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La bellezza frustrata di Taranto, caffè scientifico a Palazzo di città
Flavia Piccinni sarà oggi alle 18 presso il Municipio di Taranto, Sala degli Specchi, per presentare il suo ultimo libro “Bellissime” (Fandango Libri, 2017), che ha dato adito a due interrogazioni parlamentari e ha suggerito un disegno di legge. Si tratta del primo caffè scientifico della Fondazione BRF Onlus. Il tema centrale sarà la bellezza, affrontato da diversi aspetti: quello psichiatrico, psicologico, psicopatologico, filosofico e teologico. Interverranno Armando Piccinni, Donatella Marazziti, Alberto Carrara, Guido Traversa e Claudio Bonito. L’evento si svolgerà con il patrocinio della Regione Puglia, assessorato all’industria del turismo e della cultura, dei Presìdi del Libro e del Presidio del Libro di Taranto Rosa Pristina. Ma cos’è la bellezza? Ecco una riflessione dell’autrice per “la Ringhiera”.
Che cosa è la bellezza? Che forme prende la bellezza, e perché ci incanta ogni volta? Negli ultimi anni ho trascorso molto tempo con bambine bellissime – quelle che poi vengono selezionate per le sfilate e le pubblicità, quelle che creano e alimentano il canone della bellezza infantile -, e ogni volta restavo estasiata dallo stupore sincero che un bel viso e un bel sorriso possono produrre. Ogni volta mi domandavo: qual è la ricetta magica della bellezza, e perché ogni volta ci stupisce?
Ma la bellezza non riguarda soltanto le persone. È anche una sfumatura dello spirito. Forse, soprattutto, un equilibrio precario e magico della mente. Per me la bellezza è la follia.
C’è poi la bellezza dei luoghi. Per anni il mio paradigma di bellezza è stato Taranto. Perché la bellezza di Taranto è una bellezza immediata, e misteriosa. È una bellezza che si declina adesso in quel mare a filo, a Taranto Vecchia, con i pescherecci che sono un intruglio di voci, colori, reti e pesci. Ed è questa, di Taranto, una bellezza che sta tutta concentrata nello struscio pomeridiano per le vie del centro, e s’affina nelle boutique, nei negozi eleganti e ricercati, nelle pasticcerie con i loro trionfi di mignon dalle superfici zuccherine, nei cornetti zeppi di ricotta e di crema. Per me la bellezza di Taranto è il sorriso di mia nonna, che in fondo a via Palma avanza con il suo passo fiero, elegante, tarantino.
Quella di Taranto è una bellezza di tutti, che si perde nello sguardo e nel silenzio: la bellezza frustrata di chi sa di avere un dono, e non ha gli strumenti (culturali, mentali, psicologici ed economici) per coltivarlo. Quella di Taranto è una bellezza luminosa – perché è unica la luce che questa città possiede, e detiene – e si fregia di un mondo che vorrebbe darle una voce, eppure non ci riesce.
La bellezza di Taranto è un grido, cui segue il vuoto: dopo l’urlo, si staglia solo silenzio. La bellezza di Taranto oggi è soprattutto una bellezza puttana. Si svende a chiunque, e quello che resta è il ricordo. Forse, una possibilità. Quella di Taranto è una bellezza che va costruita. Come ogni dono, come ogni dovere. Ogni giorno, un tentativo di redenzione dopo l’altro.