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“Salvate il Mar Piccolo”, l’appello di un mitilicoltore di Taranto

Pubblicato | da Redazione

Peacelink ha raccolto l’appello di un mitilicoltore di Taranto e divulga il suo racconto. Si tratta di Luciano Carriero. Lavorava in Mar piccolo da quando aveva dieci anni ed usciva in mare insieme a suo padre. Anche suo nonno faceva lo stesso mestiere, tre generazioni che si sono tramandate cultura, lavoro e passione per un mestiere che ha solcato attraverso i secoli le onde dello specchio d’acqua che abbraccia il cuore di Taranto. Il Mar Piccolo. Ecco la sua testimonianza.

“Rivolgo il mio appello – dice Carriero – al sindaco Melucci e al presidente della regione Michele Emiliano. Ascoltate l’appello di un lavoratore, di un padre, di un marito che ha dovuto chiudere la sua azienda dopo aver investito tutto nella sua attività. Oggi mi ritrovo con la casa pignorata e mi chiedo, quando questa sarà messa all’asta e poi venduta, dove andrò a vivere con la mia famiglia e in quali condizioni? Per rinnovare gli impianti per l’allevamento delle cozze nel primo seno del Mar Piccolo nel 2009 ho acceso un finanziamento ponendo a garanzia di questo i miei beni, la mia casa. L’attività andava molto bene: produceva 700 tonnellate di cozze all’anno e dava lavoro a 15 operai. Non ho mai conosciuto la crisi ed in alcuni anni la richiesta del mercato era addirittura maggiore alla nostra produzione. Dal 2011 è iniziato il declino del nostro settore, una tragedia per me che rappresento la terza generazione di mitilicoltori”.

Il 2011 è l’anno delle denunce degli ambientalisti “che stimo – prosegue Carriero – perché hanno agito volontariamente solo per tutelare la salute dei tarantini”. Così è venuta alla luce “la contaminazione delle cozze da diossine e pcb”. “Dopo aver chiesto quel prestito, in cui per garanzia c’era la mia casa, mi sono ritrovato a veder perso tutto il lavoro perché questo per ordinanza della Asl doveva andare al macero perché risultato contaminato. Andarono distrutte tutte le cozze della mia azienda allevate nel 2011, 2012 e 2013. La mia onestà di imprenditore che portava il suo prodotto sulle tavole dei tarantini e degli italiani mi ha spinto a spostare, così come previsto con le istituzioni locali, la mia attività in Mar Grande ma qui, nonostante in quelle acque non sussisteva la problematica inquinamento, mentre in Mar Piccolo mi ha sconfitto la diossina in Mar Grande mi ha sconfitto la burocrazia. Anche la produzione del 2014 andò persa nonostante fosse controllato e sano. Ricorderete bene le vicende raccontate sui giornali all’epoca: mancava la completa classificazione delle acque e anche per quell’anno persi tutto il prodotto perché non mi autorizzarono a venderlo. Sono stato onesto, ho voluto rispettare tutte le regole imposte dalla Asl, dal Comune, dalla Regione ma ciò non è stato fruttuoso; ma non mi do colpe perché ho una coscienza e ho agito nella legalità mentre i miei impianti lasciati nel primo seno del Mar Piccolo sono stati occupati dagli abusivi”.

“Fui l’unico a spostarmi in Mar Grande – racconta Carriero – cari amministratori, la mia unica richiesta è quella di tornare a lavorare come produttore, come allevatore di cozze. Vi prego di mettermi in condizioni per poterlo fare, ascoltatemi, datemi la possibilità di pagare le rate del prestito e scongiurare la vendita della mia casa che mi è stata già pignorata. Voglio tornare a guardare mia moglie e i miei figli con serenità ma non posso farlo perché tra qualche settimana rischio di ritrovarmi per strada senza un tetto. Non ho potuto più pagarle le rate del prestito perché sono stato schiacciato da un problema più grande di me che mi ha messo in ginocchio nonostante la mia onestà e la mia predisposizione a lavorare nella legalità, ma io voglio pagare il mio debito e per far questo voglio tornare a fare il mestiere che mi hanno insegnato mio nonno e mio padre. Vi prego di ascoltare il mio appello perché ciò non significa aiutare solo Luciano Carriero ma soprattutto riprogettare il futuro del mestiere più antico e nobile della nostra amata città. Sono disposto ad incontrarvi e consegnarvi tutta la documentazione che attesta quanto vi ho raccontato in queste poche righe”.