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Riconversione, Taranto studia il modello Pittsburgh

Pubblicato | da Michele Tursi

“A Pittsburgh a mezzogiorno i lampioni erano accesi perchè lo smog oscurava il sole. Negli anni Ottanta è scoppiata la crisi dell’acciaio e da li è iniziato il cambiamento. La riconversione è un processo lungo e difficile. Servono tempo, risorse economiche ed occorre superare contrasti tra interessi di varia natura. E’necessario il contributo degli attori pubblici e privati, c’è bisogno di continuità nelle scelte e nelle decisioni”.

Così mr. James Wolf del Pittsburgh’s Sister City Program, descrive la trasformazione della città della Pennsylvania: da capitale dell’acciaio inquinata e con problemi di disoccupazione, a luogo dell’innovazione, della ricerca, dell’università e della tecnologia. Trent’anni fa Pittsburgh era ciò che oggi è Taranto. E’ la prova che il cambiamento è possibile. Ma anche la testimonianza di quanto sia complesso.

La delegazione statunitense è arrivata questa mattina a Taranto. Ha avuto un lungo incontro conoscitivo con il sindaco Rinaldo Melucci e dopo una veloce conferenza stampa, si è immersa nella realtà del capoluogo ionico. Prima l’incanto dei due mari e la bellezza della città vecchia vista dal catamarano della Jonian Dolphin Conservation, poi la polvere e il fumo sulle strade del rione Tamburi e dell’area industriale.

“La visita è senza oneri per la nostra collettività – spiega il vicesindaco e assessore all’Ambiente, Rocco De Franchi – oggi inizia un cammino comune tra due realtà con molte similitudini, un percorso di riconversione economica e sociale per il quale non dobbiamo inventarci nulla, ma dobbiamo guardare alle esperienze più riuscite e innovative come Pittsburgh”. Gli obiettivi sono il gemellaggio e l’adesione al Climate Reality Project, il movimento dell’ex vicepresidente Usa e premio Nobel Al Gore che promuove lo studio degli effetti dei cambiamenti climatici e la riconversione delle grandi città a vocazione industriale.

Al seguito della delegazione americana anche Paola Fiore referente italiana di Al Gore. Taranto oggi è stata una delle città protagoniste del digital meetup svoltosi sui social media con l’hashtag #FF4CC, cioè Future Food for Climate Change. “E’ importante sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti del cambiamento climatico con un approccio scientifico – ha detto Fiore – ed è importante acquisire consapevolezza di quanto il cibo influisca in tutto questo”. Le attività agricole e di allevamento, infatti, sono al secondo posto nella classifica dei produttori di gas serra.  In questo ambito si muove il progetto della ricercatrice pugliese Claudia Larix, incentrato sul rapporto tra clima, cibo e innovazione.