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Taranto-Catania e questa inutile nemesi collettiva

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Il rischio che le gare siano due è reale. Ma la posta in palio è sul terreno di gioco. E i ventidue calciatori, quelli che stasera scenderanno in campo, il 9 giugno del 2002 erano per lo più bambini o adolescenti.

I tarantini, gli sportivi, i tifosi… aspettano questa gara come una nemesi necessaria, quasi un esorcismo collettivo, una fiammata che possa bruciare l’incubo. Purificando dopo l’oltraggio.

Ma al Taranto, che affronta una buona squadra che di fatto ha gli stessi punti in classifica (0 punti, partendo da -7) serve la vittoria. E dovrà vincere mostrando di saperlo fare senza due terzi del reparto più solido, la difesa.

Il resto è giustificabile pathos, memoria collettiva, rabbia da urlare (e niente di più, chiaramente) ma i presunti colpevoli di quella ignobile pagina di calcio non giocato, stasera non saranno allo Iacovone. Nessuno dei soliti sospetti o dei soliti ignoti. Tutti non hanno dimenticato quella gara di non calcio. Tutti, nessuno escluso dei 30mila presenti sotto il sole pre estivo di 14 anni fa. Non ci sono vendette da vivere anche perché la storia, stasera,  non pone di fronte alcun bersaglio.

E allora si scacci questo brutto ricordo con una bella vittoria e uno stadio colorato e gioioso!  

Il rischio di una nemesi (inutile) è alto. Perché in campo si gioca l’attualità, il passato potrebbe diventare un avversario in più.