Cooltura
Studio 100 Radio, c’era una… svolta a Taranto
Il 30 giugno scorso ha chiuso un’altra storica voce dell’intrattenimento e dell’informazione a Taranto. Dopo 41 anni di attività, Studio 100 Radio ha cessato le trasmissioni. Questa la testimonianza e la riflessione di Claudio Frascella, giornalista, storica voce e già direttore dell’emittente radiofonica.
“Studio 100 Radio, dopo 41 anni ha smesso di tenere compagnia ai tarantini. Questi ultimi, idem per quanti fanno informazione, ma vedono la radio come una concorrente (dunque “meglio così”), in questa occasione hanno manifestato distrazione. Impagabili i tarantini: prima si fanno investire da artiglierie pesanti, poi si spolverano la camicia e si rialzano. Come se niente fosse, senza mostrare attributi. Giocassero a calcio, sarebbero palle inattive. Mentre i gruppi importanti investono nelle radio, secondo indagini recenti perché la pubblicità radiofonica è business (Berlusconi, ultimo acquisto: Radio Subasio, 25 milioni di euro!), qui si spegne. Scelta imprenditoriale, rispettabile, non condivisibile. Per mille motivi. Senza entrare in rotta di collisione, il “corpo è ancora caldo”, la disamina diventa squisitamente tecnica.
Dunque, informazione locale. Il notiziario ogni ora, per raccontare “cosa succede in città”, non c’è più. La radio e le ultime “news” aggiornavano case, auto e negozi: non c’è scrittura che possa essere più veloce della parola. Ma la radio incassa il primo gol. Uno a zero. La pubblicità. Le attività del territorio che godono buona salute proseguiranno a promuoversi con tariffe più praticabili (tv, affissionistica, cartellonistica, siti, stampa); le altre, aziende, società, esercizi, quelle che stanno “meno meglio”, non potranno più fare appello alle ancora ragionevoli tariffe radiofoniche: uno spot e la sua programmazione avevano costi irrisori rispetto a una grande, invidiata professionalità. Tanto nella realizzazione quanto nel contesto all’interno del quale questi, i comunicati commerciali, venivano collocati. Diversi negozi rinunceranno alla radio, altri spazi commerciali – questione di costi – non potranno impegnarli. Dunque, meno “visibilità”. Due a zero.
Ignoranza. Due volte: la prima congenita, la seconda il “far finta” di ignorare (quanta indifferenza!). Alla notizia sulla chiusura, quando parte la fronda sui social, tutti si preoccupano di andare a trovare foto vecchie e ricordi, anche di un solo respiro rivolto a favore di un microfono. Scopri che tutti hanno fatto la storia di questa città. Meglio così. Pensi che dopo sentimenti come sfogo e nostalgia, almeno qualcuno spenda almeno una parola per il personale radiofonico, che pure le ha provate tutte pur di tenere in vita l’orgoglio. Niente. Finiti ricordi, niente più. Nessun incoraggiamento per il personale, la gente che ha investito dieci, venti anni e più della propria vita a mettere in campo una professionalità mai seconda a quella di quanti operano nei network. Duole l’assenza di politici, che tutto dicono e fanno, tranne che alzare polveroni mediatici. Meglio starsene a centrocampo, specie se si tratta di organi di informazione, argomento da maneggiare con cura. Tante volte qualcuno si offendesse. L’informazione torna utile in campagna elettorale. Tre a zero.
Palle inattive, si diceva. Il passo successivo per Studio 100, come per le consorelle Publiradio Network, Publiradio Solo musica italiana e Radio Taranto Stereo, passate a miglior anche queste in tempi recenti, sarebbe stato il web. Svolta alla quale hanno già fatto ricorso molte altre radio, impegnando le frequenze tradizionali stavolta assieme a un sito internet. Dopo 41 anni, Studio 100, nata il 6 maggio del 1976, avrebbe potuto compiere l’ultimo step. A un passo dalla svolta.
Ma le cose, si sa, non sono quasi mai come vorremmo. Così il brand radiofonico tarantino più longevo, invece di alzare il volume, ha spento la sua anima”.
Claudio Frascella