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Soprintendenza scippata, breve ripasso di storia

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Bene hanno fatto gli attivisti del comitato per la Soprintendenza, ieri, a presentarsi alla  manifestazione organizzata da un altro combattivo comitato, quello per l’aeroporto di Grottaglie. Bene hanno fatto a consegnare una lettera aperta al governatore della Puglia che in campagna elettorale sembrava aver messo Taranto in testa alla sua agenda, prendendo anche appunti durante la prima riunione di giunta, platealmente svolta a Taranto urbi ed orbi, quasi a reti unificate.

Intanto, a Taranto non si vola, la Soprintendenza viene scippata della sua sede centrale e decisionale, dell’autorità portuale ancora si capisce chi avrà la vera (VERA) cabina di regia e la Corte d’Appello sta per chiudere, come la Banca d’Italia e il rapporto di fiducia, già da anni ridotto al lumicino, tra cittadinanza ionica  e Palazzi baresi e romani.

bene hanno fatto, allora, quelli del Comitato per la Soprintendenza Archeologica tarantina a consegnare ad Emiliano il documento che segue (integralmente).
“La Città di Taranto non comprende le ragioni della sua esclusione dall’essere sede di una delle nuove Soprintendenze. Non si possono accampare ragioni demografiche, essendo Taranto il maggiore centro della Puglia meridionale e luogo di importantissime funzioni statali e produttive. Meno che mai si comprendono eventuali ragioni storiche o culturali che consiglierebbero il trasferimento di questo presidio dello Stato in altra città della Puglia.
Taranto è la più antica città d’Italia, con tremila anni d’ininterrotta e sedimentata storia urbana. Tralasciando pure i fasti della sua storia remota, dimenticando che fu il più importante centro marittimo della Iapigia e, successivamente, la più importante città greca d’occidente, e che da qui si irradiò a Roma la cultura ellenica (base della civiltà occidentale), dobbiamo considerare che oggi, a Taranto, e non  altrove, si trova il più importante Museo della Magna Grecia, che a Taranto, non altrove, da 55 anni si celebrano i Convegni Internazionali di Studi sulla  Storia e Archeologia della Magna Grecia, dove ogni anno si ritrovano i soprintendenti ai Beni Archeologici dell’intera Magna Grecia (Puglia, Calabria, Basilicata, Campania), per esporre le scoperte dell’anno, e per discutere dei problemi che attengono allo studio, alla tutela, e alla valorizzazione dei beni archeologici.
Né possono essere addotti motivi di funzionalità: Taranto ospitalissima con tutti, accoglie degnamente gli uffici della Soprintendenza nel più prestigioso complesso monumentale della Città vecchia, Il Convento di San Domenico, costruito nel XIV secolo sulle fondamenta di un tempio arcaico greco. Recentemente è stata data accoglienza in un altro grande monumento di pregio, il Convento di San Francesco-sede dell’Università, all’“Istituto per La Storia e l’Archeologia della Magna Grecia”, che dispone di una delle più importanti biblioteche archeologiche italiane, con oltre 25.000 volumi specifici.
Taranto vive di archeologia: la Soprintendenza, funzionante già negli ultimi decenni del secolo XIX, fu ufficialmente istituita nel 1907; il Museo, poi Nazionale, venne istituito dalla Municipalità Tarantina nel lontano 1881 con l’incoraggiamento del Ministro Fiorelli. La parola “archeologia” è tra le più familiari alle orecchie dei Tarantini; gli scavi al Castello Aragonese, un cantiere aperto alle visite di turisti e studiosi, attraggono decine di migliaia di visitatori l’anno, italiani e stranieri.
Il risultato di questo lavoro è compendiato in centinaia di volumi: l’archeologia italiana deve molto a Taranto; in questa città si sono sperimentate ed affermate nuove metodologie di ricerca storica ed archeologica; molti sono i docenti, formatisi a Taranto, che insegnano in università italiane e straniere. Tarantini sono direttori di scuole archeologiche, direttori di musei, storici, editori di prestigio, tecnici nelle varie specializzazioni del restauro, disegno, fotografia, ecc.
Numerose sono le cooperative di archeologi giovani e meno giovani che operano nel campo della ricerca, dell’assistenza agli scavi, dell’accoglienza turistica, della gestione delle aree archeologiche.
Non è solo un ufficio che si sposta, va via l’anima di una città, uno dei pochi riferimenti dell’identità cittadina, insieme al Museo e all’Arsenale, orgoglio di una città sconvolta dal più massiccio intervento d’industrializzazione del Sud tentato dal Governo nazionale.
In questo contesto, la Soprintendenza svolge una importante funzione di attrazione turistica e promozione  culturale, grazie a periodici allestimenti di mostre archeologiche, organizzazione di convegni e dibattiti, in una sede di alta qualità formale che corre il rischio di essere svuotata e restituita all’antico abbandono. Tanto premesso, alla luce di queste considerazioni storiche, culturali, organizzative e funzionali, si chiede l’integrazione del “decreto Franceschini” con la istituzione a Taranto di una ulteriore Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio, con l’assegnazione alla stessa del Convento e Chiostro di S. Domenico in Taranto (attuale sede della Soprintendenza tarantina), degli archivi e del patrimonio storico documentale ivi custodito, nonché dei depositi archeologici collocati nel prestigioso ex convento di S. Antonio in Taranto.
In difesa delle ragioni inoppugnabili di Taranto, si è costituito un “Coordinamento per la Soprintendenza a Taranto”, che, oltre a quanto esposto, intende richiamare in particolare i seguenti punti:

