Salute
Stefàno non perda tempo su Ilva: chieda la revoca dell’Aia!
Stefàno ieri ha sventolato di fronte alle telecamere il testo dell’ordinanza di chiusura dello stabilimento Ilva di Taranto.
Il sindaco, risentito inoltre per il mancato coinvolgimento del Comune da parte del governatore della Puglia Emiliano (presentazione studio epidemiologico) ha avvisato il Governo: O il ministero della Sanità si pronuncia su questi nuovi dati (il sindaco chiede una validazione scientifica) o la bozza di ordinanza passerà in bella copia e quindi all’Albo Pretorio. E in tal caso l’Ilva dovrà fermare le macchine.
Secondo la consigliera comunale tarantina, di opposizione, Lina Ambrogi Melle, il sindaco starebbe perdendo altro tempo. E che una strada più rapida c’è: chiedere la revoca l’Aia.
Il documento della consigliera comunale Ambrogi Melle.
“Resto basita difronte alle recenti dichiarazione nel nostro Sindaco Stefano che, difronte agli ulteriori dati sanitari agghiaccianti forniti da uno studio scientifico sulle malattie e le morti causati dall’Ilva di Taranto, commissionato nel 2014 dalla Regione Puglia, anziché chiedere al Ministero dell’Ambiente la revoca dell’AIA all’Ilva, chiede se davvero l’Ilva inquina Taranto.
Quindi il nostro Sindaco, nonostante le tante evidenze scientifiche di questi ultimi anni anche dell’Istituto Superiore di Sanità ( studio SENTIERI), del registro Tumori, delle perizie della Magistratura all’interno di un incidente probatorio, non è ancora convinto del pericolo che corre la popolazione di Taranto a causa degli impianti cui la Magistratura aveva tolto la facoltà d’uso nel luglio 2012 e successsivamente restituita da 10 anomale leggi salvailva????
Ho suggerito in diverse circostanze al Sindaco quello che dovrebbe fare , anche se tardivamente, per tutelare la salute pubblica a Taranto : chiedere al Ministero dell’Ambiente l’attivazione delle procedure all’articolo 29 – decies del D.L.vo n.152/2006 ( e s.m.i.) ( Rispetto delle condizioni dell’Autorizzazione Integrata ambientale e quindi, come specificato nel punto c) e quindi chiedere la revoca dell’AIA all’Ilva.
Quando lo scorso 29 settembre 2016 è venuto a Taranto il Prof. Avv. Andrea Saccucci , che ci rappresenta alla Corte di Strasburgo nel ricorso contro lo Stato italiano per violazione dei nostri diritti alla vita, alla salute ed alla vita familiare, abbiamo incontrato il Sindaco ed io speravo che seguisse la posizione intrapresa quella stessa mattina dal Presidente della Regione che aveva dichiarato tutto il suo appoggio alle nostre ragioni. Ma sono rimasta delusa perchè il nostro Sindaco ha solo lamentato il fatto di aver scritto numerose volte all’Arpa, all’ASL, al Ministero ed a tutti gli Enti preposti, ma di non aver ricevuto risposte e lamentava anche il fatto di aver fatto 3 ordinanze poi bocciate al TAR. Insomma ho visto un Sindaco che si dichiarava impotente difronte alla catastrofica situazione sanitaria ed ambientale di Taranto. Eppure io avevo cercato di chiarirgli la situazione in diverse occasioni, prospettandogli la vera mossa vincente ovvero la richiesta al Ministero dell’Ambiente di revoca dell’AIA all’Ilva. Già con la delibera del Consiglio comunale n.37 del 27 aprile 2016 avente oggetto la mozione da me presentata sulle “ Elevate emissioni di diossina a Taranto e ritardo nella conoscenza” , il Sindaco è impegnato ad adottare ogni atto a tutela della salute pubblica chiedendo al Ministero dell’Ambiente l’attivazione delle procedure all’articolo 29 – decies del D.L.vo n.152/2006 (e s.m.i.) ( Rispetto delle condizioni dell’Autorizzazione Integrata ambientale) con eventualmente la revoca dell’AIA all’Ilva. Successivamente, dopo la relazione Arpa che attestava la provenienza Ilva delle pericolose polveri di diossina rilevate nel deposimetro di Via Orsini ai Tamburi e gli incidenti rilevanti di 36 lacerazioni dei big bag ovvero dei grandi sacchi che raccolgono i rifiuti pericolosi derivanti dal filtraggio delle emissioni dell’Ilva , il 1 agosto 2016 ho fatto una interrogazione urgente al Sindaco per chiedergli quali iniziativel’