Sul Pezzo
Riforma Camere di commercio, incomprensibile disastro
Sei milioni di imprese servite, venti milioni di euro all’anno corrisposti all’Erario per l’attività sanzionatoria per conto dello Stato. Nessun costo per le casse pubbliche: il sistema delle Camere di commercio italiane si autofinanzia con il diritto annuale versato dalle società iscritte al Registro delle imprese che viene poi ridistribuito sotto forma di servizi e prestazioni a sostegno della promozione economica dei territori. Le Camere di commercio, all’interno della Pubblica Amministrazione, sono fra le istituzioni più evolute dal punto di vista della digitalizzazione dei servizi.
Ma tutto questo per il governo Renzi non conta, anzi. “Dalla riforma ipotizzata non proviene nessun reale rilancio di un Sistema che ha peraltro dimostrato, in ogni campo di attività, una capacità di innovazione senza pari. Solo tagli lineari di risorse e competenze. Gli Enti camerali sarebbero immotivatamente privati di funzioni che svolgono da decenni con competenza a favore dei territori. Una umiliazione ingiustificata che, fra l’altro, non trova riscontro nella stessa legge cui il decreto dovrebbe dare attuazione”.
A lanciare un nuovo allarme sul disastro della delega Madia è Ecosistema camerale, un’associazione nazionale, nata nel 2014 per promuovere l’accrescimento delle competenze e delle professionalità delle donne e degli uomini che operano nelle Camere di commercio italiane attraverso lo sviluppo dell’e-leadership e dell’uso del digitale, nonché per favorire la diffusione dell’innovazione e dell’e-collaboration.
“Dalla riforma ipotizzata dal Governo – si legge in un documento di Esc – non proviene nessun reale rilancio di un Sistema che ha peraltro dimostrato, in ogni campo di attività, una capacità di innovazione senza pari. Solo tagli lineari di risorse e competenze. Già con il D.L. n.90/2014, convertito in legge n.114/2014, è stata, infatti, imposta una riduzione progressiva del diritto annuale fino al 50% nel 2017. La riduzione, che per le imprese sta comportando un risparmio esiguo (mediamente 55 euro l’anno), è intervenuta senza che fossero ridefinite le funzioni degli Enti camerali. Ciò ha determinato una sempre più evidente impossibilità di far fronte alle tantissime esigenze di supporto dei territori e nessun vantaggio per il mondo imprenditoriale. Nessun vantaggio per le imprese, è bene ripeterlo”.
Le Camere che non raggiungono il numero minimo di 75.000 imprese iscritte, inoltre, “hanno dovuto avviare, in ottemperanza alla legge di riforma, processi di accorpamento, spesso forzosi, che non produrranno risparmi per lo Stato né benefici economici per le attività imprenditoriali”.
Per Ecosistema camerale risulta “davvero difficile comprendere i presupposti tecnici, economici, giuridici – mai esplicitati dal Governo – sulla base dei quali si è deciso di smontare, pezzo per pezzo, questa parte di Pubblica Amministrazione, senza che ciò si traduca in un vantaggio per oltre 6 milioni di imprese italiane al cui servizio operano le Camere di commercio. È evidente, anzi, un intendimento persecutorio e finalizzato a ridurre gli ambiti della funzione pubblica (quindi imparziale e presidio di legalità) per consegnarli al mercato con un importante aggravio di spesa soprattutto per le piccole imprese che perderanno i propri punti di riferimento sul territorio”.
Preoccupano, inoltre, i riflessi sull’occupazione. “È altrettanto evidente – prosegue la nota – che l’esito del taglio delle risorse sarà pesantemente aggravato dalla ventilata riduzione delle funzioni ed avrà inevitabili ripercussioni occupazionali che Esc stima in 3.500 – 4.000 posti di lavoro, fra dipendenti pubblici e privati. Un ulteriore ed insostenibile costo a carico dei cittadini e delle imprese, oltre che la dispersione di un patrimonio di professionalità. In sintesi, Esc afferma con piena consapevolezza che non vi è alcun nesso di causa – effetto fra la riforma del Sistema camerale italiano e il beneficio che ne trarrebbe l’economia, ma che, al contrario, chiarissimi sono l’effetto negativo sull’occupazione ed il danno per le imprese ed i territori (privati di servizi e, probabilmente, dell’ultimo Organismo intermedio che ancora resiste al progressivo smantellamento della funzione pubblica). In questi giorni è in corso una imponente campagna Twitter all’indirizzo del Governo, dei media e degli influencer proprio per diffondere le ragioni dell’Ecosistema camerale, i cui operatori – pubblici e privati – rivendicano il diritto di partecipare all’attuazione del processo di riforma e sono pronti a portare proposte e contenuti concreti – elaborati da chi lavora ogni giorno al servizio delle imprese – per migliorare realmente l’efficienza di questa Pubblica Amministrazione e consentire alle imprese di ottenere maggiori e qualificati servizi sul territorio oltre che risparmi quantificati in oltre un miliardo di euro all’anno”.