  1. Senza la presenza di Taras nel mondo antico, la storia avrebbe avuto altro corso.
  2. La Puglia viene ascritta all’area occidentale, ed è Magna Grecia, proprio per la presenza di Taras.
  3. La conquista romana di Taras inaugura la cultura letteraria, artistica, architettonica e filosofica del Mondo Romano e quindi dell’Occidente.Nessun’altra città pugliese è riconosciuta e citata nella grande letteratura greco-romana.
  4. L’Europa colta ha sempre conosciuto questa innegabile realtà che diviene però materialmente visibile a fine ‘800 con la nascita della nuova Taranto e la riemersione dell’enorme ricchezza archeologica e storica del suo SOTTOSUOLO.
  5. Tutti i grandi nomi della scienza e della cultura europea in quegli anni (e nei successivi) sono a Taranto per assistere all’evento non confrontabile con altro episodio storico-archeologico: migliaia di reperti tarantini intanto “partono”, senza ritorno, per i grandi musei del mondo!.
  6. La comunità tarantina postunitaria, nata da un massiccio movimento migratorio interno, si rese consapevole del valore di quel suo territorio così storicamente blasonato e quindi ne volle valorizzare concretamente l’immisurabile valenza. E mentre la maggior parte del Sud viveva ancora un drammatico analfabetismo, il MUNICIPIO tarantino ritenne che quel patrimonio storico dovesse essere conosciuto, tramandato e tutelato e, a proprie spese, vuole la fondazione di un LICEO CLASSICO, di UN MUSEO con funzioni, poi ufficialmente riconosciute per più di un secolo, di SOPRINTENDENZA, estesa allora anche alla tutela di parte della Calabria e della Basilicata.
  7. Quanti hanno modulato la riforma Franceschini in Puglia, o ignorano quanto Taranto appartenga alla GRANDE STORIA o hanno finto di non sapere.

Possiamo comprendere le ragioni di tutti, ma credo sia scritto nel codice della civiltà che gli istituti storico-culturali qualificati, debbano essere intangibili. E ciò dovrebbe soprattutto essere convincimento dell’attuale governo, che ritiene fatto qualificante del proprio programma la valorizzazione e riqualificazione del patrimonio culturale, che obbliga però ad agire nell’esatto contrario di quanto si sia fatto per Taranto, rendendo quei presidi culturali cardini inamovibili di ogni successivo “riassetto”.

  1. A Taranto, forse per insufficiente, frettolosa e burocratica valutazione della sua storia e delle conseguenze dei nuovi “equilibri”, è stato inferto unVULNUS decisamente avvertito, se ha portato migliaia di cittadini in piazza, per LA CULTURA, come RARISSIMAMENTE nella recente storia d’Italia!

Il “Coordinamento
per la Soprintendenza a Taranto”
 

Alla luce di quanto descritto, il “Coordinamento per la Soprintendenza a Taranto”, forte di migliaia di adesioni, chiede che Taranto torni ad essere sede di una Soprintendenza e che il Chiostro di San Domenico, collegato al Museo Nazionale Archeologico, sia restituito alla città, così come solennemente sancito anche dal Consiglio Comunale e da quello Provinciale. Realizzazione evidentemente possibile, considerando che Taranto ha potuto cedere a Bari parte della sua Autorità Portuale, con “facile” modifica dei relativi decreti attuativi.