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Reperti di 4000 anni fa rinvenuti nel mare di Taranto

Pubblicato | da Redazione

Nuovo ritrovamento archeologico nelle acque del Golfo di Taranto. Ad effettuarlo è stato Fabio Matacchiera, noto ambientalista, sub e profondo conoscitore del mare. Tra i reperti rinvenuti c’è anche un’ancora litica che potrebbe avere 4000 anni.

E’ stato lo stesso Matacchiera a divulgare la notizia attraverso la sua pagina Facebook. “Durante alcune immersioni effettuate con uno scooter sottomarino nelle acque antistanti la marina di Pulsano (Taranto) – racconta – ho localizzato alcuni reperti che potrebbero avere rilevante interesse storico. In particolare, facendo riferimento a precisi riscontri riportati nella letteratura scientifica e secondo il parere di alcuni archeologi di provata esperienza, a cui ho sottoposto foto e filmati dei reperti in questione, ritengo di avere rinvenuto un’ancora litica che, per la sua forma circolare/quadrangolare con foro centrale, potrebbe essere databile tra il secondo millennio a.C. e l’età arcaica (VII – VI sec. a.C.). Nelle vicinanze ho individuato anche un presunto scandaglio (o peso monetale?) anch’esso in pietra e, un po’ più distante, un ceppo litico di ancora riconducibile al periodo ellenistico. Naturalmente i reperti in questione non sono stati da me rimossi, ma solo fotografati e filmati”.

Il sub-ambientalista ha informato la Soprintendenza Archeologica della Puglia e il comandante Vincenzo Casaregola delle Sezione Navale della Guardia di Finanza di Taranto. L’archeologa tarantina Patrizia Guastella, interpellata da Matacchiera, unitamente al prof. Mario Lazzarini, auspicano “un rilevamento scientifico degli interessanti oggetti rinvenuti  sulla base di una quadrettatura georeferenziata, anche prodotta a campione, al fine di stimolare la ricerca archeologica sistematica dell’ampio e preziosissimo giacimento subacqueo tarantino”.

Secono la stessa Guastella sarebbe necessario un intervento ad ampio raggio scrive a tal proposito per disegnare la mappa del “Porto di Taranto, visto come sistema di approdi legati, a terra, alla complessa maglia viaria ed ai sistemi acquedottistici ed insediativi che ricopre una valenza archeologica di massimo livello fin dall’età Neolitica (come dimostrano i numerosi villaggi trincerati e non del territorio costiero e para-costiero) e nell’età del Bronzo (villaggi costieri con gruppi stanziali di Micenei). Tale organizzazione attraversa tutte le epoche storiche e perdura sino all’età Medievale avanzata. Quindi i rinvenimenti tarantini non vanno considerati come singoli oggetti, o aree di frammenti isolate, localizzate presso questo o quel tratto di costa, ma appartenenti all’insieme del giacimento archeologico subacqueo visto come ‘Sistema portuale e di approdo’, che abbraccia la fascia costiera, le isole e l’intera rada di Mar Grande ed inserito nel più ampio quadro della Navigazione Antica del Mediterraneo”.