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Quello stadio costato poco che piacque a Pizzul e Mazzola 

Pubblicato | da Redazione

Mario GUADAGNOLO era sindaco, a Taranto, quando la città decise di darsi un nuovo stadio (oggi il Salinella-Iacovone compie 50 anni). In questo articolo scritto per La Ringhiera il ricordo di un passaggio cruciale della vita sportiva (e non solo) tarantina:

L’amministrazione Battafarano aveva assunto delle decisioni molto importanti sul tema della costruzione di uno stadio nella città di Taranto.

Dopo la demolizione delle tribune e delle gradinate in tubi innocenti dichiarate inagibili perché pericolose per la privata e pubblica incolumità aveva costruito le due tribunette in cemento armato dopo qualche anno dichiarate anch’esse inagibili poiché si verificarono delle crepe nella struttura che potevano dare origine ad un collasso statico.  
Per questa ragione l’obiettivo dell’amministrazione comunale diventò la costruzione di un nuovo stadio. La mia elezione a sindaco quindi mi fece trovare nel carnet degli impegni già assunti quello della costruzione di un nuovo stadio per il quale era già stato approvato il progetto e indetta la relativa gara d’appalto. Lo stadio doveva sorgere in località Torre Rossa in zona Paolo VI, doveva essere capace di 40.000 posti e doveva costare 40 miliardi delle vecchie lire. In più a carico dell’Amministrazione comunale dovevano essere allestite le relative opere di urbanizzazione dal momento che la zona non era urbanizzata (fogne, strade, luce, acqua e quant’altro) con notevoli costi aggiuntivi per almeno un’altra ventina di miliardi. La mia giunta si pose immediatamente il problema dell’enormità della spesa che l’Amministrazione comunale avrebbe dovuto sostenere a fronte di una struttura sovradimensionata rispetto alle necessità di una squadra che normalmente riusciva a portare allo stadio non più di ventimila persone, del regalo alla speculazione fondiaria in quella zona che era agricola ed i cui costi dei suoli con la complicità del comune sarebbero stati rivalutati e sarebbero schizzati alle stelle. Ma soprattutto quello che ci fece ripensare il problema in termini di risparmio per il pubblico danaro furono due fatti: l’esistenza in città di un terreno di gioco efficiente e ottimo dal punto di vista tecnico (drenaggio, prato ecc.) e il fatto che questo stadio, sia pure malconcio sul piano dell’accoglienza dei tifosi, fosse in città al quartiere Salinella. Per questa ragione decidemmo, in uno con l’assessore Franco De Feis che era il delegato allo sport nella mia giunta, di annullare la gara per la costruzione dello stadio a Torre Rossa e di costruire ex novo le tribune e le gradinate alla Salinella. Però occorreva fare presto tenuto conto delle esigenze della squadra e del campionato. L’assessore De Feis scoprì che era possibile costruire le tribune e le gradinate in breve tempo e in maniera molto stabile ed anche elegante ricorrendo all’acciaio secondo il brevetto AC. DAL innovativo inventato dalla Dalmine, un’azienda a partecipazione statale specializzata nella produzione di strutture in acciaio e cemento. Ovviamente nessuno di noi sapeva nulla degli aspetti tecnici del progetto che fu affidato all’architetto Enzo De Palma e per quanto riguarda gli aspetti statici all’ingegnere Giuseppe Vecchi. Prima di imbarcarci in questa che appariva come una vera e propria avventura, innovativa ma comunque per noi un’avventura, decidemmo di fare un viaggio a Palermo la città che quel tipo di stadio aveva per prima realizzato. Lì infatti era stato realizzato lo stadio della Favorita, uno stadio completamente in acciaio Dalmine. La missione stadio con tecnici e amministratori comunali fu coronata da successo. Fummo ricevuti cordialmente dall’allora sindaco Leoluca Orlando che insieme ai suoi tecnici e ai tecnici della Dalmine ci spiegarono i vantaggi della costruzione di uno stadio in acciaio e soprattutto i costi irrisori che avremmo dovuto sopportare. Infatti la costruzione delle tribune e delle gradinate in acciaio e l’allestimento delle rimanenti strutture di accoglienza del pubblico (spogliatoi, tribuna stampa, servizi ecc.) per un totale di 36.000 posti a sedere sarebbe costata al Comune appena 12 miliardi di lire rispetto ai 40 miliardi più le opere di urbanizzazione che avrebbe comportato la costruzione dello stadio a Torre Rossa. Tornammo da Palermo convinti più di quando eravamo partiti che lo stadio non si dovesse costruire a Torre Rossa ma alla Salinella. Lo stadio fu pronto nel giro di un anno e fu inaugurato con la partita internazionale Italia-Ungheria. La nostra nazionale, allenata da Azeglio Vicini, vinse una memorabile partita e la mia giunta acquisì un memorabile merito quello di aver fatto risparmiare al pubblico una barca di soldi realizzando uno splendido stadio di 36.000 posti senza costi aggiuntivi di urbanizzazioni e nel cuore della città con soli 12 miliardi di vecchie lire. La nostra più grande soddisfazione però furono le parole di Bruno Pizzul e Sandro Mazzola telecronisti della partita pronunciate in eurovisione nel corso della telecronaca. Bruno Pizzul disse “Tra l’altro in chiave extratecnica è doveroso sottolineare come questo stadio Jacovone sia stato rimesso a posto in maniera veramente dignitosa e con costi limitati” e Sandro Mazzola aggiunse “E’ la dimostrazione che uno stadio adatto ad una città, adatto per lo sport e per il calcio può anche non costare 100 miliardi ma costare 12 miliardi come questo stadio ed essere all’altezza della situazione”. Per noi che avevamo realizzato quell’opera oltre alla vittoria della nazionale furono soprattutto queste parole a riempirci di orgoglio e di soddisfazione.​​​​​​​Mario GUADAGNOLO (sindaco di Taranto dal 1985 al 1990)