprio, il prodotto in questione, sanandone di fatto la provenienza.