Skip to main content

A proposito della statuetta…

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Un giorno importante per Taranto e per il Mezzogiorno. Così il sindaco  di Taranto, lo scorso 26 gennaio,  alle tv accorse a Palazzo di Città.

Sul tavolo del Salone degli Specchi, una Afrodite viene presentata come un reperto presumibilmente risalente a 2300 anni fa. Si allaccia il sandalo, la donna che sembra danzare su se stessa.

IMG-20170126-WA0004

Clamore, flash, luci della ribalta senza nemmeno attendere l’esito formale di una verifica preventiva degli esperti istituzionalmente deputati sul territorio?

Dopo il  rinvenimento in mare da parte di un sub, la notizia aveva raggiunto un consigliere che, a sua volta, allertava il sindaco. E qui qualcosa a Palazzo di Città dev’essere scattato, qualcosa a metà tra la voglia di dare una buona notizia e l’opportunità politica di farlo.  Chissà chi ha detto ‘chiamiamo la stampa!’.

Chissà chi ha ipotizzato fosse cosa giusta, prima ancora di attendere una verifica formale su quella statuetta.

Tutto ciò il 26 gennaio: la Soprintendenza apprende della statuetta dopo la conferenza (lo si legge nel documento riportato in basso)  e ne verificherà la condizione il giorno dopo, smorzando gli entusiasmi istituzionali, stando sempre al documento che pubblichiamo di seguito.

Fatta salva la buona fede di tutti gli attori di questa vicenda, forse da parte del Comune si trattava solo di affidarsi formalmente agli enti culturali preposti  sul territorio e aspettare…  prima di convocare una conferenza stampa dopo aver ricevuto il parere informale di alcuni esperti (guarda video).

Intanto  dalla Soprintendenza archeologica giunge un primo parere.

Eccolo di seguito nella nota a firma del direttore, il soprintendente arch. Maria Piccarreta:

“Ampio interesse sulla stampa e sui social network ha incontrato il rinvenimento subacqueo di una statua di dimensioni ridotte (cm 64 di altezza) in bronzo, lungo il litorale a sud-est di Taranto, in uno specchio d’acqua peraltro noto in bibliografia per sporadici recuperi di anfore romane e di un ceppo d’ancora. Alla presenza dello scopritore Luca Dinoi, lo scorso 26 gennaio il Sindaco di Taranto dott. Ippazio Stefano ha presentato alla stampa la scultura bronzea, inquadrata da un anonimo “archeologo”, contattato dallo stesso Sindaco, nel IV secolo a.C., illustrando altresì le modalità del rinvenimento.

La competente Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Lecce, il cui Settore Archeologia ha sede a Taranto nel Convento del S. Domenico e nel Convento del S. Antonio con il laboratorio di restauro e i depositi di materiale archeologico, è stata infomata del rinvenimento soltanto nella tarda mattinata dello stesso giorno, a conferenza stampa conclusa, quando già circolavano sul web foto, interviste e commenti.

Venerdì 27 gennaio funzionari e tecnici della Soprintendenza hanno avuto la possibilità di prendere visione diretta del manufatto bronzeo, cui ha fatto seguito il trasferimento nei depositi del Convento del S. Antonio, dove è stata effettuata un’attenta analisi della resa stilistica e delle modalità tecniche di realizzazione del reperto scultoreo, nonché del suo stato di conservazione. L’insieme delle varie componenti ha confermato l’ipotesi, già avanzata dagli archeologi della Soprintendenza solo sulla base delle immagini rese note nel corso della conferenza stampa, che la statua non riveste interesse archeologico. Tale ipotesi è stata suffragata dal parere concorde di archeologi di altre Soprintendenze e dell’ambiente universitario, subito contattati da questo Ufficio.

La statua riproduce un soggetto frequentemente attestato in età ellenistica, l'”Afrodite che si allaccia il sandalo”. A Taranto tale schema iconografico trova riscontri in terrecotte figurate rinvenute in tombe di giovani fanciulle. In età romana il soggetto è ripreso in esemplari in marmo con l’aggiunta di vari attributi (Venere di Oplontis, Venere in bichini conservata al Museo di Napoli) e in bronzetti arricchiti da ornamenti personali (armille, diadema, ecc.).

L’esemplare presentato a Taranto sembra una riproduzione in stile classicheggiante, levigata e leziosa nella posa, con proporzioni disarmoniche nella resa del corpo; le dita delle mani sono rigide e poco modellate, accostate l’ una all’altra. Non si registra minimamente la presenza di incrostazioni marine, di macchie e di ossidazioni del metallo compatibili con una presunta plurimillenaria giacitura sui fondali.

La Soprintendenza in tutti i casi, attraverso i propri tecnici del laboratorio di restauro, ha provveduto agli interventi conservativi più opportuni, in attesa di ulteriori approfondimenti diagnostici sul materiale utilizzato e sulle caratteristiche tecniche, in modo da definire il periodo di realizzazione della statua, riservandosi di fornire informazioni puntuali appena possibile. Si ritiene opportuno sottolineare ancora come le procedure anomale della consegna e dell’esame della statua a cura di soggetti esterni a questo Ufficio abbiano destato aspettative e interessi che questo comunicato tende a ridimensionare.

Per tranquillizzare quanti hanno temuto il trasferimento a Roma (sic!) o altrove della scultura bronzea va ancora puntualizzato che è compito istituzionale delle Soprintendenze territoriali la tutela, la salvaguardia e la conservazione del patrimonio culturale mobile e immobile ad esse affidato e, in particolare, che gli Uffici ministeriali operanti sin dal 1882 sul territorio di Taranto si sono sempre impegnati per recuperare e restituire alla città opere d’arte altrimenti destinate alla dispersione e allo smembramento. Basti ricordare per tutte gli splendidi vasi figurati recuperati negli U.S.A. dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, consegnati alla Soprintendenza e oggi affidati alla fruizione pubblica nel MARTA o i tondi di Palazzo Carducci, di proprietà comunale, attualmente esposti in Palazzo Pantaleo, che saranno a breve restaurati per volontà della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio con fondi ministeriali”.