Skip to main content

Taranto brutto e vincente

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Prima di ogni cosa, e soprattutto prima di esprimere qualsiasi giudizio di merito, occorre mettersi d’accordo con se stessi. Mettiamola così, rispolveriamo Catalano: è meglio andare allo stadio, guardare una brutta partita e tornare a casa da vincitori? O andare allo stadio, spellarsi le mani di applausi e tornare a casa sconfitti? C’è sempre la via di mezzo, si dirà.

Ecco, quella via di mezzo è adesso il traguardo che Ragno dovrà centrare quanto prima, se è vero com’è vero che il calcio moderno premia spesso chi gioca bene. Così com’è vero che non sempre il Taranto avrà la fortuna di imbattersi in squadre che ripartono bene, penetrano l’area ma accusano difficoltà in fase conclusiva. Perché l’Altamura di oggi –  al cospetto di un Taranto incapace di chiudere la partita, e di giocarla come invece avrebbe dovuto – avrebbe potuto segnare almeno due gol ai rossoblu rattoppati dietro, è vero, ma troppo timorosi di uscire dal campo senza i tre punti.

Detto questo, benvenuta vittoria. E applausi per chi come Croce e Matute ha dato l’anima.  Ma va bene così. Con la difesa inventata, alcune assenze e qualcuno fuori giri  – oggi Genchi, sostituito, e d’Agostino, una giocata in 90′, non sono apparsi i soliti trascinatori –  alla fine il Taranto ha comunque battuto un Altamura pimpante e per niente arrendevole. Ragno ha azzeccato le mosse: sapeva che oggi più di questo non si poteva cavare dal gruppo. Ha fatto di necessità virtù e alla fine ha avuto ragione dando seguito all’annuncio-presagio di giovedì scorso: la prestazione può attendere, voglio i tre punti. Il girone H della serie D, intanto, si conferma equilibrato. La strettissima graduatoria concede il tempo necessario per fare i compiti e farsi trovare pronti ogni domenica. Il Taranto attende il miglior Guaita, ha bisogno di Galdean, necessita del genio di Stefano d’Agostino e della forza d’urto di Genchi.  C’è poi Oggiano, ci sono gli under da gettare nella mischia, serve il coraggio di tutti. Ragno deve ricompattare la difesa e la squadra non può pretendere che Matute faccia il maratoneta per 100 minuti e per tutti. Quando la metà di questi obiettivi sarà centrata, i rossoblu saranno i protagonisti di questo torneo così complicato, adesso, da far rimandare qualsiasi giudizio netto nei giorni delle pettole. Attendiamo golosamente vittorie da applausi. Ma quelle senza applausi non sono sgradite. Diciamocelo (foto concesse da Aurelio Castellaneta)