Piani Alti
“Restiamo comunali”, il comitato chiede un confronto con Melucci. Asili nido, fase 2: proposte contro la paura
In attesa di parlarne con il sindaco – al quale il comitato Io Amo gli asili Nido comunali di Taranto rinnova la richiesta di incontro – genitori e operatori coinvolti in questa vicenda quotidiana rilanciano sulla necessità della gestione comunale. E quanto alla cosiddetta “ripartenza” indicano alcune piorità socioeducative di cui chiedono si tenga conto.
I fari sugli asili nido tarantini si sono infatti riaccesi dopo il 17 marzo, quando la Giunta tarantina ha deciso l’affidamento a terzi di due degli otto asili nido comunali, “servizio di eccellenza, da tutti riconosciuto, di cui la città dispone dal 1982” ricordano con orgoglio dal comitato. “Abbiamo subito espresso pubblicamente il nostro disaccordo con una lettera aperta al sindaco, convinti come eravamo (e siamo) che quella della privatizzazione non fosse l’unica strada per risolvere alcuni problemi di gestione del servizio. Fra cui quello, più drammatico, della carenza di personale. Nonostante le richieste di sospensione di quel provvedimento siano state presentate anche da alcune sigle sindacali, da consiglieri comunali, e dalle associazioni Libera e La Casa delle Donne, la decisione del Comune non è cambiata” evidenziano. “Il perdurare del grave stato di emergenza sanitaria nel quale ci troviamo, e la situazione critica che si è creata nelle famiglie con la chiusura dei servizi educativi e scolastici, ci ha portato a nuove considerazioni che ci motivano ancor di più a sostenere la gestione comunale degli 8 asili nido attualmente esistenti. Anzi – si legge in un documento del comitato Io Amo gli Asili Nido comunali di Taranto a firma di Sara Mastrobuono, Francesco Settembre, Gabriella D’Amore e Linda Boccuzzi – a proporre un loro potenziamento e incremento per rispondere meglio e con più flessibilità alle nuove esigenze di sostegno non solo organizzativo, ma anche psicologico e sociale, che avranno le famiglie quando ci sarà la riapertura”.
Secondo il comitato, “non si è forse riflettuto abbastanza su quello che le bambine e i bambini più piccoli stanno perdendo nell’isolamento, vissuto insieme alle loro famiglie, in un clima denso di paura, accompagnato dalla precarietà e dall’incertezza del futuro (economico e sociale). Non sempre, o per quanto, mediato dagli adulti che li circondano. Non dobbiamo dimenticare infatti quanto si sia resa più difficile, nelle situazioni preesistenti di fragilità (disabilità, disagio economico e sociale), l’opera di mediazione di cui sopra, proprio a causa dell’isolamento. La didattica a distanza che anche i nostri asili nido comunali hanno realizzato, con tutto l’impegno e l’abnegazione delle educatrici, ha aiutato certamente le bambine e i bambini a tenere una continuità nelle relazioni che avevano costruito, e i genitori a condividere e sostenere percorsi e proposte educative del nido, ma ha potuto poco nei casi di fragilità in tutti i sensi”. Il comitato invita dunque a guardare al futuro attraverso “l’elaborazione di un progetto da fare urgentemente: pensiamo possa aiutare a dissolvere il clima cupo a cui si è accennato. I servizi educativi e scolastici possono aiutare molto le bambine, i bambini, le ragazze e i ragazzi, e le loro famiglie a ripensare quel futuro. Un nido come luogo insieme educativo, e sicuro, per la salute delle bambine e dei bambini, nonché per le educatrici e per gli operatori tutti è possibile, necessario e urgente. Alcuni Paesi europei, infatti, in vista della ripresa delle attività economiche, hanno già programmato (la Francia per il 13 maggio), o avviato (la Danimarca già dal 15 aprile), la riapertura delle scuole, a partire dagli asili nido. Dalla pedagogia del “vietato non toccare” alle limitazioni, necessarie per salvaguardare la salute dei bambini, e degli operatori, il passo sarà davvero molto lungo, ma si potrà e si dovrà fare al più presto. Certamente non con l’improvvisazione, e senza un’adeguata fase preliminare di studio sulle misure e le procedure più adatte da mettere in campo, che veda le competenze esclusive dell’Asl in materia di igiene e salute pubblica, integrate dal sapere specifico delle educatrici e delle coordinatrici pedagogiche”. Sarà, in ogni caso, necessario pensare, prima della ripresa, ad un’opera “robusta” di formazione del personale impegnato – sostengono dal comitato – si vedano a tal proposito le indicazioni appena pubblicate dal Gruppo Nazionale Nidi Infanzia, per prepararlo alle nuove esigenze educative e relazionali che esprimeranno le bambine e i bambini, e le loro famiglie. Anticipando che gli standard di qualità del servizio (a partire dagli ambientamenti graduali con la presenza dei genitori nelle sezioni) dovranno essere necessariamente salvaguardati, ma adattati (attraverso una pianificazione ed uno scaglionamento più preciso) alla nuova situazione. Respingiamo, nel frattempo, l’idea oscurantista che si potrebbe insinuare nelle nostre menti secondo la quale non sia possibile una ripresa delle attività nei nidi compatibile con le limitazioni. Non arretriamo rispetto a quanto stabilito della legge 107 del 2015 che ha riconosciuto i servizi all’infanzia 0-6 come parte costitutiva iniziale del sistema di educazione ed istruzione nazionale, e diritto delle bambine e dei bambini alle pari opportunità educative nei primi mille giorni di vita. In attesa delle disposizioni che saranno (speriamo presto) date per tutto il territorio nazionale dal Decreto Bambini (richiesto da una commissione parlamentare di maggioranza) – chiudino dal comitato – pensiamo che l’attuazione dei protocolli e delle misure necessarie per la sicurezza; la supervisione del dipartimento di igiene e prevenzione dell’ ASL; l’elaborazione di un nuovo progetto educativo, che concili gli standard di qualità del servizio con le limitazioni; il sostegno formativo a tutto il personale impegnato, siano tutti aspetti di cui soltanto il Comune possa e debba assumersi la responsabilità con credibilità.. Motivi in più, per noi del Comitato, di sostenere la gestione diretta dei nidi comunali, e chiedere il ritiro della decisione di giunta del 17 marzo. Su questi temi vorremmo far circolare le informazioni ed aprire una discussione con tutte le persone e i soggetti (più o meno organizzati) che hanno a cuore l’educazione delle bambine e dei bambini piccoli e i loro diritti , perché nella fase 2 non dovrà prevalere la paura. Torneremo a una “nuova normalità”, se lo vorremo, e se la progetteremo sin da subito”. Intanto, il comitato composto da genitori e nonni delle bambine e dei bambini iscritti ai nidi comunali di Taranto, educatori, insegnanti e pedagogisti, rinnova la richiesta di parlarne col sindaco Rinaldo Melucci. nei prossimi giorni ci sarà un flash mob” chiudono Sara Mastrobuono, Francesco Settembre, Gabriella D’Amore e Linda Boccuzzi.